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27 luglio 2009

Omertà di Stato

I progressi investigativi sulla trattativa fra lo Stato e la mafia stanno creando paura negli ambienti politici interessati. Si tratta di fatti gravissimi che meriterebbero attenzione e collaborazione da parte delle Istituzioni. Onorare i caduti per mano mafiosa significa fare piena luce sulle collaborazioni esterne alle stragi. Il 19 luglio scorso le Istituzioni hanno disertato via D'Amelio. Hanno avuto paura dello sventolìo delle agende rosse. Un errore imperdonabile. Viviamo in un paese dove le Istituzioni sono spesso reticenti. Nicola Mancino, vice-presidente del Csm, sta cambiando più volte versione relativamente al suo presunto incontro con il giudice Paolo Borsellino e all'ipotesi di trattativa Stato-mafia. Luciano Violante, dopo 17 anni, ritrova la memoria su una importantissima richiesta di incontro da parte di Don Vito Ciancimino. Intermediario il colonnello Mori. E poi ci sono le dichiarazioni di Claudio Martelli (ministro della giustizia durante le stragi del 92'): "Io e Scotti eravamo impegnati in uno scontro frontale con la mafia. Ma altre parti di Stato pensavano che le cose si potevano aggiustare se la mafia rinunciava al terrorismo e lo Stato evitava di dargli il colpo decisivo. In quel clima qualcuno sposta Scotti dall'Interno alla Farnesina e pensa pure di levare dalla Giustizia Martelli che però dice no". Quali altre parti di Stato? Chi sposta il ministro dell'Interno? Fuori i nomi signor Martelli. Siamo stanchi dei vostri silenzi. Basta con l'omertà di Stato!

15 luglio 2009

Iniziamo malissimo: Schifani commemora Borsellino

scritto da freesud

Il 19 luglio si avvicina. Dopo 17 anni i morti di via D'Amelio attendono ancora che sia fatta vera giustizia. Le carte processuali, i pentiti, i depistaggi, le omissioni e i buchi neri parlano chiaro. Ci fu una collaborazione tra Cosa Nostra ed entità esterne. Fu una strage di Stato. I mandanti veri rimangono a volto coperto. L'agenda rossa è l'arma di ricatto che governa il paese. Loro, i politici, sorvolano. Commemorano e volteggiano intorno alle bare. Si riempono la bocca di brani scelti dalle parole di Paolo cercando di calare il sipario sulle tombe dei martiri. Provano a sigillare quelle casse vuote. Il signor Renato Schifani ricorda solo alcune parole di Paolo. Con una scelta, a mio avviso, strumentale sostiene che secondo Borsellino "il giudice deve non solo apparire ma soprattutto essere imparziale, senza mostrare mai all'esterno le proprie ideologie". Parole sante. Sarebbe interessante, però, che il signor Schifani, eminente gerarca del PDL, ricordasse al popolo italiano l'insegnamento di Paolo maggiormente disatteso dalla classe politica italiana. Ignorato dal partito di Schifani, dai suoi alleati e da se stesso:

Insegnamento di Paolo Borsellino ignorato dai politici

"L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perchè ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati."