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28 maggio 2012

Agrigento, Ignazio Cutrò: "Ho ottenuto il Durc, oggi la mafia ha perso"



di Ignazio Cutrò

La mia storia, la mia difficile e quasi stancante storia, sembra essere arrivata ad una svolta. Questa mattina, tra la commozione della mia famiglia, ho ricevuto il Durc, il documento unico di regolarità contributiva. Con questo "pezzo di carta" potrò tornare a lavorare, potrò partecipare nuovamente alle gare d'appalto pubbliche. Vi parlo della commozione della mia famiglia perché proprio quel "pezzo di carta" era la cosa che attendevamo di più da quando siamo entrati in questo tunnel che sembrava interminabile, da quando la nostra vita è stata cambiata, da quando la nostra quotidianità è stata alterata dalle intimidazioni, dalle minacce, dagli sguardi "storti" della gente, dalla continua solitudine per via del fatto che noi eravamo "sbirri".

Quando ho ricevuto le prime intimidazioni è stato come ritrovarsi dinnanzi ad un bivio: una strada indicava la via della giustizia, la via della collaborazione con lo Stato al fine di aiutare a debellare quella montagna di merda che è la mafia; questa stessa strada era quella che mi permetteva di camminare a testa alta, di non avere rimorsi quando mi guardavo allo specchio e quando guardavo negli occhi i miei figli. L'altra strada, invece, era quella dell'omertà, del silenzio, ma allo stesso tempo della continuità: prendendo questa strada non sarebbe cambiato nulla, ma non avrei mai potuto essere in pace con me stesso.
Ho così scelto di aiutare lo Stato. Oggi sono un testimone di giustizia. Dopo un percorso con tante difficoltà, sostenuto dall'affetto insostituibile di mia moglie, sono riuscito ad ottenere questo status. Io e la mia famiglia abbiamo iniziato ad avere la scorta, a camminare per il paese sulle auto blindate e con due carabinieri armati al fianco, 24 ore su 24.

Di certo, quello che non mi sarei mai aspettato è stato il dover "combattere" contro la burocrazia. Il Durc, il documento di cui oggi vi parlo, è necessario per partecipare alle gare pubbliche. I danni che ho subito dalla criminalità organizzata mi hanno ridotto al lastrico. Non ho così potuto pagare contributi e tasse, nonostante abbia avuto la sospensiva prefettizia di cui i testimoni di giustizia possono avvalersi. Insomma, la mafia la stava per avere vinta. Il raggiungimento del loro obiettivo, quello di distruggere la mia azienda, stava per arrivare.
E' stato terribile, credetemi, sentirsi impotenti dinnanzi ad una così complicata ed articolata burocrazia, pur essendo una vittima della criminalità che lo Stato combatte fortemente, quello stesso Stato dal quale ho atteso per anni questo documento.

Oggi mi sento di festeggiare. Sì, proprio così. Perché il fatto di poter tornare a lavorare, il fatto di poter rialzare l'azienda alla quale mio padre tanto teneva, è la cosa che attendevo di più. E per questo devo ringraziare chi si è speso per questo, come la Confartigianato Sicilia, Confindustria, il ragioniere Giovanni Alessi, Gaetano Montalbano, promotore del “Comitato Cutrò” che vede unite diverse associazioni per starci vicino e supportarci nei momenti più cupi della nostra avventura e voglio ringraziare i tanti amici che mi sono stati accanto in momenti di debolezza che, inutile nasconderselo, a volte mi hanno fatto pensare di abbandonare tutto. Un ringraziamento anche al mondo politico, quella parte che è stata in prima linea per risollevare le sorti di Ignazio Cutrò e di quanti altri combattono contro i mulini a vento e quella parte che non ha saputo in tempo.

Un mio amico me lo dice sempre: “Tu sei testa dura”. Ecco, forse è stato proprio quello che mi ha “premiato”. Non ho mollato, non ho voluto lasciare questa terra dove mio padre ha sudato sangue per darmi un futuro. Ecco perché oggi è un giorno di festa.

Ma il mio impegno non finisce qui. Con l'associazione che presiedo, “Libere terre”, andrò in cerca anche di questi casi, di gente vittima di danneggiamenti da parte della mafia che non riesce a rimettere in piedi la propria azienda. La mafia non si combatte solo con gli arresti e le confische. La mafia, secondo me, va combattuta anche con il contrasto nei settori in cui essa è più radicata e forte. E allora, come meglio fare se non aiutare le imprese pulite, togliendo terra e lavoro alla mafia? Questo sarà il mio impegno.

In conclusione voglio ringraziare tutti: l'Arma dei carabinieri tutta, dal primo all'ultimo carabiniere, tra tutti il generale Amato, comandante della Legione carabinieri Sicilia. E' come se i carabinieri ci avessero accolto nella loro famiglia, proteggendoci e confortandoci; è stato e tutt'ora è uno splendido esempio di come lo Stato funzioni, di come esista il rapporto tra l'istituzione e il cittadino. Grazie alla Direzione distrettuale di Palermo, nella persona del procuratore Vittorio Teresi, una persona affabile ed estremamente disponibile. Grazie al magistrato Salvatore Vella, che ha sostenuto me e tutta la mia famiglia durante i momenti più bui di questa storia, e grazie alla magistratura tutta.

Infine, concedetemi un "augurio": ora e sempre: in culo alla mafia. Oggi la mafia ha perso, la legalità ed i siciliani hanno vinto 10 a 0.


23 dicembre 2007

In Sicilia siamo alla farsa: Miccichè e il Cuffarismo senza Cuffaro

Aiutateci. La dignità della Sicilia affonda. Il Presidente del Parlamento siciliano Miccichè afferma: "Cuffaro vive in un sistema di tipo clientelare, lo dice lui stesso. Si rende conto che è vittima del cuffarismo, insomma rimane imbrigliato lo stesso Cuffaro nella rete del cuffarismo. Questo è un sistema che va abbattuto".
Cuffaro replica: "Sono molto amareggiato per le cose dette da Micciché".
Il vicerè Miccichè allora precisa: "forse la frase gli [a Cuffaro] è stata riportata male. La colpa, lo ribadisco, non è di Cuffaro ma di un metodo che è stato chiamato “cuffarismo” e che esiste da 50 anni", "se fossi Cuffaro mi amareggerei piuttosto perché un sistema che viene considerato sbagliato porta il mio nome. Ma la colpa è del metodo, non dell’uomo".
Ma come cazzo fa a chiamarsi cuffarismo una cosa nata prima di Cuffaro? Secondo la filosofia del genio Miccichè: il cuffarismo è germogliato prima di Cuffaro! I Profeti dele sacre scritture bibliche avevano predetto questo evento: "Caro Totò la tua fama precederà la tua stessa esistenza".
Miccichè e Forza Italia da due legislature governano insieme a Totò Vasa Vasa utilizzando lo stesso metodo. Se di cuffarismo si tratta anche il signor Miccichè ne fa parte.
Ma esistono giornalisti in Sicilia? qualcuno che faccia presente al signor Miccichè che il popolo non è stupido? Nessuno. Silenzio. Tomba.

La verità è che si avvicina la sentenza sul presunto favoreggiamento di Cuffaro alla mafia. Qualcuno sente puzza di carogna. La lotta per la successione allo zio Totò è aperta. Gli avvoltoi sono pronti.

17 ottobre 2007

Cuffaro, il perseguitato.

S.O.S. SICILIA. La procura di Palermo ha chiesto 8 anni di carcere per il governatore della Sicilia Toto´ Cuffaro durante la requisitoria del processo che lo vede
accusato di favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra. I lavori del Parlamento siciliano sono bloccati da continui rinvii per la permanente assenza dei deputati regionali. La voragine della sanita isolana, che inghiotte i soldi del popolo siciliano restituendo servizi pessimi, non accenna a diminuire. In tutto questo il nostro bravo Presidente sta cercando di sfruttare ad arte una mera questione di dialettica interna alla procura chiedendo lo spostamento del processo in altra sede. Utilizzando la legge Cirami di Berlusconiana memoria, ovviamente. Un tentativo di spacciarsi come un perseguitato dalla giustizia per ottenere l´ azzeramento del processo. Le forze che sostengono questo governo regionale dovrebbero trarre le conseguenze politiche da quanto accade. Bisogna mettere fine a questa farsa. Il risultato di questo gioco e´molto pesante e porta ad un aumento delle sofferenze del popolo siciliano. Costretto a subire l´avanzare della poverta´, a vedere sempre piu´ giovani lontani dalla propria terra in cerca di un lavoro dignitoso, ad avere servizi indecenti ed a vivere l´umiliazione della mafia.

03 ottobre 2007

Cuffaro parla piu' di quanto bacia?

A proposito di sprechi e di casta. L'ufficio stampa della presidenza della regione siciliana ha 23 addetti all'ufficio stampa. Proprio in questi giorni le due ultime assunzioni. C'e' posto per un altro addetto. Il nostro generoso parlamentino siculo, infatti, nell'era del "cuffarismo" e' intervenuto per innalzare da 8 a 24 i posti disponibili. Prima delle elezioni del 2006 Cuffaro ha esercitato il suo diritto divino ed ha assunto tutti i portavoce degli assessori uscenti. Rigorosamente senza alcun concorso pubblico. Per chiamata diretta. Lo consente una legge regionale. Contratto a tempo indeterminato di 3800 euro mensili al netto delle tasse. 300 mila euro l'anno il costo per la regione. Facciamo qualche paragone: la Lombardia ha 13 addetti stampa, la Campania 10, la Puglia 4, Palazzo Chigi 10, il Quirinale 3. Ma che avra' da dire di cosi' importante il nostro Governatore? certo se parla piu' di quanto bacia occorreranno nuove assunzioni... Un esercito di giornalisti pagati dai cittadini per raccontarci cosa? che la mafia fa schifo? tutto questo in una regione che per recuperare soldi ha intenzione di chiudere tantissime guardie mediche lasciando molti piccoli paesi sforniti di qualsiasi presidio sanitario. VERGOGNA.

23 agosto 2007

Giovanni Impastato lancia un messaggio di speranza e di concretezza

A margine della conferenza di Cinisi, Giovanni Impastato ha parlato alle telecamere di Ribera Online, pronunciando parole importanti e piene di significato. Impastato parla di un nuovo concetto di antimafia "che parta dal basso, dai bisogni della gente". Propone la realizzazione di una grande manifestazione nazionale antimafia a Cinisi, il 9 maggio del 2008, in occassione del trentennale dell'assassinio del fratello Peppino, grande ed indimenticato eroe che contrastò e sbeffeggiò i mafiosi del tempo. Ci parla di "ristabilire un minimo di legalità" in una Sicilia la cui classe politica è "totalmente collusa con la mafia". Continua attaccando la vergogna tutta italiana di un parlamento pieno di indagati e condannati per gravi reati: "questa gente deve essere buttata fuori dal Parlamento". Ci parla degli ostacoli alla legge sulla confisca ai beni mafiosi. "Il nostro obiettivo principale è quello di sconfiggere definitivamente la mafia perchè non ne possiamo più". Un Giovanni Impastato deciso e concreto che lancia una sfida alla politica ed alle istituzioni. Un video-messaggio da ascoltare con attenzione. Onore a Peppino!

Guarda il video (Pubblicato anche da beppegrillo.it)

03 luglio 2007

La Corte dei Conti boccia pesantemente il governo Cuffaro

Lo "stipendificio" della Regione è cresciuto enormemente tanto da raggiungere un "sovradimensionamento persistente dell'organico". Le strategie seguite riguardo l' assunzione dei precari hanno finito " per tradursi in una perdita di professionalità, dal momento che si tratta di personale assunto senza il filtro del concorso pubblico". La Corte sottilinea una scandalosa anomalia: l'altissimo numero dei dirigenti: un "graduato" ogni 5 dipendenti. La sanità? Fuori controllo. Nonostante il blocco delle assunzioni registra 2069 dipendenti in più rispetto al 2005. "Imbarazzante" viene definito il ricorso alle consulenze esterne da parte delle Ausl: una spesa di 4,3 milioni di euro. I fondi europei di Agenda 2000? "Impegnata appena la metà" ed "all'occasione perduta" la relazione della Corte collega lo spaventoso dato Istat della povertà relativa in Sicilia: salita al 30,8 % nel 2005. Tutto questo merita una riflessione profonda sulle condizioni della pseudo-democrazia in Sicilia. Una politica del genere condiziona tutte le competizioni elettorali dell'Isola.

17 maggio 2007

CROCETTA: Il Sindaco Antimafia

Rosario Crocetta è stato riconfermato sindaco di Gela con una percentuale stratosferica: il 64,8 % dei consensi. Per diventare sindaco la prima volta ha dovuto fare ricorso al TAR contro i brogli elettorali . Comunista, cattolico, gay. Il suo modello è Zapatero. Il sui veri punti forti sono la cultura della legalità e la lotta alla mafia condotta con metodi efficaci. Le gare d'appalto avvengono davanti a carabinieri in divisa. Pretende dalle ditte informazioni e certificati preventivi. Revoca degli appalti al semplice vago sospetto di mafiosità. Lincenziò la moglie del boss che lavorava in comune. Nel 2003 la mafia assoldò un killer lituano per ucciderlo. E' riuscito nella difficile impresa di eliminare le infiltrazioni mafiose dagli appalti pubblici del comune di Gela. Ha liberato le imprese dalla mafia. Ha elaborato progetti di lavoro per i più deboli. Ha modernizzato Gela facendone il centro (ottantamila abitanti) con il minor numero di emigrati e il più alto tasso di crescita. Vive una vita blindata. Nelle relazioni dell'antimafia Gela è ancora base di cosche e di boss che sono costretti a lavorare altrove. Questo significa che se il popolo siciliano viene aiutato dalle istituzioni sa premiare la buona politica ed esprimersi contro la cultura della mafia. Bisogna stringersi attorno a questo sindaco coraggioso. La Sicilia deve ripartire da persone come Crocetta. Perchè il metodo degli appalti di Crocetta non viene imitato da tutti i comuni del sud? si faccia una legge che imponga il metodo Crocetta.