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24 settembre 2008

Pino Masciari deve stare zitto

Il signor Mantovano, sottosegretario agli interni e presidente della commissione centrale di protezione, ha deciso di non proteggere più con una scorta armata il testimone di giustizia Pino Masciari durante i suoi spostamenti dovuti alla volontà di recarsi ad incontri pubblici organizzati da istituzioni, scuole, associazioni e gruppi sociali. Il governo italiano, in pratica, ha invitato Pino Masciari a stare in silenzio e a desistere dall'andare in giro per il mondo a raccontare la sua esperienza di imprenditore che ha denunciato i propri estorsori. Lo Stato intimidisce la sua opera di sensibilizzazione verso la legalità. Suonerebbe comica se non si trattasse di cosa tragica l' autorizzazione concessa allo stesso Masciari di potersi recare nelle diverse località con mezzi propri e senza scorta. Masciari va dove vuole. Non ha bisogno di chiedere il permesso. Ha solo bisogno di essere protetto dalla vendetta delle cosche. Masciari ha deciso di continuare la sua lotta. Adesso va in giro scortato volontariamente da ragazzi civili disarmati disposti a diventare scudi umani per proteggere un simbolo della legalità e della riscossa civile degli onesti contro l'arroganze della Ndrangheta e dei loro sodali politici. L'imprenditore calabrese ha permesso l'arresto di decine di appartenenti alle 'Ndrine. Loro non dimenticano. Adesso possono colpire Pino quando vogliono. Se questo dovesse accadere Mantovano sarà uno dei responsabili morali dell'omicidio.

20 settembre 2008

Notizie da mafiopoli
(2° Parte)


...a mafiopoli succede anche che il sindaco di Comiso cancelli l'intitolazione a Pio La Torre dell'aeroporto cittadino che tornerà a portare il nome di Vincenzo Magliocco, generale dell'aeronautica morto in Spagna nel 1936. Secondo Giuseppe Alfano, sindaco di centro-destra della città, è "più giusto conservare una denominazione che fa parte da più di mezzo secolo della memoria collettiva della città"... Un anno fa Gianfranco Miccichè (Forza Italia), da presidente dell'Assemblea regionale Siciliana, si lagnava del fatto che aver chiamato l'aeroporto di Palermo "Falcone e Borsellino" trasmetteva una immagine negativa della Sicilia... Che classe dirigente, che politici, che idee... siamo commossi da tanto impegno contro la mafia...!?!

19 settembre 2008

Notizie da mafiopoli
(1° Parte)

Nel sud della penisola italica ogni accadimento deve essere interpretato, anche, in relazione agli effetti provocati sui secolari equilibri tra la borghesia politico-mafiosa, l'ala militare dell'organizzazione e il popolo ridotto a suddito dell'intero sistema. Da mafiopoli giungono notizie apparentemente innocue ma realmente agghiaccianti se valutate nella loro concatenazione sequenziale e nelle conseguenze prodotte sul sistema nel suo complesso. Accade così che, in occasione del 26° anniversario del barbaro assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il presidente del senato Renato Schifani, dopo aver deposto la sua brava corona di fiori, annunci la sconfitta della mafia, con la cattura dei grandi latitanti e la rivoluzione culturale siciliana...

Diffondiamo ciò che il regime nasconde:


15 settembre 2008

Squallide storie di politicanti agrigentini

La provincia di Agrigento è tra le più remote e povere retrovie della Nazione. Serbatoio di voti del conservatorismo più ipocrita. Cassaforte di un ferreo potere clientelare allattato dalla povertà e dal feudalesimo politico. Fucina di politicanti troppo spesso dediti al malaffare. In un posto così deformato dalla prepotenza della borghesia, anche storie di "Alta mafia" non sorprendono nessuno e rimangono intrappolate nella normalità locale, non riuscendo a trovare la ribalta nazionale. Accade così che, nella sciatta indifferenza, si consumano storie che dissolvono ogni fiducia nella classe politica e dissipano ogni speranza.

Succede che
Vincenzo Lo Giudice (UDC), per 13 anni deputato regionale - assessore al territorio - vice-presidente dell'Assemblea regionale siciliana e presidente della commissione regionale sanità, venga arrestato e successivamente condannato (in 1° grado) a 16 anni e 8 mesi di reclusione. Dalle motivazioni della stessa sentenza emerge che Armando Savarino (attuale sindaco di Ravanusa, ex direttore dell'ausl di Agrigento, padre dell'ex deputata regionale Giusy) temeva di essere ucciso proprio perché aveva ostacolato l’elezione di Lo Giudice alla Regione facendo candidare la figlia.
Il Savarino sarebbe stato poi salvato dalla mediazione di un boss mafioso di Canicattì.

Quì lo Stato non esiste. Nessuno ricorre ai Carabinieri. Le controversie, anche quelle politiche, le risolve la mafia. Stiamo parlando della classe dirigente del nostro paese. Degli "eletti" dal popolo. Delle èlite. Di chi dovrebbe contrastare la criminalità. I protagonisti della vicenda sono colletti "bianchissimi" della borghesia siciliana: deputati e assessori regionali, direttori sanitari, sindaci. Storie che agghiacciano il sangue e contaminano la linea di confine tra Stato e anti-Stato. A questo punto chi è il vero nemico?


04 settembre 2008

I politici rubano l'anima ai martiri

Nei delitti politici siciliani si sente troppo spesso puzza di collaborazione tra pezzi dello Stato e manovalanza mafiosa. Vedere ronzare polituncoli con la loro brava corona di fiori e sentirli berciare il solito rituale e burocratico sermone di esaltazione del martire di turno provoca emesi. Qualche giorno fa i consueti vampiri riproducevano l'abitudinario copione intorno al nome del Generale Dalla Chiesa. I responsabili istituzionali la smettano di rubare l'anima ai martiri e si diano da fare per ricostruire le responsabilità politiche di chi inviò al macello uno dei suoi uomini migliori. Solo così possono rendergli onore e giustizia. Appropriarsi del suo eroismo e della sua rettitudine morale contribuendo a nascondere le trame collusive di uomini delle Istituzioni li rende piccoli e meschini.

Dal diario di Carlo Alberto Dalla Chiesa: "Mi sono trovato al centro (...) di uno stato che affida la tranquillità della sua esistenza non già alla volontà di combattere e debellare la mafia e una politica mafiosa, ma all'uso ed allo sfruttamento del mio nome per tacitare l'irritazione dei partiti; pronti a buttarmi al vento non appena determinati interessi saranno o dovranno essere toccati o compressi".

Diffondiamo quello che il regime nasconde: