28 maggio 2012
Agrigento, Ignazio Cutrò: "Ho ottenuto il Durc, oggi la mafia ha perso"
13 agosto 2011
di Angelo Ruoppolo (Teleacras)
Saranno interrogati da lunedi' prossimo in poi gli indagati nell' ambito dell' inchiesta antimafia "Maginot". Nel frattempo, dalle intercettazioni agli atti delle indagini emergono anche le riflessioni "di stampo mafioso" sulla crisi economica nell'agrigentino, gli appalti mancati e le conseguenze negative anche per la criminalita' organizzata, che dai lavori pubblici ha sempre tratto linfa vitale per la sopravvivenza. Lui e' Francesco Caramazza, di Agrigento, e lui e' Antonino Pirrera, di Favara. I due discutono di opere pubbliche, la strada statale 640, i subappalti, le condotte idriche, poi anche l'aeroporto di Agrigento, all'epoca in cui il progetto subi' una bocciatura da parte degli Enti preposti. Caramazza a Pirrera, "ziu Ni', l'aeroporto di Agrigento, che e' bloccato, c'erano dieci anni di lavoro". Pirrera, "lo so". Caramazza, "10 anni". Pirrera, "s'arricchivano, tutti arricchivamo". Caramazza, "solo solo tutti gli alberghi che ci sono al Villaggio Mose' ". Pirrera, "eh si', il Villaggio Mose' ". Caramazza, "perche' un albergo quante persone fa lavorare ziu Ni', camerieri, macellai. Pirrera, "persone, e anche quante commesse, si aprono negozi". Caramazza, "a Villaseta hanno fermato il Centro commerciale, quante persone dovevano lavorare ? C'e' una fame nera, una crisi da noi, una cosa paurosa. In questi giorni sono andato 4 giorni a Milano per lavoro, e ne ho visti lavori ziu Ni', tantissimi, non hai dove girarti prima che vedi cantieri, palazzi, camion, trattori, impastatrici, le persone sembravano formiche, e quanti palermitani ci sono che ci lavorano, anche catanesi, calabresi".
04 agosto 2011
Le critiche dell'On.le Ruvolo al magistrato Ingroia? infondate
L'On.le Giuseppe Ruvolo (P.I.D), nei giorni scorsi, deciso a difendere a spada tratta il collega di partito Saverio Romano, aveva effettuato pesanti critiche nei confronti del magistrato antimafia Antonio Ingroia. Il parlamentare alludeva ad una possibile candidatura dello stesso Ingroia a sindaco di Palermo e lo accusava di voler prendere visibilità per fini elettoralistici. Si diceva inoltre convinto che bisognasse giungere alla politica "per via ideale e non facendo uso di sentenze mediatiche".
La notizia sulla quale si basavano le critiche del deputato piddino si è rivelata però del tutto infondata. Il dott. Ingroia, infatti, dalle colonne del mensile "I love Sicilia" rispondendo alla provocazione del giornalista Felice Cavallaro, che ne aveva caldeggiato la candidatura a sindaco di Palermo, si dice assolutamente contrario alla prassi per la quale un magistrato si candidi nello stesso comune in cui ha esercitato la sua funzione, "specie di fronte al rischio che si alimentino dubbi e sospetti sulla pregressa attività giudiziaria, che possa avere indebolito il suo potenziale avversario politico", "agli occhi del cittadino il magistrato non soltanto deve essere imparziale ma deve anche apparirlo".
E' notizia di questi giorni, invece, che un magistrato, il dott. Nitto Palma, sia diventato ministro della giustizia del governo Berlusconi. Governo sostenuto dal deputato "responsabile". Il nuovo ministro è stato Giudice istruttore a Vicenza fino al 1979, da quella data e fino al 1993 è sostituto procuratore della repubblica di Roma. Nel 1994 è vice capo di gabinetto del ministro della Giustizia Alfredo Biondi. È stato poi sostituto procuratore nella Direzione Nazionale Antimafia.
E adesso chi lo dice all'On.le Ruvolo?
(lenotiziedimontalbano.it)
02 agosto 2011
Ribera: l'On.le Ruvolo attacca il magistrato antimafia Ingroia
Antonio Ingroia, magistrato antimafia e allievo di Paolo Borsellino, replicando a Saverio Romano aveva dichiarato che "Gli imputati si difendono come credono e il sistema piu' diffuso di difendersi e' quella di buttarla in politica ma il piu' delle volte non paga".
La frase, probabilmente, non è piaciuta al deputato del P.I.D e componente del gruppo dei "Responsabili" Giuseppe Ruvolo. Il parlamentare riberese, in una nota, attacca Ingroia affermando: "Non vorremmo che il tentativo di trarre visibilita' prendendo posizione diversa da quella del dott. Di Matteo, rappresenti per il dott. Ingroia un trampolino di lancio per la sua candidatura a sindaco di Palermo. Dopo De Magistris a Napoli, potrebbe essere il meritato sbocco professionale. L'unico dato: sarebbe bene giungere alla politica per via ideale e non facendo uso di sentenze mediatiche".
La nota è stata diramata il 14 luglio proprio mentre la stampa dava notizia dell'operazione antimafia "Maginot", condotta brillantemente dallo stesso Ingroia, che ha tratto in arresto 10 presunti fiancheggiatori del boss Falsone ed ha interessato pesantemente anche il territorio di Ribera.
Il parlamentare riberese ha preferito correre in difesa dell'amico Saverio Romano e criticare Ingroia al posto di complimentarsi con lui per la brillante operazione antimafia.
Dopo la difesa ad oltranza di Totò Cuffaro (condannato in via definitiva per favoreggiamento alla mafia) inizia quella nei confronti di saverio Romano.
(lenotiziedimontalbano.it)
07 marzo 2011

MINACCE AL PM VELLA: La solidarietà di Sos Democrazia che chiede il potenziamento della Procura della Repubblica di Sciacca
di Associazione "S.O.S. Democrazia"
L’Associazione “SOS Democrazia” di Ribera esprime la propria solidarietà al dott. Salvatore Vella, Sostituto Procuratore della Repubblica di Sciacca, per il vile atto intimidatorio ricevuto durante un convegno tenutosi al Liceo classico "L. Pirandello” di Bivona.
"Le minacce a uno dei principali protagonisti dell'Antimafia agrigentina sono una reazione vile al suo coraggioso impegno civile, alla sua correttezza e alla grande onestà intellettuale del suo lavoro e rappresentano un'aperta sfida alle istituzioni e alla parte sana della società siciliana, come tali vanno respinte con ferma determinazione”.
“La mafia ricorre alle intimidazioni e alla violenza per tentare di fermare il buon lavoro svolto dalla magistratura e dalle forze di polizia che in questi anni hanno inferto duri colpi alla criminalità organizzata agrigentina con l’ irrogazione di pesanti condanne. Quanto accaduto venerdì a Bivona dimostra che purtroppo bisogna lavorare ancora molto per estirpare il cancro della criminalità organizzata dalla società siciliana”.
“Riteniamo che in questo momento non si debba abbassare la guardia nei confronti della mafia, ed è assolutamente necessario che tutta la società civile si stringa attorno al magistrato impegnato in delicati processi di mafia. Chiediamo ai Ministri dell’Interno e della Giustizia che venga rafforzata la sicurezza del magistrato Salvatore Vella e della sua famiglia e che si provveda al più presto al potenziamento della Procura della Repubblica di Sciacca – sott’organico da alcuni anni - con l’invio di più magistrati, per far fronte all'intenso lavoro di indagine necessario nei confronti della criminalità organizzata”.
08 luglio 2010
Società civile agrigentina indifferente alla notizia della cattura di Falsone. Una provincia arroccata ad una mentalità medievale.27 dicembre 2007
E adesso graziamoli tutti. Contrada favorì la mafia. Punto.Esistono le leggi che consentono ai detenuti malati di essere curati in strutture interne o esterne al carcere e di ottenere il differimento della pena. Nel caso di reati di mafia per ottenere altri benefici occorre aver "collaborato" con la giustizia. Cosa che Contrada non ha mai fatto. Lo Stato ha previsto norme di umanità. Ed allora perchè mai concedere un provvedimento di grazia? In Italia sembra inconcepile che un "colletto bianco" possa essere costretto a scontare la pena inflittagli da un tribunale della Repubblica. Ci sono tanti altri detenuti, meno conosciuti, che versano nelle medesime condizioni del signor Contrada. E nessuno si sogna di condergli nulla.
La sentenza di condanna è molto chiara: "Da tale complesso materiale probatorio, sottoposto a rigoroso vaglio critico, è emerso al di là di ogni ragionevole dubbio che l’imputato ha posto in essere una condotta consapevolmente ed univocamente indirizzata ad agevolare l’organizzazione criminale Cosa Nostra". Ed è definitiva.
Senso di umanità significa, anche, rispettare il dolore delle vittime della mafia. Graziare chi, lavorando per conto dello Stato, favoriva Cosa Nostra significa pugnalare per l'ennesima volta chi ha dato la propria vita per liberarci dal cancro mafioso.
Dopo indultopoli potrebbe aprirsi graziopoli. Il Presidente Napolitano si metta a servizio della Giustizia.
15 dicembre 2007
La casta non ha nessuna intenzione di liberarci dal cancro mafiosoSorda davanti al grido di libertà proveniente dal popolo ed insensibile dinanzi allo strazio delle vittime e dei martiri della legalità. La casta-politica dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e accompagnare il risveglio delle coscienze del popolo siciliano e i ripetuti successi della magistratura con provvedimenti efficaci e scelte dignitose. Il governo nazionale dovrebbe dimostrare una attenzione maggiore al clima di ribellione che si respira in Sicilia. Il governo avrebbe il dovere di assumere la lotta alle mafie come punto qualificante della propria attività. Necessitano poche ma penetranti leggi. La mafia si potrebbe sradicare in pochissimo tempo. Se solo la casta lo volesse. Magistratura e forze dell'ordine compiono il proprio dovere colpendo con coraggio la mafia nei suoi punti vitali ed operativi. Ma colpire la parte militare di cosa nostra non basta. La mafia ha sempre dimostrato una grande capacità di rigenerazione. Per combatterla nella sua interezza è doveroso aggredire in modo serio i rapporti che la mafia intrattiene con la politica, il mondo degli affari, la società civile, le istituzioni. Non è accettabile che i partiti politici scelgano le proprie classi dirigenti eleggendo come criterio unico di selezione dei candidati soltanto la loro capacità elettorale, infischiandosene delle condanne e delle frequentazioni mafiose degli stessi. E’ indegno di una democrazia. In questo modo si vanifica l’eccellente lavoro degli investigatori e si spegne la nobile fiamma della ribellione popolare. Si tradiscono i martiri dell’antimafia. La politica ha il dovere morale di fare pulizia al proprio interno. La Casta però non ha nessuna intenzione di liberarci dal cancro mafioso. Loro ci sguazzano dentro. Perchè rischiare per salvare il popolo? meglio saziare la propria fame di soldi insanguinati e lasciare la gente in balìa del fecciume.
Alziamo gli occhi e puntiamo lo sguardo contro gli uomini che incarnano il sistema.
18 novembre 2007
Sonia Alfano si incatena al cancello della prefettura di PalermoS.O.S. ITALIA. Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe ucciso da cosa nostra, insieme ad altri parenti di vittime della mafia, protesta per l'ennessimo affronto subito dallo stato. Il Parlamento ha infatti bocciato un emendamento alla finanziaria che equiparava le vittime della mafia a quelle del terrorismo. Meglio farsi uccidere da un terrorista che da un mafioso. Il sussidio ricevuto dai parenti è più che doppio. Le vittime della mafia valgono meno di quelle del terrorismo. Meglio combattere il terrorismo. Falcone e Borsellino sono stati meno importanti di Biagi e D'Antona. In effetti qualche differenza esiste: il terrorismo vuole conquistare il potere con le armi, la mafia, invece, usa le armi per continuare a mantenere il potere.I terroristi ne colpiscono uno per educarne cento, i mafiosi hanno problemi nel trovare politici da "educare".
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05 novembre 2007
L'arresto dei Lo Piccolo è un successo delle forze dell'ordine e della magistratura, non certo dei politici.L'operazione che ha portato alla cattura del presunto capo di Cosa Nostra siciliana, del figlio e di altri due pericolosi latitanti è la dimostrazione che la magistratura e le forze dell'ordine compiono con coraggio e dedizione il proprio dovere nella lotta alla mafia. Nonostante tutto. Nonostante la scarsità di uomini e mezzi. Nonostante le frequenti delegittimazioni provenienti dalla politica. Il vero anello debole della lotta alla mafia è il potere politico. Sordo dinanzi al grido di libertà proveniente dal popolo ed insensibile dinanzi allo strazio delle vittime e dei martiri della legalità. Grazie al loro impegno le procure in prima linea lottano con armi spuntate e senza neanche la benzina per le auto. Pochi magistrati. Procure importanti scoperte. Nessuna nuova legge veramente efficace. Si avverte un nuovo risveglio delle coscienze ma per i politici è tutto fermo, immutabile. Arroccati nelle loro poltrone si limitano ai complimenti. La questione del rapporto tra mafia e politica rimane un cancello spalancato e ci ricorda che la Sicilia è la terra del "Gattopardo".
