
I progressi investigativi sulla trattativa fra lo Stato e la mafia stanno creando paura negli ambienti politici interessati. Si tratta di fatti gravissimi che meriterebbero attenzione e collaborazione da parte delle Istituzioni. Onorare i caduti per mano mafiosa significa fare piena luce sulle collaborazioni esterne alle stragi. Il 19 luglio scorso le Istituzioni hanno disertato via D'Amelio. Hanno avuto paura dello sventolìo delle agende rosse. Un errore imperdonabile. Viviamo in un paese dove le Istituzioni sono spesso reticenti. Nicola Mancino, vice-presidente del Csm, sta cambiando più volte versione relativamente al suo presunto incontro con il giudice Paolo Borsellino e all'ipotesi di trattativa Stato-mafia. Luciano Violante, dopo 17 anni, ritrova la memoria su una importantissima richiesta di incontro da parte di Don Vito Ciancimino. Intermediario il colonnello Mori. E poi ci sono le dichiarazioni di Claudio Martelli (ministro della giustizia durante le stragi del 92'): "Io e Scotti eravamo impegnati in uno scontro frontale con la mafia. Ma altre parti di Stato pensavano che le cose si potevano aggiustare se la mafia rinunciava al terrorismo e lo Stato evitava di dargli il colpo decisivo. In quel clima qualcuno sposta Scotti dall'Interno alla Farnesina e pensa pure di levare dalla Giustizia Martelli che però dice no". Quali altre parti di Stato? Chi sposta il ministro dell'Interno? Fuori i nomi signor Martelli. Siamo stanchi dei vostri silenzi. Basta con l'omertà di Stato!