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06 marzo 2011

Bivona (Ag): Minacce di morte al P.M. Vella

di Franco Castaldo

Un episodio davvero inquietante, sfacciato, dai significati intimidatori e di sfida allo Stato.
Una minaccia palese e in sprezzo ad ogni regola civile e di cautela è stata lanciata nei confronti di uno dei pubblici ministeri più impegnati in provincia di Agrigento, Salvatore Vella, in servizio alla Procura della Repubblica di Sciacca, delegato Dda, coordinatore di tutte le inchieste antimafia della zona del Belice e della montagna (Bivona,
Alessandria della Rocca, Cianciana, Cammarata). Venerdì sera, a Bivona nell´aula magna del Liceo classico "L. Pirandello", alla fine di una tavola rotonda sul tema "Presunzione di innocenza e diritto di cronaca", organizzata dal Rotary international distretto 2010 Sicilia - Malta, alla quale ha preso parte tra gli altri proprio Salvatore Vella, ignoti approfittando della temporanea assenza del pubblico ministero dal tavolo dei relatori, hanno inserito un foglio di carta contenente minacce, all’interno dell’agenda del magistrato. Un’azione plateale, compiuta davanti a molte persone che sa di sfida palese. Salvatore Vella che già è sottoposto a misure di protezione, ha denunciato l’accaduto ai carabinieri e ai colleghi magistrati. Indagini sono in corso. Ulteriori particolari nelle prossime ore.

15 settembre 2008

Squallide storie di politicanti agrigentini

La provincia di Agrigento è tra le più remote e povere retrovie della Nazione. Serbatoio di voti del conservatorismo più ipocrita. Cassaforte di un ferreo potere clientelare allattato dalla povertà e dal feudalesimo politico. Fucina di politicanti troppo spesso dediti al malaffare. In un posto così deformato dalla prepotenza della borghesia, anche storie di "Alta mafia" non sorprendono nessuno e rimangono intrappolate nella normalità locale, non riuscendo a trovare la ribalta nazionale. Accade così che, nella sciatta indifferenza, si consumano storie che dissolvono ogni fiducia nella classe politica e dissipano ogni speranza.

Succede che
Vincenzo Lo Giudice (UDC), per 13 anni deputato regionale - assessore al territorio - vice-presidente dell'Assemblea regionale siciliana e presidente della commissione regionale sanità, venga arrestato e successivamente condannato (in 1° grado) a 16 anni e 8 mesi di reclusione. Dalle motivazioni della stessa sentenza emerge che Armando Savarino (attuale sindaco di Ravanusa, ex direttore dell'ausl di Agrigento, padre dell'ex deputata regionale Giusy) temeva di essere ucciso proprio perché aveva ostacolato l’elezione di Lo Giudice alla Regione facendo candidare la figlia.
Il Savarino sarebbe stato poi salvato dalla mediazione di un boss mafioso di Canicattì.

Quì lo Stato non esiste. Nessuno ricorre ai Carabinieri. Le controversie, anche quelle politiche, le risolve la mafia. Stiamo parlando della classe dirigente del nostro paese. Degli "eletti" dal popolo. Delle èlite. Di chi dovrebbe contrastare la criminalità. I protagonisti della vicenda sono colletti "bianchissimi" della borghesia siciliana: deputati e assessori regionali, direttori sanitari, sindaci. Storie che agghiacciano il sangue e contaminano la linea di confine tra Stato e anti-Stato. A questo punto chi è il vero nemico?