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28 ottobre 2007
Ecco come si paga il "pizzo"Dal rapporto 2007 di Sos Impresa apprendiamo che il pizzo si conferma come il reato tipico della criminalità organizzata finalizzato a sostenere le famiglie, i clan, le ‘ndrine, assicurare uno stipendio ai picciotti, assistere i carcerati, pagare gli avvocati. Il pizzo garantisce la quotidianità dell’organizzazione, accresce il suo dominio, conferisce un sempre maggiore prestigio ai clan, misura il tasso di omertà di una zona, di un quartiere e di una comunità. E’ in questo senso che la mafia si fa Stato. Non solo controlla il territorio, ma risolve controversie, distribuisce lavoro e favori, elargisce raccomandazioni. Le forme estorsive classiche sono:
Il pagamento concordato: si paga una tantum all’ingresso (o subingresso) e si pattuiscono rate mensili (o settimanali), di solito, rapportate al giro d’affari dell’impresa, ovvero dei mq del negozio, a volte dal numero delle vetrine. Parliamo di pagamento concordato perché si assiste ad una sorta di trattativa di solito intessuta da un mediatore. In questo caso il pagamento del pizzo è considerato il male minore; stante la sfiducia nella denuncia. Nel settore dell’edilizia, uno dei più colpiti dal fenomeno estorsivo, si paga una quota a vano costruito. Negli appalti pubblici, invece il “pizzo” varia secondo dell’importo complessivo dell’aggiudicazione mediamente tra il 2% e il 3%. Il contributo all’organizzazione: periodicamente si presentano due o tre persone chiedendo contributi per varie ricorrenze, dalla festa del Santo Patrono al sostegno alla squadra di calcio locale. In alcuni casi in modo esplicito, si impongono dazioni per il sostentamento dei familiari dei carcerati, o per il pagamento delle loro spese legali. Le dazioni in natura: non deve essere assolutamente sottovalutata la voce dei contributi in natura. Non è solo questione di soldi, ma anche di prestigio. Una recente operazione a Palermo ha messo in luce che il titolare di un bar-ristorante doveva organizzare gratuitamente cerimonie nuziali e battesimi per i familiari dei mafiosi.
27 ottobre 2007
Presidente Miccichè l'emergenza mafiosa in Sicilia non è finita. Legga il rapporto di Sos Impresa.Sos Sicilia. Il presidente del Parlamento Gianfranco Miccichè per rimediare alla sua dichiarazione secondo la quale è "triste" un aeroporto che si chiama "Falcone e Borsellino" dichiarò che "La Sicilia ha diritto di dichiarare finita l’emergenza mafiosa", "non sono più i tempi in cui c’era l’esercito. Noi siciliani dobbiamo cominciare a parlare delle cose positive". L'analisi del presidente è totalmente smentita dal rapporto: "Le mani della criminalità sulle imprese" elaborato da Sos Impresa. Emerge chiaramente che il fatturato dell' "Azienda Mafia" tocca i 90 miliardi di euro, il 6 % del PIL nazionale, pari a 5 manovre finanziarie; commercianti e imprenditori subiscono 1300 reati al giorno, quasi uno al minuto; la grande impresa italiana, impegnata nei grandi lavori pubblici preferisce venire a patti con la mafia piuttosto che denunciarne i ricatti; la mafia è fortissima e non conosce crisi. Allora presidente Miccichè l'emergenza mafiosa è finita? l'errore peggiore che le Istituzioni possano commettere è proprio questo: sottovalutare e ridimensionare la potenza mafiosa solo perchè in questo periodo non spara. La strategia dell'inabbissamento punta proprio a questo: ridurre il livello di attenzione sull'organizzazione. E' proprio in questi periodi che la mafia è più potente. Compie i propri affari, si infiltra nei gangli vitali delle istituzioni, corrompe, amministra e controlla il territorio. SIAMO IN PIENA EMERGENZA. Tutta l'economia del sud è pesantemente condizionata. Non esiste libertà di impresa. La mafia trae solo vantaggio da queste incaute dichiarazioni.
