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28 maggio 2012

Agrigento, Ignazio Cutrò: "Ho ottenuto il Durc, oggi la mafia ha perso"



di Ignazio Cutrò

La mia storia, la mia difficile e quasi stancante storia, sembra essere arrivata ad una svolta. Questa mattina, tra la commozione della mia famiglia, ho ricevuto il Durc, il documento unico di regolarità contributiva. Con questo "pezzo di carta" potrò tornare a lavorare, potrò partecipare nuovamente alle gare d'appalto pubbliche. Vi parlo della commozione della mia famiglia perché proprio quel "pezzo di carta" era la cosa che attendevamo di più da quando siamo entrati in questo tunnel che sembrava interminabile, da quando la nostra vita è stata cambiata, da quando la nostra quotidianità è stata alterata dalle intimidazioni, dalle minacce, dagli sguardi "storti" della gente, dalla continua solitudine per via del fatto che noi eravamo "sbirri".

Quando ho ricevuto le prime intimidazioni è stato come ritrovarsi dinnanzi ad un bivio: una strada indicava la via della giustizia, la via della collaborazione con lo Stato al fine di aiutare a debellare quella montagna di merda che è la mafia; questa stessa strada era quella che mi permetteva di camminare a testa alta, di non avere rimorsi quando mi guardavo allo specchio e quando guardavo negli occhi i miei figli. L'altra strada, invece, era quella dell'omertà, del silenzio, ma allo stesso tempo della continuità: prendendo questa strada non sarebbe cambiato nulla, ma non avrei mai potuto essere in pace con me stesso.
Ho così scelto di aiutare lo Stato. Oggi sono un testimone di giustizia. Dopo un percorso con tante difficoltà, sostenuto dall'affetto insostituibile di mia moglie, sono riuscito ad ottenere questo status. Io e la mia famiglia abbiamo iniziato ad avere la scorta, a camminare per il paese sulle auto blindate e con due carabinieri armati al fianco, 24 ore su 24.

Di certo, quello che non mi sarei mai aspettato è stato il dover "combattere" contro la burocrazia. Il Durc, il documento di cui oggi vi parlo, è necessario per partecipare alle gare pubbliche. I danni che ho subito dalla criminalità organizzata mi hanno ridotto al lastrico. Non ho così potuto pagare contributi e tasse, nonostante abbia avuto la sospensiva prefettizia di cui i testimoni di giustizia possono avvalersi. Insomma, la mafia la stava per avere vinta. Il raggiungimento del loro obiettivo, quello di distruggere la mia azienda, stava per arrivare.
E' stato terribile, credetemi, sentirsi impotenti dinnanzi ad una così complicata ed articolata burocrazia, pur essendo una vittima della criminalità che lo Stato combatte fortemente, quello stesso Stato dal quale ho atteso per anni questo documento.

Oggi mi sento di festeggiare. Sì, proprio così. Perché il fatto di poter tornare a lavorare, il fatto di poter rialzare l'azienda alla quale mio padre tanto teneva, è la cosa che attendevo di più. E per questo devo ringraziare chi si è speso per questo, come la Confartigianato Sicilia, Confindustria, il ragioniere Giovanni Alessi, Gaetano Montalbano, promotore del “Comitato Cutrò” che vede unite diverse associazioni per starci vicino e supportarci nei momenti più cupi della nostra avventura e voglio ringraziare i tanti amici che mi sono stati accanto in momenti di debolezza che, inutile nasconderselo, a volte mi hanno fatto pensare di abbandonare tutto. Un ringraziamento anche al mondo politico, quella parte che è stata in prima linea per risollevare le sorti di Ignazio Cutrò e di quanti altri combattono contro i mulini a vento e quella parte che non ha saputo in tempo.

Un mio amico me lo dice sempre: “Tu sei testa dura”. Ecco, forse è stato proprio quello che mi ha “premiato”. Non ho mollato, non ho voluto lasciare questa terra dove mio padre ha sudato sangue per darmi un futuro. Ecco perché oggi è un giorno di festa.

Ma il mio impegno non finisce qui. Con l'associazione che presiedo, “Libere terre”, andrò in cerca anche di questi casi, di gente vittima di danneggiamenti da parte della mafia che non riesce a rimettere in piedi la propria azienda. La mafia non si combatte solo con gli arresti e le confische. La mafia, secondo me, va combattuta anche con il contrasto nei settori in cui essa è più radicata e forte. E allora, come meglio fare se non aiutare le imprese pulite, togliendo terra e lavoro alla mafia? Questo sarà il mio impegno.

In conclusione voglio ringraziare tutti: l'Arma dei carabinieri tutta, dal primo all'ultimo carabiniere, tra tutti il generale Amato, comandante della Legione carabinieri Sicilia. E' come se i carabinieri ci avessero accolto nella loro famiglia, proteggendoci e confortandoci; è stato e tutt'ora è uno splendido esempio di come lo Stato funzioni, di come esista il rapporto tra l'istituzione e il cittadino. Grazie alla Direzione distrettuale di Palermo, nella persona del procuratore Vittorio Teresi, una persona affabile ed estremamente disponibile. Grazie al magistrato Salvatore Vella, che ha sostenuto me e tutta la mia famiglia durante i momenti più bui di questa storia, e grazie alla magistratura tutta.

Infine, concedetemi un "augurio": ora e sempre: in culo alla mafia. Oggi la mafia ha perso, la legalità ed i siciliani hanno vinto 10 a 0.


09 dicembre 2011

Ignazio Cutrò da "lenotiziedimontalbano.it" al "Tg 1"


di Gaetano Montalbano

La vicenda del testimone di giustizia Ignazio Cutrò è un classico esempio di surrealismo agrigentino. Una storia che svela i meccanismi più profondi e nascosti di questa terra, troppo spesso relegata ai margini della società e destinata a ruoli subalterni e poco dignitosi.

Solo in questa provincia può accadere che un imprenditore, con la schiena dritta, dopo aver denunciato e fatto condannare i mafiosi locali che lo taglieggiavano venga abbandonato da tutti: dalla società civile, dalla politica e persino dallo Stato. Anzichè assumerlo come esempio positivo e bandiera dell'imprenditoria sana, i burocrati lo esiliano impedendogli di riavviare la propria attività. 

Lo Stato lo abbandona alle pressioni delle banche che sono già pronte ad agire per chiudere i rapporti creditizi. Una burocrazia infernale: l'Inps non accetta la sospensiva emessa dalla Prefettura perchè già scaduta. In questo modo non scattano i benefici di sospensione temporanea del pagamento dei debiti e, cosa gravissima, non viene rilasciato il DURC. Senza questo documento un imprenditore non ha le carte in regola e quindi non può lavorare.

Ignazio Cutrò, ancora in piedi dinanzi agli attentati di mafia, rischia di cadere, annientato dalle mostruose anomalie dello Stato.


La politica locale non parla, la società civile rimane muta. Giornali e Tv decidono di non raccontare la vicenda anche quando l'On.le Di Pietro presenta una interrogazione al ministro degli interni per avere spiegazioni. Un muro di silenzio si erge intorno all'imprenditore-coraggio.
Da questo blog abbiamo raccontato tutto. Gli articoli sono stati ripresi da antimafiaduemila.com, corleonedialogos.it, siciliaonline.it, canicattiweb.com ed altri siti che ringrazio di cuore.
Anche Roberta Badaloni, giornalista seria e attenta, è rimasta impressionata dalla storia e ha deciso di approfondire e verificare con scrupolo la notizia appresa per la prima volta da questo blog. Poi subito il servizio sul Tg 1. 

Ringrazio Roberta, persona sensibile e gentile, per avere portato la notizia fuori dal freezer dei media agrigentini e dall'ambito limitato dei siti internet.
Adesso gli italiani ed il Ministro degli Interni sanno cosa accade ad Agrigento.

Guarda il servizio:










13 agosto 2011

Riflessioni di stampo mafioso





di Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Saranno interrogati da lunedi' prossimo in poi gli indagati nell' ambito dell' inchiesta antimafia "Maginot". Nel frattempo, dalle intercettazioni agli atti delle indagini emergono anche le riflessioni "di stampo mafioso" sulla crisi economica nell'agrigentino, gli appalti mancati e le conseguenze negative anche per la criminalita' organizzata, che dai lavori pubblici ha sempre tratto linfa vitale per la sopravvivenza. Lui e' Francesco Caramazza, di Agrigento, e lui e' Antonino Pirrera, di Favara. I due discutono di opere pubbliche, la strada statale 640, i subappalti, le condotte idriche, poi anche l'aeroporto di Agrigento, all'epoca in cui il progetto subi' una bocciatura da parte degli Enti preposti. Caramazza a Pirrera, "ziu Ni', l'aeroporto di Agrigento, che e' bloccato, c'erano dieci anni di lavoro". Pirrera, "lo so". Caramazza, "10 anni". Pirrera, "s'arricchivano, tutti arricchivamo". Caramazza, "solo solo tutti gli alberghi che ci sono al Villaggio Mose' ". Pirrera, "eh si', il Villaggio Mose' ". Caramazza, "perche' un albergo quante persone fa lavorare ziu Ni', camerieri, macellai. Pirrera, "persone, e anche quante commesse, si aprono negozi". Caramazza, "a Villaseta hanno fermato il Centro commerciale, quante persone dovevano lavorare ? C'e' una fame nera, una crisi da noi, una cosa paurosa. In questi giorni sono andato 4 giorni a Milano per lavoro, e ne ho visti lavori ziu Ni', tantissimi, non hai dove girarti prima che vedi cantieri, palazzi, camion, trattori, impastatrici, le persone sembravano formiche, e quanti palermitani ci sono che ci lavorano, anche catanesi, calabresi".


04 agosto 2011

Le critiche dell'On.le Ruvolo al magistrato Ingroia? infondate


ingroia1

L'On.le Giuseppe Ruvolo (P.I.D), nei giorni scorsi, deciso a difendere a spada tratta il collega di partito Saverio Romano, aveva effettuato pesanti critiche nei confronti del magistrato antimafia Antonio Ingroia. Il parlamentare alludeva ad una possibile candidatura dello stesso Ingroia a sindaco di Palermo e lo accusava di voler prendere visibilità per fini elettoralistici. Si diceva inoltre convinto che bisognasse giungere alla politica "per via ideale e non facendo uso di sentenze mediatiche".

La notizia sulla quale si basavano le critiche del deputato piddino si è rivelata però del tutto infondata. Il dott. Ingroia, infatti, dalle colonne del mensile "I love Sicilia" rispondendo alla provocazione del giornalista Felice Cavallaro, che ne aveva caldeggiato la candidatura a sindaco di Palermo, si dice assolutamente contrario alla prassi per la quale un magistrato si candidi nello stesso comune in cui ha esercitato la sua funzione, "specie di fronte al rischio che si alimentino dubbi e sospetti sulla pregressa attività giudiziaria, che possa avere indebolito il suo potenziale avversario politico", "agli occhi del cittadino il magistrato non soltanto deve essere imparziale ma deve anche apparirlo".

E' notizia di questi giorni, invece, che un magistrato, il dott. Nitto Palma, sia diventato ministro della giustizia del governo Berlusconi. Governo sostenuto dal deputato "responsabile". Il nuovo ministro è stato Giudice istruttore a Vicenza fino al 1979, da quella data e fino al 1993 è sostituto procuratore della repubblica di Roma. Nel 1994 è vice capo di gabinetto del ministro della Giustizia Alfredo Biondi. È stato poi sostituto procuratore nella Direzione Nazionale Antimafia.

E adesso chi lo dice all'On.le Ruvolo?

(lenotiziedimontalbano.it)

02 agosto 2011

Ribera: l'On.le Ruvolo attacca il magistrato antimafia Ingroia

ruvolo

Antonio Ingroia, magistrato antimafia e allievo di Paolo Borsellino, replicando a Saverio Romano aveva dichiarato che "Gli imputati si difendono come credono e il sistema piu' diffuso di difendersi e' quella di buttarla in politica ma il piu' delle volte non paga".

La frase, probabilmente, non è piaciuta al deputato del P.I.D e componente del gruppo dei "Responsabili" Giuseppe Ruvolo. Il parlamentare riberese, in una nota, attacca Ingroia affermando: "Non vorremmo che il tentativo di trarre visibilita' prendendo posizione diversa da quella del dott. Di Matteo, rappresenti per il dott. Ingroia un trampolino di lancio per la sua candidatura a sindaco di Palermo. Dopo De Magistris a Napoli, potrebbe essere il meritato sbocco professionale. L'unico dato: sarebbe bene giungere alla politica per via ideale e non facendo uso di sentenze mediatiche".

La nota è stata diramata il 14 luglio proprio mentre la stampa dava notizia dell'operazione antimafia "Maginot", condotta brillantemente dallo stesso Ingroia, che ha tratto in arresto 10 presunti fiancheggiatori del boss Falsone ed ha interessato pesantemente anche il territorio di Ribera.

Il parlamentare riberese ha preferito correre in difesa dell'amico Saverio Romano e criticare Ingroia al posto di complimentarsi con lui per la brillante operazione antimafia.

Dopo la difesa ad oltranza di Totò Cuffaro (condannato in via definitiva per favoreggiamento alla mafia) inizia quella nei confronti di saverio Romano.

(lenotiziedimontalbano.it)

07 marzo 2011

MINACCE AL PM VELLA: La solidarietà di Sos Democrazia che chiede il potenziamento della Procura della Repubblica di Sciacca



di Associazione "S.O.S. Democrazia"


L’Associazione “SOS Democrazia” di Ribera esprime la propria solidarietà al dott. Salvatore Vella, Sostituto Procuratore della Repubblica di Sciacca, per il vile atto intimidatorio ricevuto durante un convegno tenutosi al Liceo classico "L. Pirandello” di Bivona.

"Le minacce a uno dei principali protagonisti dell'Antimafia agrigentina sono una reazione vile al suo coraggioso impegno civile, alla sua correttezza e alla grande onestà intellettuale del suo lavoro e rappresentano un'aperta sfida alle istituzioni e alla parte sana della società siciliana, come tali vanno respinte con ferma determinazione”.

“La mafia ricorre alle intimidazioni e alla violenza per tentare di fermare il buon lavoro svolto dalla magistratura e dalle forze di polizia che in questi anni hanno inferto duri colpi alla criminalità organizzata agrigentina con l’ irrogazione di pesanti condanne. Quanto accaduto venerdì a Bivona dimostra che purtroppo bisogna lavorare ancora molto per estirpare il cancro della criminalità organizzata dalla società siciliana”.


“Riteniamo che in questo momento non si debba abbassare la guardia nei confronti della mafia, ed è assolutamente necessario che tutta la società civile si stringa attorno al magistrato impegnato in delicati processi di mafia. Chiediamo ai Ministri dell’Interno e della Giustizia che venga rafforzata la sicurezza del magistrato Salvatore Vella e della sua famiglia e che si provveda al più presto al potenziamento della Procura della Repubblica di Sciacca – sott’organico da alcuni anni - con l’invio di più magistrati, per far fronte all'intenso lavoro di indagine necessario nei confronti della criminalità organizzata”.

06 marzo 2011

Bivona (Ag): Minacce di morte al P.M. Vella

di Franco Castaldo

Un episodio davvero inquietante, sfacciato, dai significati intimidatori e di sfida allo Stato.
Una minaccia palese e in sprezzo ad ogni regola civile e di cautela è stata lanciata nei confronti di uno dei pubblici ministeri più impegnati in provincia di Agrigento, Salvatore Vella, in servizio alla Procura della Repubblica di Sciacca, delegato Dda, coordinatore di tutte le inchieste antimafia della zona del Belice e della montagna (Bivona,
Alessandria della Rocca, Cianciana, Cammarata). Venerdì sera, a Bivona nell´aula magna del Liceo classico "L. Pirandello", alla fine di una tavola rotonda sul tema "Presunzione di innocenza e diritto di cronaca", organizzata dal Rotary international distretto 2010 Sicilia - Malta, alla quale ha preso parte tra gli altri proprio Salvatore Vella, ignoti approfittando della temporanea assenza del pubblico ministero dal tavolo dei relatori, hanno inserito un foglio di carta contenente minacce, all’interno dell’agenda del magistrato. Un’azione plateale, compiuta davanti a molte persone che sa di sfida palese. Salvatore Vella che già è sottoposto a misure di protezione, ha denunciato l’accaduto ai carabinieri e ai colleghi magistrati. Indagini sono in corso. Ulteriori particolari nelle prossime ore.
Ignazio Cutrò al "Ribera Social Forum"

25 settembre 2010

L’insostenibile incoerenza di Tonino. Ricandidera' chi ha raggiunto i due mandati?

Nel settembre del 2007 il Presidente dell’Italia dei Valori annunciava con presuntosa ostentazione della propria supposta superiorità morale, la presentazione di un disegno di legge di tre soli articoli secondo i quali: nessun cittadino italiano poteva candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, nessun cittadino italiano poteva essere eletto in Parlamento per più di due legislature e i candidati al Parlamento dovevano essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.

Idee interessanti anche se, in parte, discutibili. Si trattava di proposte di legge elaborate dal movimento di Beppe Grillo lanciate in Rete e sbarcate nelle piazze con il primo V-Day.

Antonio Di Pietro, quindi, sembrava volesse sposare interamente le tesi del comico genovese.

Si trattava di un matrimonio sincero o soltanto di un tentativo (in parte riuscito) di cavalcare la protesta sollevata dal movimento dei grillini?

In quei giorni, il leader del partito dei valori affermava, enfaticamente, che la politica non doveva “diventare una professione, una occasione per pensare alla propria sistemazione” e quindi “gli incarichi elettivi” dovevano“essere temporanei, non oltre due legislature” in modo da favorire “un turn-over, un ricambio, una competizione positiva e non le cariatidi della vecchia Repubblica” ed arrivava a lamentarsi del fatto che dopo aver presentato il disegno di legge “tutti mi dicono bravo bravo ma non lo mettono all’ordine del giorno per votarlo”.

Tonino faceva sul serio o bluffava?

Sapeva che quelle proposte noni sarebbero mai state approvate dal Parlamento italiano e recitava la parte del rivoluzionario solo per allargare la propria base elettorale?

Stava soltanto strumentalizzando le idee e cercando di attrarre i voti del popolo di Grillo?

I fatti potranno consolidare o smentire questa tesi. Basterà vedere i metodi che l’Idv utilizzerà per la composizione delle prossime liste elettorali.

I parlamentari continueranno ad essere nominati dal padrone del partito in assoluta libertà o si escogiteranno modalità di selezione democratica?

Il criterio di selezione sarà ancora una volta la fedeltà alla linea della dirigenza?

Tra i candidati saranno presenti condannati in via definitiva?

Ma il vero banco di prova sarà capire se il buon Tonino rispetterà il secondo punto di quella proposta di legge annunciata con tanto clamore.

Saprà il Presidente dell’Italia dei Valori mandare in pensione (dalla politica) coloro che in Idv hanno già espletato due mandati parlamentari?

Se stesso compreso?

Scorrendo la lista dei parlamentari dipietristi scopriamo che 16 parlamentari su 36 hanno già raggiunto o superato le due legislature. In caso di nuova elezione l’On.le Evangelisti andrebbe verso la sesta legislatura, gli On.li Di Pietro, Donadi, Cambursano, Formisano e Orlando verso la quarta legislatura e gli On.li Borghesi, Cimadoro, Mura, Palomba, Razzi, Belisario, Giambrone, Caforio, Di Nardo e Pedica verso la terza legislatura.

Antonio Di Pietro rispetterà nei fatti ciò che professa con le parole?

Oppure dice di volere un ricambio generazionale in politica e invece nel concreto crea nuove “cariatidi” e trasforma se stesso in un professionista della politica con la poltrona garantita a vita?


08 luglio 2010

Società civile agrigentina indifferente alla notizia della cattura di Falsone. Una provincia arroccata ad una mentalità medievale.

Fernando Asaro, sostituto procuratore della Dda di Palermo è stato chiarissimo, in una intervista rilasciata al Giornale di Sicilia: "Nell'agrigentino vi è una cultura medievale, così non sbocciano i germogli della legalità", "l'occasione dell'arresto di Falsone è troppo importante per non denunciare l'indifferenza della società civile agrigentina alla notizia della cattura del capo provincia della cupola mafiosa. Venti persone fermatesi distrattamente sotto la questura non sono certo simbolo di una reazione e di una coscienza cambiata. Agrigento resta arroccata a mentalità medievali. Di contro, appena pochi mesi fa, una vittoria sportiva è stata dedicata a un mafioso palmese da poco arrestato e poi condannato a 5 anni di reclusione. Credo proprio che ad Agrigento non ci siano quei germogli di legalità che invece cominciano a spuntare altrove".


01 luglio 2010

Lettera aperta ad Antonio Di Pietro per evitare l’imminente scissione


Ricevo e pubblico questa interessante ed illuminante lettera, proveniente da Ravanusa (Agrigento), relativa allo stato in cui versa il partito dell’Italia dei Valori. L’autore è Lillo Massimiliano Musso, componente del direttivo provinciale IDV di Agrigento. Un vero atto di accusa nei confronti della dirigenza nazionale e regionale del partito.

Caro Antonio Di Pietro,
ecco cosa succede in un partito, in qualunque partito, compreso il tuo.

Si incontrano due persone e lo fondano. Coinvolgono altre persone e lo consolidano. Quando il partito inizia ad avere peso, lo blindano, lo controllano, lo posseggono. Le persone che si propongono di farne parte giungono in una struttura cristallizzata in cui ogni nuovo ingresso è percepito come pericolo per chi vi è già. Scattano norme non scritte di conservazione del ruolo e meccanismi di difesa della poltrona calda.


In un partito già strutturato sono ben accette solo due figure di nuove adesioni: quella dei semplici simpatizzanti, che non coltivano alcuna ambizione di rappresentanza politica, e quella dei capi cordata in appoggio alla sussistente gerarchia. Ciò è avvenuto anche in Italia dei Valori sin dalla sua prima connotazione di movimento e si è oggi, i congressi ne sono prova schiacciante, conclamato nel nuovo profilo politico di partito.

Dalla singola sezione cittadina alla struttura nazionale,
il tuo partito è vuoto di democrazia e, a causa di tale lacuna, ha smarrito l’essenza stessa della sua esistenza. Il privilegio del notabile siciliano, la cui abolizione è motivo assorbente di ogni impulso alla vita politica, vale un coordinamento regionale a vita. Se poi questo coordinamento non è stato, regole di statuto alla mano, eletto, lo si chiama commissariamento. Di fatto, Italia dei Valori ha solo commissari o coordinatori designati in congressi con una singola candidatura, e al più con una seconda di facciata. Una fideiussione in favore del partito, sino ad ora, è valsa un dipartimento nazionale e incarichi di ufficio di presidenza, oltre ad un posto in Parlamento. Io come tuo elettore questo non lo voglio!

Perché un partito che non ha democrazia al suo interno non può portare democrazia dentro le Istituzioni. Ecco perché oggi rischi la scissione. Nel partito convivono, per le ragioni nobili della resistenza unitaria nel quadro attuale di forte pericolo per la democrazia, varie anime: alcune vitali, provenienti dall’attivismo civile e dei movimenti e altre mortifere, provenienti dai partiti della prima Repubblica. Le anime del secondo gruppo alimentano nel partito esclusivamente la propria corrente personale ed introducono nei ruoli strategici del partito i propri fedelissimi adottando la raccomandazione e la cooptazione come criteri esclusivi per la selezione della classe dirigente da spendere nel partito, sui territori e nelle Istituzioni.

L’anima movimentista e quella politica in senso stretto, avanguardia d’eccellenza e di nuova generazione, rimangono totalmente estromesse dalla gestione del partito. L’assenza di aree di dibattito politico ostacola il confronto vero su contenuti e forme ed impedisce, ancor più, la formazione di una volontà condivisa. I processi decisionali, quindi, nascono e si consumano nelle segrete stanze delle segreterie di partito. L’elettorato di Italia dei Valori questo non lo vuole!

Un modo siffatto di condurre la politica assimila, infatti, Italia dei Valori a tutti gli altri partiti. Il serpente del potere chiude il cerchio ingoiando la propria coda, è la metafora di un sistema politico dominato da una legge elettorale antidemocratica che preserva i ruoli dei magnifici del partito, a propria volta cooptati dall’alto e non scelti dalla base dei tesserati. L’elettorato di Italia dei Valori questo non lo vuole!

Questa lettera potrebbe apparire maliziosa ed essere interpretata come un attacco personale ad Antonio Di Pietro e come un indebolimento della validità del suo progetto di governo. In verità, è solo una testimonianza di verità. Una testimonianza che rende giustizia, per un attimo, a quanti ogni giorno si trovano a rappresentare dentro ad un partito un’idea di valore. Costoro troppo spesso subiscono lo stesso trattamento che subì Giovanni Falcone, quando gli fu preferito Antonino Meli. Ricordi? In una seduta notturna del Consiglio Superiore della Magistratura Meli fu preferito a Falcone e Paolo Borsellino successivamente tuonò: « Quando Giovanni Falcone solo per continuare il suo lavoro, propose la sua aspirazione a succedere ad Antonino Caponnetto, il CSM, con motivazioni risibili gli preferì il consigliere Antonino Meli. Falcone concorse, qualche Giuda si impegnò subito a prenderlo in giro, e il giorno del mio compleanno il CSM ci fece questo regalo. Gli preferì Antonino Meli». Quanta simmetria tra le segreterie di Idv e il Csm! L’elettorato di Italia dei Valori questo non lo vuole!

Caro Antonio, non so se questa lettera riuscirà a farti capire che le tante lamentele di assenza di democrazia in determinati contesti territoriali non equivalgono ad una mera ricerca di visibilità o al tradimento del partito in cui si è iscritti. Anzi, al contrario, un tale atto di verità è un atto di amore verso un’idea di partito pulito e a partecipazione condivisa. Non è sentimentalismo stupido o idealismo insensato, bensì è l’essenza dell’impegno politico di chi non vuole fare parte di una struttura organizzata per doversi prostrare al senatore di turno. Tu cosa faresti?


Se non ti desti, Antonio, a settembre ci saranno una scissione dal tuo partito e la formazione di un nuovo soggetto politico. E in ogni caso, il sottoscritto uscirà da Idv senza alcun rimorso, se non quello di avere sprecato anni della propria gioventù e della propria esperienza politica nella fedeltà di un progetto poi tradito dal partito. E come me, chissà quanti? Questa lettera rimanga agli atti per la mia biografia ufficiale “ove mai domo, non ho tradito un istante quegli ideali che ancora oggi conservo e preservo, per trasmetterli intatti ai miei figli e alle nuove generazioni e a tutti coloro che vorranno ascoltarli”.

Rimane alla storia l’incapacità oggettiva e la sottigliezza del profilo politico dell’On. Ignazio Messina, capace di annichilire l’entusiasmo di migliaia di iscritti in tutta Italia. Resta immobile nella memoria la presenza dominante e defatigatoria dell’On. Leoluca Orlando Cascio, volto storico di una Sicilia per bene catturata nella Rete e poi bruciata. E quant’altri ciarlatani e tronisti in Idv hanno offeso il sentire comune della maggioranza di tesserati, elettori e uomini di cultura.

La questione morale della politica, intesa questa come problematica attinente alle dinamiche di occupazione delle Istituzioni e asservimento di queste alle logiche personali e di consorterie, deve trovare soluzione, anzitutto, nelle logiche dei partiti politici, mediatori privilegiati della sovranità popolare. In special modo ciò deve avvenire nel partito Italia dei Valori, ove persino il presidente Di Pietro può, e deve, essere continuamente messo in discussione. Per il tuo bene stesso, per essere confermato leader da un popolo che ti segue e ti indirizza, mai supino e pronto a sostenerti nella coerenza ed ammonirti nelle confusioni. L’elettorato di Italia dei Valori vuole questo!


Non esistono super uomini, non esistono dittatori meglio di altri. Se tu, Di Pietro, vuoi essere all’altezza della situazione di un partito con dinamiche veramente democratiche, se vuoi il mio voto, ancor prima del mio impegno politico, e quello di altri milioni di persone dotate di intelligenza sufficiente per capire che qualcosa di notevole nel tuo partito non va, destati ed intervieni con decisione, altrimenti rischierai di lasciare l’opera incompiuta.

In Alto i cuori!

