23 gennaio 2010

Raccolta firme: "Europa sicura per Rosario Crocetta"

Dopo la scoperta dell'ennesimo vile tentativo, da parte della mafia, di assassinare Rosario Crocetta e consapevoli del rifiuto delle autorità belghe di assicurare un servizio di protezione all'europarlamentare. Considerato che la Commissione Europea, il Consiglio dell'Unione Europea ed una delle sedi del Parlamento Europeo si trovano a Bruxelles, in pieno territorio belga, e che Rosario Crocetta è uno dei parlamentari maggiormente presenti alle sedute dell'europarlamento, la triste conclusione è che: l'On.le Rosario Crocetta si trova in gravissimo pericolo di vita proprio quando decide di esercitare le sue legittime prerogative politiche. Si delinea, quindi, una lesione del diritto al libero esercizio delle proprie funzioni politiche di eurodeputato italiano. Carica attribuita elettivamente dal popolo. Le autorità italiane ed europee hanno il dovere di intervenire immediatamente, pena l'illegittimità della stessa attività dell'Europarlamento. In favore del politico siciliano è nato il comitato "Europa sicura per Rosario Crocetta" ed una raccolta di firme:


18 dicembre 2009

Le agende rosse siano apartitiche - Rompere l'abbraccio con Idv

Il popolo delle agende rosse è un grande movimento nato dal basso al fine di chiedere verità e giustizia riguardo alla strage di via D'Amelio. Una strage di stampo politico-mafioso sulla quale si fonda la seconda Repubblica. Un movimento nato dal coraggio e dalla stete di giustizia di Salvatore Borsellino. Un movimento di persone oneste che pretendono la verità.


L'altro giorno ho ascoltato una dichiarazione di Antonio Di Pietro che mi ha fatto riflettere:

Intervistatore: "Riuscirà a fare pulizia interna all'interno dell'Idv come chiede Salvatore Borsellino?" - Risposta di A. Di Pietro: "Chieda a Salvatore Borsellino e vedrà che le dirà che non solo noi non abbiamo granchè da pulire ma quel poco che avevamo l'abbiamo già fatto abbondantemente...".

Salvatore Borsellino non può diventare il garante di una presunta pulizia interna dell'IDV. Salvatore non ha le informazioni per garantire che in Idv tutto sia eticamente sostenibile.

Le agende rosse devono diventare apartitiche se vogliono continuare a svolgere il proprio ruolo con efficacia. Nessuna bandiera politica deve offuscare la potenza del messaggio lanciato dal movimento. Salvatore Borsellino è e deve rimanere il vero punto di riferimento della nostra lotta. Il suo urlo non deve essere strumentalizzato da nessuno.

Bisogna rompere l'abbraccio con l'IDV.

Antonio Di Pietro non risponde alle questioni sollevate dall'articolo di Micromega. I militanti storici sono in rivolta a causa dello scarsissimo livello di democrazia interna e dall'autoritarismo con il quale viene gestito il partito. I politici transfughi di altri partiti vengono subito premiati con importanti incarichi e candidature. Indipendentemente dal partito di provenienza. E poi la gestione economica del partito: è moralmente accettabile che i soldi dei rimborsi elettorali (somme ingenti) vengano gestiti da una associazione parallela ma separata dal movimento politico Italia dei Valori? e che questa associazione sia formata soltanto da tre persone? e che queste tre persone siano Di Pietro, Mura e Mazzoleni?

Io penso di no.

Le agende rosse camminino da sole. Non diventino il bacino elettorale di nessuno. L'urlo sarà più forte e travolgerà il silenzio.

26 novembre 2009

Intimidazioni di stampo politico. L'On.le Totò Cascio ad un giornalista della redazione di Rmk: "Non ti permettere più di fare domande del genere"

Calogero Parlapiano, giornalista della redazione saccense RMK, rivolge all'On.le Totò Cascio (deputato regionale siciliano UDC) una semplice domanda. Il politico si rifiuta (legittimamente) di rispondere e poi tenta di intimidire il cronista con queste incredibili parole:"Non ti permettere più di fare domande del genere". Tutto nasce dalle rivelazioni del neo-pentito di mafia Calogero Rizzuto, ex reggente del mandamento mafioso di Sambuca di Sicilia (in prov. di Agrigento). Secondo i verbali, pubblicati in esclusiva dal settimanale "Grandangolo", il collaboratore di giustizia avrebbe affermato che, alle scorse elezioni regionali, il presunto capo-mandamento di Ribera e Lucca Sicula gli avrebbe chiesto di votare per Cascio. Da buon giornalista, Calogero Parlapiano, chiede un commento sulla vicenda. La reazione è la peggiore immaginabile. Forse conviene rammentare all'On.le Totò Cascio che esistono ancora giornalisti liberi che decidono in piena autonomia le domande da porre al politico di turno e non si piegano a diventare semplici esecutori della volontà dei potenti. La reazione scomposta dell'On.le Cascio, nei confronti del giornalista, ricorda la reazione che, il suo mentore politico On.le Totò Cuffaro, ebbe alcuni anni fa nei confronti della platea di giornalisti e magistrati del programma Samarcanda. Che sia un vizio di cordata?

Questo blog esprime la più totale solidarietà a Calogero Parlapiano ed a tutta la redazione giornalistica di RMK.

GUARDA IL VIDEO





11 novembre 2009

Gennaio 2009: Il Pd salva Cosentino. Ecco i nomi dei parlamentari.

Nel gennaio 2009 la Camera respinse una mozione che chiedeva le dimissioni del sottosegretario accusato di fiancheggiare il clan camorristico dei "Casalesi". La bocciatura fu dovuta al comportamento di una nutrita pattuglia di parlamentari del Pd: astensioni, uscite dall'aula, assenze e voto contrario. Se il Pd avesse votato in modo compatto la mozione sarebbe passata a causa delle assenze nel Pdl.

Ecco i nomi dei parlamentari del Pd che hanno salvato Cosentino:

Hanno votato contro: Capano e Sposetti.

Si sono astenuti: Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti, Zunino

Non hanno partecipato al voto, nonostante in giornata fossero presenti in aula: Tenaglia, Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzillotta, Letta Enrico, Morassut, Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini, Cuomo, D'Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico.

Erano assenti: Veltroni, Bersani, Colaninno, D'Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari.

Risultavano "in missione": Fassino, Migliavacca, Bindi, Albonetti, Barbi, Farina, Rigoni.

Di queste ore la notizia della richiesta di arresto da parte del gip. Si attende la decisione della giunta per le autorizzazioni della Camera.

Ma chi volete prendere in giro?

02 novembre 2009

Le cinque domande di Salvatore Borsellino all'Italia dei Valori

1) Di Pietro ha detto in una intervista che nelle liste di IDV non c'è un solo caso di incandidabilità, di immoralità e che tutti gli eletti e i candidati hanno il certificato penale al seguito, precisando che si intende per "immoralità" l'essere condannato con sentenza definitiva. Si rende conto l’Idv che, secondo questa lettura, un personaggio come Marcello Dell'Utri, non ancora condannato in via definitiva, sarebbe da ritenersi candidabile?

2) Nella stessa intervista Di Pietro ha affermato che Orazio Schiavone non è "neanche più condannato" perché il suo reato, secondo la "normativa successiva non è più neanche reato". Lei ritiene che l’Idv possa candidare persone che hanno commesso reati che tuttavia, grazie alle depenalizzazioni del governo Berlusconi – ad esempio il falso in bilancio – "non sono più neanche reati"? Per quanto riguarda Porfidia, Di Pietro dice che non è vero che è indagato per il 426 bis, ma per un "banalissimo abuso d'ufficio" di quando era sindaco. Non pensa che la base di IDV, soprattutto i giovani, vogliano essere rappresentati da persone che non abbiano commesso neanche dei "banalissimi abusi"?

3) Di Pietro ha affermato che su 2500 eletti nell'IDV ci sono appena 32 persone che provengono da esperienze politiche precedenti. La cifra sembra molto bassa, ma se anche fosse, non pensa che sia un problema che queste persone abbiano in parecchi casi una storia caratterizzata da disinvolti salti da uno schieramento all'altro che dimostrano, se non altro, una spiccata tendenza all'opportunismo e al trasformismo?

4) Nel raduno di Vasto sono intervenuto dicendo che per la prima volta avevo accettato di partecipare ad un raduno nazionale di un partito perché in quel partito mi sentivo a casa mia e con me si sentivano “a casa” i tanti giovani che si riconoscono nel movimento delle "Agende Rosse". Dissi anche che mi sarei sentito a casa mia fino a quando anche quei giovani si fossero sentiti a casa loro. Possiamo sperare, sia io che questi giovani, che il processo in atto per fare veramente diventare IDV il partito della Giustizia, della Legalità, della Società Civile prosegua ed arrivi a compimento in maniera da farci sentire "definitivamente" a casa nostra?

5) Non pensa che sarebbe necessario dare una ulteriore spinta alla "democratizzazione" interna arrivando a pensare ad un segretario eletto dalla base attraverso delle "primarie"? Negli incontri che faccio in tutte le regioni d'Italia, per la maggior parte organizzati da giovani, raccolgo un diffuso senso di disagio: molti sono entrati con entusiasmo in IDV ma oggi si sentono scoraggiati perchè non hanno la possibilità, a causa degli ostacoli posti dai dirigenti locali del partito, di tradurre in attività concreta la loro adesione. Non crede che questa situazione possa portare questi giovani ad un passo indietro rispetto alla loro militanza in IDV, e a frenare l’ingresso di tanti altri giovani che potrebbero essere una iniezione di forze nuove, attive e spesso entusiaste?

ATTENDIAMO RISPOSTA





23 settembre 2009

La marcia delle agende rosse

di Salvatore Borsellino

"A Paolo Palermo non piaceva, ma imparò ad amarla per poterla cambiare e per la sua città e per l'Italia tutta ha sacrificato la sua vita.
A noi questa Italia che a 17 anni dal suo sacrificio non ha ancora ne' saputo ne' voluto trovare i veri responsabili di quella strage, non piace, ma la amiamo profondamente e vogliamo che il sogno di Paolo si realizzi, vogliamo sentire quel fresco profumo di libertà per cui Paolo e suoi ragazzi sono andati coscientemente incontro alla morte e non quel puzzo di compromesso morale, di indifferenza, di contiguità e di complicità che oggi ammorba il nostro paese.
Vogliamo poter chiamare eroi Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo e Walter e non che qualcuno ardisca chiamare con questo nome un assassino come Vittorio Mangano, anche se di eroi vorremmo che il nostro paese non avesse mai più bisogno.
Vogliamo vivere in un paese in cui la legge sia eguale per tutti e non in un paese in cui c'è una legge per i potenti e una legge per i deboli, vogliamo vivere in un paese che rispetti i sacri principi della nosta Costituzione, non che li stravolga e che stravolga i principi morali, di solidarietà, di accoglienza che da sempre hanno contraddistinto il nostropopolo.
Vogliamo vivere in un paese in cui sia rispettato il principio stabilito dai Padri Costituenti della separazione dei poteri dello Stato e non in un paese in cui i Magistrati vengano quotidinamente accusati dal Presidente del Consiglio di essere dei deviati mentali. E vogliamo che questo sia "questo paese" e non "un altro paese".
Se oggi tanti dei nostri giovani hanno ricominciato a incitare alla RESISTENZA vuol dire che sentono che il nostro paese sta sempre più scivolando verso il baratro di un regime e che sono pronti a lottare perchè il loro futuro sia un futuro di LIBERTA', di VERITA' e di GIUSTIZIA".

Salvatore Borsellino e i giovani delle "Agende Rosse"
Vi aspettiamo sabato 26 Settembre a Roma, raduno ore 14:00 Piazza Bocca della Verità

10 settembre 2009

Berlusconi denunci i cospiratori

La cospirazione (anche complotto o congiura) è l'azione condotta da più persone per stabilire un accordo segreto al fine di modificare, sovvertire, cambiare radicalmente, a volte con uso di mezzi violenti e coercitivi, un regime, uno stato, una situazione politica o di altro tipo. Cospirare contro il Premier è quindi una gravissima attività di eversione politica severamente punita dal codice penale.

Se il Premier ha notizia di cospirazione deve denunciare la cosa immediatamente all'autorità giudiziaria competente. Non è in alcun modo tollerabile che faccia ricorso a indistinte e generiche denunce mediatiche. La sovversione si batte con le indagini e gli arresti e non con improbabili proclami.

Berlusconi denunci i cospiratori. Il Premier ha lanciato le sue accuse contro le procure di Palermo e di Milano. Se pensa che Ingroia o Messineo o la Boccassini o altri siano dei pericolosi cospiratori corra a denunciarli alla procura competente e consegni le prove in suo possesso. In caso contrario, lasci lavorare in pace i magistrati che sono in prima linea nella lotta alla mafia e cercano di far emergere la verità su quelle stragi indegne nelle quali pezzi di Stato "cospirarono" con Cosa Nostra.

Delegittimare chi sta in trincea a combattere una battaglia che dovrebbe essere di tutti è gravissimo. I cittadini italiani hanno il dovere di sapere chi furono i traditori "istituzionali" che favorirono le stragi del 92 e 93. La Seconda Repubblica non può continuare a reggersi sul sangue innocente.


27 luglio 2009

Omertà di Stato

I progressi investigativi sulla trattativa fra lo Stato e la mafia stanno creando paura negli ambienti politici interessati. Si tratta di fatti gravissimi che meriterebbero attenzione e collaborazione da parte delle Istituzioni. Onorare i caduti per mano mafiosa significa fare piena luce sulle collaborazioni esterne alle stragi. Il 19 luglio scorso le Istituzioni hanno disertato via D'Amelio. Hanno avuto paura dello sventolìo delle agende rosse. Un errore imperdonabile. Viviamo in un paese dove le Istituzioni sono spesso reticenti. Nicola Mancino, vice-presidente del Csm, sta cambiando più volte versione relativamente al suo presunto incontro con il giudice Paolo Borsellino e all'ipotesi di trattativa Stato-mafia. Luciano Violante, dopo 17 anni, ritrova la memoria su una importantissima richiesta di incontro da parte di Don Vito Ciancimino. Intermediario il colonnello Mori. E poi ci sono le dichiarazioni di Claudio Martelli (ministro della giustizia durante le stragi del 92'): "Io e Scotti eravamo impegnati in uno scontro frontale con la mafia. Ma altre parti di Stato pensavano che le cose si potevano aggiustare se la mafia rinunciava al terrorismo e lo Stato evitava di dargli il colpo decisivo. In quel clima qualcuno sposta Scotti dall'Interno alla Farnesina e pensa pure di levare dalla Giustizia Martelli che però dice no". Quali altre parti di Stato? Chi sposta il ministro dell'Interno? Fuori i nomi signor Martelli. Siamo stanchi dei vostri silenzi. Basta con l'omertà di Stato!

15 luglio 2009

Iniziamo malissimo: Schifani commemora Borsellino

scritto da freesud

Il 19 luglio si avvicina. Dopo 17 anni i morti di via D'Amelio attendono ancora che sia fatta vera giustizia. Le carte processuali, i pentiti, i depistaggi, le omissioni e i buchi neri parlano chiaro. Ci fu una collaborazione tra Cosa Nostra ed entità esterne. Fu una strage di Stato. I mandanti veri rimangono a volto coperto. L'agenda rossa è l'arma di ricatto che governa il paese. Loro, i politici, sorvolano. Commemorano e volteggiano intorno alle bare. Si riempono la bocca di brani scelti dalle parole di Paolo cercando di calare il sipario sulle tombe dei martiri. Provano a sigillare quelle casse vuote. Il signor Renato Schifani ricorda solo alcune parole di Paolo. Con una scelta, a mio avviso, strumentale sostiene che secondo Borsellino "il giudice deve non solo apparire ma soprattutto essere imparziale, senza mostrare mai all'esterno le proprie ideologie". Parole sante. Sarebbe interessante, però, che il signor Schifani, eminente gerarca del PDL, ricordasse al popolo italiano l'insegnamento di Paolo maggiormente disatteso dalla classe politica italiana. Ignorato dal partito di Schifani, dai suoi alleati e da se stesso:

Insegnamento di Paolo Borsellino ignorato dai politici

"L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perchè ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati."

11 giugno 2009

Il problema non è la mafia ma la privacy dei maiali

Mafia e corruzione sono soltanto il frutto della fantasia di magistrati e giornalisti che hanno voglia di protagonismo. Il vero problema di Palermo è il traffico. Il peggiore male italiano è la violazione della privacy delle classi dirigenti. Non è giusto far sapere agli italiani e cercare di punire gli intrecci tra affari, politica e mafia. Così si ferma lo sviluppo. Lasciamo ingrassare i maiali. Lo fanno per il nostro bene. Per lo sviluppo morale ed economico della Nazione. Massimo Ciancimino ha detto che Vizzini, Cuffaro, Cintola e Romano hanno preso soldi per favorire gli affari di quel mafioso di suo padre? sarà stato traviato da giudici militanti comunisti. Secondo le intercettazioni Antinoro avrebbe comprato voti dalle cosche? non è possibile, avranno sentito male e poi questi mafiosetti giocano sempre al telefono a dire le bugie. E comunque la famiglia viene prima di tutto. Da oggi basta. Il DDL del grande Angelino Yes Alfano eliminerà alla radice il vero cancro che attanaglia l'Italia : stretta su intercettazioni e diffusione di notizie di indagine. La Privacy dei maiali è salva. Forza mafia.

05 giugno 2009

Un voto contro mafiosi, corrotti e mangiatori di mortadella

scritto da freesud

La politica italiana attuale annaspa in un grave declinio morale e criminale. Mafiosi e politici in allegra simbiosi si spartiscono fondi pubblici e posti di lavoro. Il padre di famiglia disperato per l'avvilente futuro dei propri figli vota sempre il peggiore e cioè colui che gli promette una occupazione. Professionisti e imprenditori votano chi garantisce loro appalti e incarichi. Il ricatto clientelare e l'affarismo mafioso decidono le sorti del paese. E non la qualità delle proposte governative. E' una vergogna. Prima di scrivere sulla scheda elettorale il nome di un indagato per mafia o di un presunto corrotto, prima di mettere una croce su un partito pieno di mafiosi e affaristi, prima di scrivere il nome del mangiatore di mortadella... passatevi una mano sulla coscienza. Il futuro dei vostri figli lo possono garantire soltanto gli onesti attraverso politiche di sviluppo e di legalità. Tutto il resto è meschino opportunismo. Indegnità. ALZATE LA TESTA ED ESPRIMETE UN VOTO LIBERO. Vi assicuro che vi sentirete meglio.

23 maggio 2009

A Capaci nasceva la seconda Repubblica

scritto da freesud

I mille chili di tritolo di Capaci servirono per archiviare la prima Repubblica e dare inizio alla seconda. Via D'Amelio e le bombe al nord per consolidarne la nascita e deciderne gli ultimi dettagli. Il cemento della seconda Repubblica è impastato con il sangue innocente dei martiri. Non è tempo di commemorazioni. Provoca disgusto la vista del politico di turno che sfrutta la passerella mediatica fingendo di onorare la memoria dei nostri morti. Dovrebbe onorarli attraverso il proprio comportamento politico. Ogni giorno. Ripulendo i partiti dai collusi con la mafia. Invece no. Ad ogni nuova indagine su rapporti tra mafiosi e politici scatta la solidarietà piena al collega. Non l'esclusione. Il risultato è una classe dirigente indegna. Marcia. Che puzza di infamia. Non sai più chi è lo Stato e chi la mafia. Diventano la stessa cosa. E allora niente commemorazioni. Ma Resistenza.

09 maggio 2009

Peppino uno che piace al padre eterno, ed anche a noi

scritto da Rosario Crocetta

"Sono stato per la prima volta a cinisi il 9 maggio 2004 l’anno dopo la mia elezione a sindaco di gela strappata come battaglia di legalità, una grande manifestazione, c’erano Giovanni Impastato, Umberto Santino, Salvo Vitale, Gli Amici di Peppino, Beppe Lumia e tanti ragazzi e ragazze venuti da tutta Italia e da tutta la Sicilia. C’erano i rappresentanti dell’ampi di Marzabotto, amministratori sindaci e amministratori del nord ed io come unico sindaco siciliano presente, -cosa sicuramente non edificante!
La voglia di un caffè mi spinse a lasciare per qualche minuto il corteo per entrare in un bar. Entrando esclamai : “Bello questo corteo”, il barista mi chiese “quale corteo?” . Fu una sorpresa terribile, pensai tra me e me, ci sono migliaia di persone e questo tizio sfacciatamente fa finta di nulla.
Pagai il caffè è uscii, il barista mi chiese “ non beve il caffè?” ed io risposi “quale caffè?”, sono dell’avviso, infatti, che il caffè vada bevuto solo in buona compagnia.Uscendo cominciai a guardare i balconi e le finestre, tutti chiusi e serrati, non c’era infatti l’atmosfera che vi è normalmente attorno alle manifestazioni. Gente che saluta si affaccia sorride.
Incominciai a prendere coscienza che la città non partecipava al corteo. Allora mi precipitai da Giovanni, per chiedergli quanti abitanti di Cinisi fossero presenti alla manifestazione. Giovanni mi rispose, probabilmente io e mia moglie. Fu una doccia fredda e pensai MA COME, questa città ha un martire della sua libertà ed i suoi cittadini non sentono il bisogno di ricordarlo, onorarlo?
Poi Giovanni e Umberto mi chiesero di dire qualcosa in ricordo di Peppino ed io salii sul palco. Cominciai così il mio intervento, certo che adesso che è morto, per Peppino è facile essere eroe. Ma figuratevi com’era difficile quando da vivo attraversava le strade di Cinisi, magari incontrando faccia a faccia i propri aguzzini coloro che progettavano la sua morte.
La solitudine, il problema vero di coloro che combattono realmente la mafia. E dissi Peppino si meritava in piazza per l’anniversario della sua morte, lo stesso numero di persone che vi è per la festa del patrono, perché tutti i suoi concittadini dovrebbero ricordarlo e comunicare al mondo intero la gratitudine e l’amore verso questo giovane ragazzo che ha dato la propria vita per la libertà degli altri.
Sono ritornato anche lo scorso anno, a Cinisi, questa volta anche con la fascia tricolore ed il gonfalone del comune, ho visto con piacere, che c’erano alcuni abitanti di Cinisi presenti al corteo ed altri che salutavano dai balconi.
Beh, è un po’ meglio perché di strada da fare ce n’è ancora tanta e quei cento passi vorrei che diventassero centomila passi. Percorsi da tanta tanta gente di Cinisi, che non dicono magari Tano Seduto come faceva coraggiosamente Peppino, ma che almeno dicano grazie Peppino per averci resi più liberi. Piano piano magari e poi sempre più veloci. Per battere cento passi in un baleno.
ANTIMAFIA VERA, COSCIENZA CRITICA E CIVILE, GIUSTIZIA, DIRITTI, centomila passi di libertà ma anche semplicemente di buona volontà.
E poi diciamo pure Peppino per me è un “Santo Laico”, uno di quelli che magari potrebbero non piacere a qualche cattolico conservatore che non ne vuole sentire di queste cose, ma che piace sicuramente a Don Puglisi, Don Ciotti ed anche al parroco della mia parrocchia, Luigi Petralia, che fa parte dell’associazione antiracket di Gela e piacerà sicuramente anche a Dio. Averlo vicino e chissà magari il padre eterno quando dai megafoni del paradiso sentirà gridare dalla voce di Peppino l’espressione TANO SEDUTO, magari si metterà a ridere ma poi magari speriamo che anche lui si arrabbi un po’ e tragga finalmente le dovute precauzioni, mai più mafie in cielo in terra ed in ogni luogo. W Peppino.
Voglio essere chiaro, in ogni caso la si pensi come si vuole, uno che da la vita per gli altri per me è un santo. Peppino sicuramente è uno che piace al padre eterno, ed anche a noi, che in questa terra continuiamo a subirne tante".

Rosario Crocetta, sindaco antimafia di Gela

28 aprile 2009

Vergogne siciliane: l'Ordine dei giornalisti contro Pino Maniaci

In Sicilia capita anche questo. E' la sconfortante normalità di un'isola oppressa dalla mafia. Sintomo di una costante decadenza morale. Di una società civile che arretra e cerca cavilli giuridici per non dispiacere il potere. Pino Maniaci è il Giornalista. Racconta il territorio. Descrive i fatti e fa nomi e cognomi. Siccome lavora in una zona ad altissima densità mafiosa ed a bassa qualità amministrativa si scontra inesorabilmente con i gruppi di potere politico-economico e con le organizzazioni criminali. Minacce, pestaggi, danneggiamenti, piani di attentato, centinaia di querele. Lui va avanti, a testa alta. Anche quando la paura e il realismo dovrebbero imporgli di fermarsi. Ti aspetti che lo Stato lo consideri un avamposto. Una risorsa da preservare e incoraggiare. Non è così. Qualche mese fa arrivò il rinvio a giudizio per esercizio abusivo della professione. Oggi la sezione siciliana dell'Ordine dei giornalisti rifuta la sua iscrizione e decide di costituirsi parte civile contro Pino. Mi vergogno per loro. E' lo stesso ordine che non ha battuto ciglio quando dalle colonne del giornale "La Sicilia" veniva pubblicata la lettera di un mafioso detenuto al 41bis. E' lo stesso ordine fondato da Mussolini. E' lo stesso inutile ordine.

24 aprile 2009

Stavano per uccidere Rosario Crocetta e gli imprenditori antiracket di gela

La mafia ha definitivamente varcato i propri confini. In Lombardia, ad esempio, ci sono basi, uomini e disponibilità di armi. Dal profondo nord si pianificano attentati. Si impone il pizzo. I boss erano pronti ad alzare il tiro e assassinare il sidaco Crocetta e gli imprenditori di Gela che avevano osato denunciare il racket. Il piano era operativo e di imminente attuazione. Le forze dell'ordine hanno interrotto il progetto effettuando alcuni arresti nei confronti di appartenenti al clan Emmanuello. Non è la prima volta che Rosario Crocetta finisce nel mirino delle cosche. E' la riprova che il suo metodo antimafioso funziona. Che la sua concreta azione amministrativa danneggia le cosche. Il laboratorio gelese ha dimostrato che quando magistratura e forze dell'ordine, imprenditori e amministratori politici operano in sinergia la mafia può essere messa all'angolo. Rosario Crocetta ha reso evidente come sia possibile disinfettare i territori dalla feccia mafiosa e ridare dignità alle popolazioni. Che ribellarsi è possibile. Il metodo Crocetta, però, non viene imitato dagli altri amministratori del sud. Questo isola la sua azione e lo fa diventare un obiettivo. Lo espone alle vendette dei boss. E poi come non stigmatizzare i recenti attacchi portati avanti da vergognose campagne di disinformazione tendenti a insinuare accuse di professionismo dell'antimafia. Il solito rifugio di chi vuole delegittimare l'avversario per trarne immeritati frutti politici. Bisogna stringersi attorno a Rosario. La Sicilia può ripartire solo valorizzando le sue risorse migliori e marginalizzando i soliti politici del compromesso e di sistema.
Caro Salvatore, proteggeremo via D'amelio

Il 19 luglio non ci saranno passerelle in Via D'Amelio. Proteggeremo quel luogo con i nostri corpi. Impediremo che si consumi il solito rituale di profanazione. Questa volta non permetteremo che lupi incravattati con una finta lacrima si prendano gioco dei nostri morti. Troppe amnesie. Indagini troncate. Dove andava quel carabiniere con la borsa di Paolo? Troppi colletti bianchi sono inzuppati di sangue. A chi è stata consegnata l'agenda rossa? Le corone di fiori comprate per l'eroe Mangano non entreranno in quella via. Chi c'era all'interno del Castello Utveggio? Saremo accanto a Salvatore. Con una agenda rossa in mano. Sovrastati da quel castello. Quel giorno nascerà una nuova Resistenza. Fino alla verità. Fin quando non ci diranno chi sono i veri mandanti della strage di stato.

info sulla manifestazione quì

22 aprile 2009

Una buona notizia: Rosario Crocetta è in corsa per le europee

Alla fine ha prevalso il buon senso. Il Partito Democratico ha deciso di schierare, tra le proprie fila, uno dei propri uomini migliori. Una candidatura proposta dal basso. La forte pressione popolare, l'affetto della gente e la petizione online hanno fatto il miracolo. Il Pd concede l'unica deroga nazionale in favore di un amministratore in carica. Un grande riconoscimento. La candidatura di Rosario Crocetta regala un ruolo di primo piano alla cultura della legalità e all'antimafia vera. Una scelta, quella del Pd, che onora le capacità amministrative, il coraggio, la sensibilità sociale e la grande concretezza nell'azione antimafiosa di un sindaco che non si è mai tirato indietro neanche davanti ai gravi rischi per la propria vita. C'è la possibilità di infiltrare un galantuomo in Europa.

09 aprile 2009

Lettera aperta ad Antonio Di Pietro: Crocetta in Europa

scritto da freesud

Gent.mo Presidente,

pochi giorni fa la direzione nazionale del Partito Democratico ha deciso di non candidare tra le proprie fila chi ricopre la carica di sindaco o di governatore. Una scelta che, di fatto, sbarra la strada, per la prossima competizione elettorale, al sindaco anti-mafia di Gela Rosario Crocetta. Eppure sono passati solo pochi mesi, dal settembre scorso, quando l’allora segretario del Pd Walter Veltroni gli propose la candidatura alle europee e la annunciò ai media. Rosario Crocetta apprezzò e aderì, con entusiasmo, al Pd al fine di determinare una svolta di legalità in quel partito e portare il proprio metodo e la propria esperienza in un contesto europeo.

Oggi il tradimento e il voltafaccia. Una posizione, quella del Pd, che rischia di isolare gravemente e delegittimare un uomo onesto impegnato in una guerra quotidiana contro le cosche. Di sicuro è un messaggio di abbandono.

Rosario Crocetta è stato ed è un sindaco di trincea. La sua è una antimafia concreta ed efficace. E’ riuscito a riportare legalità e libertà in un territorio ad altissima concentrazione mafiosa. Ha portato una città alla ribellione. Il suo nome è nella lista delle persone che Cosa Nostra vuole eliminare.

Di questi tempi è meglio non fidarsi del Partito Democratico. Un partito che non mantiene gli impegni assunti e la parola data.

Un comitato spontaneo di cittadini si è stretto attorno al sindaco Crocetta promuovendo una petizione online (http://www.firmiamo.it/sosteniamocrocetta) a sostegno della sua candidatura. Nonostante il silenzio mediatico, in pochi giorni, sul web sono fioccate le adesioni. Tante le firme autorevoli. Cito solo quelle di Don Luigi Ciotti ed Elisabbetta Caponnetto.

Le chiedo di proporre a Rosario Crocetta una candidatura da indipendente nelle liste dell’Italia dei Valori. La politica deve proteggere e premiare i galantuomini. Crocetta può essere molto utile in Europa.

03 aprile 2009

Su Crocetta alle europee: il Pd tace e i media oscurano. Ma le adesioni fioccano.

scritto da freesud

Strani silenzi accompagnano la richiesta di candidatura di Rosario Crocetta. I media oscurano la notizia. Franceschini e il Pd tacciono. Strane reticenze. Quando un galantuomo si fa avanti la potente nomenclatura interna al Pd si mette di traverso. Qualsiasi movimento politico spalancherebbe le porte ad un candidato di tale qualità. Il Pd no. Resiste. I capetti del partito vogliono tenere saldamente il potere nelle proprie mani e non hanno alcuna remora nell'isolare le proprie energie migliori e perdere gli ultimi consensi della base. Il Pd ha paura di crescere. Al posto delle truppe di elitè proverà a schierare i soliti dinosauri. I media abilmente oscurano. Nonostante il blocco mediatico le adesioni fioccano. Sono circa 600 in pochi giorni. Molte le firme autorevoli: Don Luigi Ciotti (Presidente di Libera), Sandra Amurri (giornalista de L'Espresso), l'On. Beppe Lumia, Pietro Orsatti (giornalista di Left-Avvenimenti), Lorenzo Baldo (giornalista di Antimafia Duemila), Lello Analfino (leader dei Tinturia), Placido Rizzotto (nipote del sindacalista omonimo ucciso dalla mafia), Elisabbetta Caponnetto (vedova di Antonino Caponnetto, padre del pool antimafia), l'ex ministro della giustizia di San Marino e poi varie associazioni e movimenti antiraket. Il fuoco del rinnovamento comincia a montare. Il Pd prenda in mano la miccia o sarà divorato dalle fiamme.

FIRMATE PER ROSARIO CROCETTA ALLE EUROPEE E DIVULGATE L'APPELLO

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