17 ottobre 2007
Cuffaro, il perseguitato.S.O.S. SICILIA. La procura di Palermo ha chiesto 8 anni di carcere per il governatore della Sicilia Toto´ Cuffaro durante la requisitoria del processo che lo vede
accusato di favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra. I lavori del Parlamento siciliano sono bloccati da continui rinvii per la permanente assenza dei deputati regionali. La voragine della sanita isolana, che inghiotte i soldi del popolo siciliano restituendo servizi pessimi, non accenna a diminuire. In tutto questo il nostro bravo Presidente sta cercando di sfruttare ad arte una mera questione di dialettica interna alla procura chiedendo lo spostamento del processo in altra sede. Utilizzando la legge Cirami di Berlusconiana memoria, ovviamente. Un tentativo di spacciarsi come un perseguitato dalla giustizia per ottenere l´ azzeramento del processo. Le forze che sostengono questo governo regionale dovrebbero trarre le conseguenze politiche da quanto accade. Bisogna mettere fine a questa farsa. Il risultato di questo gioco e´molto pesante e porta ad un aumento delle sofferenze del popolo siciliano. Costretto a subire l´avanzare della poverta´, a vedere sempre piu´ giovani lontani dalla propria terra in cerca di un lavoro dignitoso, ad avere servizi indecenti ed a vivere l´umiliazione della mafia.
10 ottobre 2007

Micciche' si dimetta. Ha pronunciato parole indegne.
S.O.S. Sicilia. Le parole del presidente dell' assemblea regionale siciliana sono SCONCERTANTI. In intervento pronunciato, durante una conferenza tenuta a Bivona [Agrigento], riferendosi al problema della frequente identificazione tra la Sicilia e la mafia, ha affermato che ''Noi trasmettiamo sempre un messaggio negativo. Ad esempio, se qualcuno, in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l'immagine della Sicilia e' legata alla mafia, noi la evidenziamo subito gia' con il nome dell'aeroporto''. Signori miei sapete come si chiama l'aeroporto di Palermo??? Falcone e Borsellino. Si vergogni e vada a casa. Non servono le sue scuse tardive. Le sue parole non sono ''infelici'' ma ''indegne''. Come vuole che lo chiamiamo l'aeroporto... Cuffaro e Micciche' le va bene? Vuole ripulire l'immagine della Sicilia cancellando i martiri dell'antimafia??? cancelliamo anche i nomi dalle piazze e dalle vie intestate a Impastato, Falcone, Dalla Chiesa, Borsellino, Chinnici, Livatino e alla infinita lista di eroi caduti per difendere l'onore e la dignita' della Sicilia che lei ha calpestato pronunciando queste parole??? Davvero non prova vergogna a rimanere seduto sulla poltrona di rappresentante del popolo siciliano??? Signor Micciche' l'immagine della Sicilia non si ripulisce cancellando la memoria degli Eroi ma cancellando la mafia. Azzerando una classe politica insignificante, apatica e troppo spesso collusa. Una classe politica che non ascolta le lezioni sulla lotta alla mafia suggerite da chi ha perso la vita per lottare contro questo cancro maligno. Dopo avere udito le sue parole le dico con chiarezza che lei non ci rappresenta. Si dimetta. Liberi le istituzioni dalla sua presenza. Il popolo la ringraziera'.
13 settembre 2007
Forgione: "La precarizzazione è il brodo di coltura delle mafie"Vogliamo proporvi un passaggio molto interessante di un discorso pronunciato dal Presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione. Da un luogo simbolo, quale è la pizzeria di Giovanni Impastato, Forgione invita il Presidente del Consiglio Prodi a smetterla di lanciare appelli "ecumenici" ai giovani del sud perchè si ribellino alla mafia. Per Forgione sono necessarie politiche pubbliche che aggrediscano i problemi sociali quali la disoccupazione di massa e la precarizzazione: "brodo di coltura nel quale le mafie esercitano la loro egemonia". Non si risolve nulla soltanto con gli appelli etici. Quì c'è bisogno di una rottura "anche nella politica".
