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24 settembre 2008

Pino Masciari deve stare zitto

Il signor Mantovano, sottosegretario agli interni e presidente della commissione centrale di protezione, ha deciso di non proteggere più con una scorta armata il testimone di giustizia Pino Masciari durante i suoi spostamenti dovuti alla volontà di recarsi ad incontri pubblici organizzati da istituzioni, scuole, associazioni e gruppi sociali. Il governo italiano, in pratica, ha invitato Pino Masciari a stare in silenzio e a desistere dall'andare in giro per il mondo a raccontare la sua esperienza di imprenditore che ha denunciato i propri estorsori. Lo Stato intimidisce la sua opera di sensibilizzazione verso la legalità. Suonerebbe comica se non si trattasse di cosa tragica l' autorizzazione concessa allo stesso Masciari di potersi recare nelle diverse località con mezzi propri e senza scorta. Masciari va dove vuole. Non ha bisogno di chiedere il permesso. Ha solo bisogno di essere protetto dalla vendetta delle cosche. Masciari ha deciso di continuare la sua lotta. Adesso va in giro scortato volontariamente da ragazzi civili disarmati disposti a diventare scudi umani per proteggere un simbolo della legalità e della riscossa civile degli onesti contro l'arroganze della Ndrangheta e dei loro sodali politici. L'imprenditore calabrese ha permesso l'arresto di decine di appartenenti alle 'Ndrine. Loro non dimenticano. Adesso possono colpire Pino quando vogliono. Se questo dovesse accadere Mantovano sarà uno dei responsabili morali dell'omicidio.

07 giugno 2008

Salvatore Borsellino scrive al ministro Maroni sul caso Masciari, testimone di giustizia in forte pericolo di vita.

"Egregio Ministro,

Sono il fratello del giudice Paolo Borsellino, una persona che per lo Stato che Lei oggi rappresenta ha dato la vita, senza esitare, senza chiedersi se ne valeva la pena.

Le scrivo oggi per chiederLe urgentemente un incontro sul caso dell'imprenditore Giuseppe Masciari, che dopo aver fatto il proprio dovere, quello di denunciare i suoi estorsori e farli condannare, oggi si trova in un pericolosissimo limbo istituzionale. Lui assieme alla moglie, medico odontoiatra, ed ai due suoi figli.

Voglio incontrarLa presto, perché anche se sono certo che non riuscirò mai ad avere giustizia per mio fratello Paolo, sento di dovere impegnarmi con tutto me stesso affinché questo imprenditore coraggioso e la sua famiglia abbiano la speranza di un futuro certo in termini di sicurezza e possibilità di lavoro oltre che di tutela della propria vita.

Se chi si ribella al pizzo viene ripagato in questa maniera dallo Stato, come può lo stesso Stato chiedere ad altri di rifiutarsi di sottostare a queste vessazioni o risultare credibile quando parla di volontà di lotta alla criminalità organizzata?

Lo Stato italiano non può muoversi solo in occasione delle tragedie, dovrebbe evitare che accadano, dovrebbe tutelare questi cittadini di cui dovrebbe andare fiera finché sono in vita e non piangerli dopo morti.

Per questo le chiedo ufficialmente un incontro alla presenza mia e dei coniugi Masciari, per chiederLe di profondere ogni energia per risolvere questo caso, che si trascina vergognosamente e nell'indifferenza delle Istituzioni da ormai 11 lunghi anni.Confidando nella Sua sensibilità e riconoscenza nei confronti di questi cittadini coraggiosi, Le porgo i più sinceri saluti". (6 Giugno 2008 - Salvatore Borsellino)


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