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02 aprile 2008

Sonia Alfano un virus letale per il sistema

Nonostante la disinformazione programmata dai lacchè del potere. Nel silenzio totale dei media Sonia sta crescendo. La Sicilia, probabilmente, sprofonderà colpevole in un freddo e grigio governo del "manniniano" Raffaele Lombardo. Sarà dura sopportarlo. Con Sonia Alfano dentro il palazzo, però, avremo la possibilità di sapere subito il marcio prodotto dall'oligarchia al potere. Sonia li sputtanerà. Dall'interno del centro nevralgico del sottosistema politico siciliano, Sonia, come un virus incurabile, li renderà nudi dinanzi al popolo. Portiamola dentro il palazzo. Non avranno medicine per salvarsi.

22 marzo 2008

Votare Sonia Alfano significa punire la Casta ed aiutare lo sviluppo sostenibile e la legalità. Un esempio: la strategia dei rifiuti zero.

In Sicilia prevale da sempre il voto clientelare. E' arrivato il momento di assestare un calcio nel sedere ai grigi rappresentanti della partitocrazia siciliana. Bisogna rompere il legame storico tra SUDDITO e RAS politico del quartiere. Una volta eletti, come al solito, si impegneranno nella cura degli interessi propri e dei loro clan. Votare per una gerarchia politica responsabile della distruzione etica, economica e sociale della nostra terra rappresenta un suicidio collettivo. La classe dirigente siciliana ha permesso lo scempio. Puniamoli. Sonia Alfano e le sue istanze di legalità e sostenibilità meritano di essere premiate. Sul sistema dei rifiuti, ad esempio, Sonia accoglie pienamente la strategia: "Rifiuti Zero": riduzione dei rifiuti non differenziabili attraverso accordi con le aziende, potenziamento della raccolta differenziata tramite incentivi ai comuni virtuosi, realizzazione di impianti di gestione del rifiuto differenziato, incentivo del compost come fertilizzante. Tutto ciò porterà alla creazione di tantissimi posti di lavoro, alla risoluzione del problema del ciclo dei rifiuti senza ricorrere alla vergognosa costruzione dei cancrovalorizzatori, rispetto totale dell'ambiente.

12 marzo 2008

Per noi c'è solo Sonia Alfano

Il nostro blog sostiene Sonia Alfano. La vera novità positiva del panorama politico siciliano. Sonia rappresenta la Sicilia che vuole uscire dall'indifferenziato pattume della politica isolana. E' una via d'uscita dal senso di appartenenza verso quei partiti che hanno generato la catastrofe sociale, economica e politica della nostra terra. L'appoggio a Sonia segnala un distacco netto da quei signori che ci hanno abituato alla normalità dell'infiltrazione mafiosa nelle istituzioni, alla normalità del clientelismo, all'ineluttabilità di scelte penalizzanti per l'ambiente e la salute al fine unico di favorire i potentati politico-affaristico-mafiosi. Il programma di Sonia Alfano è moderno, sostenibile, attuabile, rispettoso della legalità e della salute pubblica. Caratteristiche che, in una terra abituata alla conservazione degli squallidi equilibri collusivi tra politica e mafia, ne fanno un programma rivoluzionario. Con Sonia Alfano i cittadini siciliani possono riprendersi la gestione del territorio ed effettuare una rivoluzione pacifica nel senso dello sviluppo. Sonia, dopo l'annuncio della sua candidatura, ha ricevuto minacce. E'andata avanti. Volevano neutralizzarla offrendole poltrone da destra e da sinistra. Le ha rifiutate. Sonia Alfano rompe gli schemi del vomitevole teatrino ingannevole della politica. Fuori dalla degenerazione partitocratica. Allergica ai legami con la mafia e con le lobbies economico-familiari. Il rinnovamento promesso dai partiti si è fermato a rare pennellate di trucco esteriore: da un lato hanno messo i baffi a Cuffaro e tolto la cravatta allo psiconano; dall'altro hanno sostituito un padre con una figlia e imposto galoppini e candidati dall'alto. Questa volta si può votare senza turarsi il naso uscendo soddisfatti dalla cabina elettorale. Il popolo siciliano alzi la testa e punisca la "casta" premiando Sonia. Nei prossimi post analizzeremo l'ottimo programma della candidata Sonia Alfano.

23 novembre 2007

Salvatore Borsellino: "Eroi senza nome"


Pubblico, senza commenti, la splendida lettera di Salvatore Borsellino, indirizzata ai parenti delle vittime della mafia, costretti ad incatenarsi ai cancelli della prefettura di Palermo per richiedere il riconoscimento dei propri diritti ad uno stato indegno:

"Pochi giorni dopo la strage di Via D'Amelio mia madre chiamo' me e le mie sorelle, Rita e Adele e ci chiese di farle incontrare le mamme di quei ragazzi che il 19 Luglio si erano stretti attorno a Paolo mente suonava il campanello della sua casa per proteggerlo nell'unica maniera in cui potevano proteggerlo, con i loro corpi.

Non potevano proteggerlo in altro modo perche' il prefetto di Palermo Mario Jovine non considerava quella strada un obiettivo a rischio e quindi non ne aveva disposto lo sgombero.
Non potevano proteggerlo perche' il procuratore Pietro Giammanco, pur essendo al corrente che era gia arrivato in citta' il carico di tritolo per l'assassinio di Paolo, non aveva ritenuto necessario avvertilo del pericolo imcombente.