05 settembre 2007
Confindustria mandi via i carnefici e non le vittimeNon esiste un dovere del cittadino ad essere un EROE. Chi paga il pizzo è una vittima del sistema politico-mafioso. Chi non paga e denuncia è un eroe. Le conseguenze di una tale scelta sono infatti la morte o una vita blindata vissuta all'insegna della paura di morire. Che risultato produrrebbe una simile norma? una blindatura completa del racket. Si creino incentivi e premi per gli "eroi" al massimo. Confindustria, al posto di cercare pubblicità e prendersela con i più deboli e indifesi, cominci a fare pulizia seria all'interno della propria organizzazione mandi via a calci nel culo nell'ordine: condannati per mafia, evasori del fisco, truffatori, taroccatori di bilanci... cosa ci fanno pagatori di tangenti ai vertici di grosse banche ed aziende? Il caro Prodi al posto di chiedere "l'aiuto dei giovani del mezzogiorno" nella lotta alla mafia, emani i decreti legge che i magistrati e le associazioni antimafia chiedono da tempo . Il Presidente della Repubblica Napolitano, tra una lettera di risposta e l'altra, trovi il tempo per un messaggio ufficiale alle Camere che sferzi i partiti che si ostinano a dare spazio e potere a politici corrotti ed indagati per mafia. Nel maggio del 1993 Papa Woityla, ad Agrigento, urlò contro i mafiosi... sono passati più di 14 anni... la Chiesa batta un colpo!
30 agosto 2007
Lirio Abbate contesta la pratica di nominare amministratori indagati per mafia come a Palermo...Lirio Abbate è un giornalista siciliano che vive sotto scorta a causa di minacce e intimidazioni mafiose subite dopo aver scritto il libro "I Complici, tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento". Come al solito chi denuncia e sta dalla parte della legalità è costretto a nascondersi e vivere una vita blindata. I boss mafiosi, invece, vivono tranquillamente nella propria casa. In questo video girato a Cinisi, nella pizzeria di Giovanni Impastato, il giornalista si chiede come è possibile che "...in giunte comunali chiamano persone esterne che sono indagate per concorso esterno in associazione mafiosa, che sono andati a braccetto con i mafiosi... te li trovi a fare gli assessori alla sanità a Palermo. E' una cosa vergognosa.... non è stato eletto dalla gente, non è stato eletto dai palermitani però... vogliono metterlo dentro questa amministrazione per forza...". Ricordiamo un insegnamento di Paolo Borsellino: un politico, al sud, non basta che sia onesto ma deve anche apparire onesto.
GUARDA IL VIDEO
23 agosto 2007
Giovanni Impastato lancia un messaggio di speranza e di concretezzaA margine della conferenza di Cinisi, Giovanni Impastato ha parlato alle telecamere di Ribera Online, pronunciando parole importanti e piene di significato. Impastato parla di un nuovo concetto di antimafia "che parta dal basso, dai bisogni della gente". Propone la realizzazione di una grande manifestazione nazionale antimafia a Cinisi, il 9 maggio del 2008, in occassione del trentennale dell'assassinio del fratello Peppino, grande ed indimenticato eroe che contrastò e sbeffeggiò i mafiosi del tempo. Ci parla di "ristabilire un minimo di legalità" in una Sicilia la cui classe politica è "totalmente collusa con la mafia". Continua attaccando la vergogna tutta italiana di un parlamento pieno di indagati e condannati per gravi reati: "questa gente deve essere buttata fuori dal Parlamento". Ci parla degli ostacoli alla legge sulla confisca ai beni mafiosi. "Il nostro obiettivo principale è quello di sconfiggere definitivamente la mafia perchè non ne possiamo più". Un Giovanni Impastato deciso e concreto che lancia una sfida alla politica ed alle istituzioni. Un video-messaggio da ascoltare con attenzione. Onore a Peppino!
Guarda il video (Pubblicato anche da beppegrillo.it)
21 agosto 2007

Forgione "invita" Montezemolo a cacciare gli imprenditori mafiosi dalla Confindustria
Iniziamo il reportage della conferenza organizzata a Cinisi da Giovanni Impastato. Il presidente della commissione antimafia Forgione scalda la platea con un intervento molto accalorato. Invita la magistratura a distinguere fra politici e politici: "Io onestamente non mela sento di essere accomunato a tutto il fecciume che anche nella politica c'è". Ma la parte più interessante dell'intervento riguarda la stoccata riservata al presidente di Confindustria Montezemolo: "il quale non ha espulso da Confindustria uno solo degli imprenditori che sono stati condannati per mafia". Davvero? come è possibile una cosa del genere? Il Signor Luca Cordero ci faccia sapere la sua opinione... e cominci a pensare alle proprie dimissioni!!!
Guarda il video (Pubblicato anche da beppegrillo.it)