O anche peggio come forse potremmo sapere se si venisse a conoscere il reale contenuto della strana telefonata che lo stesso Giammanco fece a Paolo alle 7 di mattina dei quel 19 Luglio nel corso della quale la moglie Agnese senti' Paolo gridare la sua rabbia al telefono in faccia a quello che avrebbe dovuto essere il suo capo e, in quanto tale, avrebbe avuto il dovere di vigilare sulla sua incolluità.

Lo stesso Giammanco del quale, come ha dichiarato l'allora Maresciallo del carabinieri Carmelo Canale, Paolo aveva intenzione di chiedere l'arresto perche' si potesse scoprire quello di cui era a conoscenza sull'omicidio Lima, il referente politico, in Sicilia, del senatore a vita Giulio Andreotti.

Grazie alla protezione dei corpi di quei ragazzi che si stringevano introno a lui Paolo rimase quasi intero dopo lo scoppio tanto che sua figlia Lucia, che volle correre ad abbracciarlo per l'ultima volta, ci pote' dire che Paolo sembrava quasi sorridere, aveva i baffi e la faccia aneriti dal fumo ma sembrava sorridere.

Ma di quei ragazzi non si trovo' quasi niente, una mano fu trovata in un balcone dei piani alti, un altro venne ricososciuto solo per una brandello del vestito, i pezzi di Emanuela Loi poterono essere riconosciuti solo perche' era l'unica donna che faceva parte della scorta.

E in quelle bare che furono testimoni muti della rivolta dei palermitani, alla cattedrale di Palermo, contro quel branco di avvoltoi che, scacciati da noi familiari dal funerale di Paolo, volevano almeno sedersi in prima fila ai funerali degli agenti di scorta, non c'era quasi nulla.

Anche se questo non impedì ad uno Stato che mi vergogno a chiamare con questo nome, di richiedere ai gentori di Emanuela Loi il costo del trasporto di quella bara vuota da Palermo a Cagliari.

Mia madre volle incontrare i genitori di quei ragazzi per chiedere di baciare loro, uno per uno, le mani perche' come disse loro, avevano donato la vita dei loro figli per quella di suo figlio.

Ed oggi uno Stato sempre piu' indegno, uno Stato di cui sono costretto a vergognarmi di fare parte, uno Stato che mi fa vergognare di essere italiano, costringe i genitori, i figli, i fratelli, i parenti di questi ragazzi e di tante altre vittime della criminalita' mafiosa, se non dello stesso Stato, a incatenarsi ai cancelli della Prefettura di Palermo per reclamare a voce alta i loro dititti.

Non, badiamo bene diritti economici di un vitalizio equiparato a quelle delle vittime del terrorismo, che pure spetterebbe loro di diritto, ma il diritto a che la loro dignità venga riconosciuta, il diritto a che non vengano cosiderati come vittime di classe inferiore, il diritto a che nelle commemorazioni che pur servono da passerella a politici i cerca di visibilita', i loro figli, i loro padri, i loro parenti non vengano denominato sbrigativamente "ragazzi della scorta" ma, come è loro diritto, con i loro nomi.

Ma allora perche' Paolo Borsellino e Giovanni Falcone non vengono chiamati "i giudici del pool" e basta, forse perche' la gente si indignerebbe a non sentire i nomi di quelli che considera degli eroi ?

Ma perche' forse non sono degli eroi anche Agostino Catalano,Eddie Walter Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Rocco Di Cillo, Antonio Montinari, Vito Schifani. Anche di Francesca Morvillo non viene spesso pronunziato il nome, come se non fosse morta anche lei accanto a Giovanni.

A fronte di caiscuno di questi nomi, e della serie interminabili di nomi di eroi che non vengono mai nominati ciascuno di noi non dovrebbe nemmeno solo alzarsi in piedi, ma mettersi in ginocchio, e invece li costringiamo ad incaternarsi ai cancelli di una prefettura per reclama il rispetto della loro dignita'.

Io chiedo perdono a Sonia Alfano e a quelli che come lei stanno portando avanti questa lotta nel nome di tutti per non essere li insieme a loro, per non essermi incatenato insieme a loro come di sicuro avrebbe voluto e ci avrebbe ordinato di fare mia mamma se fosse ancora in vita.

Vi chiedo perdono, la lotta che stiamo combattendo ha troppi fronti e non sempre si riesce ad essere dove il nostro cuore ci vorrebbe portare, ma sappiate che sono insieme a voi, che Paolo Borsellino è insieme a voi e che insieme a lui la lotta di tutti noi, di tutti noi uniti, riuscira' a realizzare il sogno di giustizia e di liberta' per cui sono morti i vostri figli, i vostri padri, i vostri compagni, i vostri fratelli". (Salvatore Borsellino)

18 novembre 2007

Sonia Alfano si incatena al cancello della prefettura di Palermo

S.O.S. ITALIA. Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe ucciso da cosa nostra, insieme ad altri parenti di vittime della mafia, protesta per l'ennessimo affronto subito dallo stato. Il Parlamento ha infatti bocciato un emendamento alla finanziaria che equiparava le vittime della mafia a quelle del terrorismo. Meglio farsi uccidere da un terrorista che da un mafioso. Il sussidio ricevuto dai parenti è più che doppio. Le vittime della mafia valgono meno di quelle del terrorismo. Meglio combattere il terrorismo. Falcone e Borsellino sono stati meno importanti di Biagi e D'Antona. In effetti qualche differenza esiste: il terrorismo vuole conquistare il potere con le armi, la mafia, invece, usa le armi per continuare a mantenere il potere.I terroristi ne colpiscono uno per educarne cento, i mafiosi hanno problemi nel trovare politici da "educare".
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