Roma, 29 giugno 2010 Avv. Lillo Massimiliano Musso

26 giugno 2010

03 febbraio 2010

Francesca Tomasini sfida i vertici IDV

Francesca Tomasini lancia in Rete il suo secondo video-messaggio per raccontare la propria esperienza all'interno dell' Italia de Valori. Un atto di accusa molto duro e preciso nei confronti dei vertici del partito ed una presa di coscienza dei valori della militanza. Un discorso che ogni iscritto, militante o simpatizzante dell' IDV dovrebbe ascoltare. Un punto di partenza importante per una riflessione seria sulla deriva involutiva che sta stravolgendo i valori fondanti del partito:

Guarda il video messaggio:



Trascrizione:

"Dopo aver diffuso in rete un primo video, intitolato “S.O.S. Italia dei Valori”, ho deciso di realizzarne un altro: questo. Attraverso il quale approfitto per comunicare a chi ha seguito la mia vicenda di aver momentaneamente - e solo momentaneamente - sospeso la pubblicazione della mia documentazione sul blog www.francescatomasini.info . E non senza un perché.

Nel frattempo, nel dicembre del 2009, mi è venuta la balzana idea di domandare i verbali degli ultimi Consigli direttivi regionali tenutisi in Friuli, nonché di un'assemblea di partito del settembre 2008. Mi ha risposto il Coordinatore regionale dicendomi che la richiesta non poteva essere accolta. Questo a ricordo ed in nome della famosa trasparenza.
Dopodiché mi ha comunicato che, sulla base di un deliberato dell’Ufficio di Presidenza risalente allo scorso giugno 2009, ribadito a più riprese nell’Esecutivo Nazionale, starebbe valutando la compatibilità della permanenza della sottoscritta quale aderente di Italia dei Valori.
Quindi una cosa del genere, dopo tutto il casino che ho fatto, io la vengo a sapere, anzi a scoprire, a distanza di 6 mesi. E per puro caso.
Ed è curioso davvero perché, a fine maggio 2009, consegnavo personalmente una lettera in mano al Presidente Antonio Di Pietro, ricevendo poi dallo stesso un'email di stima - mai successivamente smentita - in cui il Presidente riconosceva nelle mie dimissioni da consigliere comunale un atto di coraggio e di denuncia che mi aveva fatto onore. Queste le sue testuali parole.
Preciso che la mia era una lettera di denuncia rispetto alla conduzione locale del Suo partito.

Che dire: evidentemente la comunicazione interna, come del resto la coerenza, con l'IdV poco c'azzeccano...

Io credo proprio che non ci siamo capiti, Presidente Di Pietro.

Mi sono spesa come consigliere comunale, peraltro in una posizione gravosa, quella dell'opposizione autonoma, ero capogruppo di me stessa, solissima in Consiglio, dovevo presenziare a tutte le commissioni, il partito non mi pagava nemmeno l'abbonamento al Messaggero locale, dovevo esprimermi sulle questioni più svariate (e tengo a precisare che nel Comune di Maniago, le questioni da affrontare - per chi ricopre una posizione come quella che ricoprivo io in Consiglio - oltre che svariate, erano e sono, soprattutto dal punto di vista ambientale, serissime!), al contempo dovevo lottare all'interno del mio stesso partito per pretendere semplicemente il rispetto di ciò che all'esterno continuava ad essere proclamato, ho raccolto firme nei banchetti, mi sono dannata a mendicare consulenze tecniche bussando alla porta di un esperto piuttosto che di un altro.
Tempo, soldi, energie, tutto a mie spese.
Ho anche lavorato (per niente!) come componente della commissione di revisione dello Statuto regionale, portando alla luce cosa davvero significhi, nel sistema attuale, svolgere in modo serio e dignitoso il complicato ruolo del consigliere comunale, specie se di opposizione e in posizione autonoma, con un gettone di presenza da 41 euro che non è sufficiente nemmeno a ripagarsi delle telefonate che si fanno. Ma l'unico risultato è stato quello di sprecare inutilmente altro sudore, visto che la bozza dello Statuto non è mai stata portata all'attenzione dell'Assemblea regionale.
E, alla fine, dopo aver semplicemente chiesto l'indispensabile collaborazione interna di cui necessitavo, dopo non essere mai stata ascoltata, ma anzi ostacolata, di recente vengo addirittura diffamata pubblicamente, a mezzo stampa, per aver detto la pura e semplice verità anche, ma non solo, rispetto ad un silenzio troppo a lungo mantenuto dal partito a fronte di una questione ambientale prioritaria e riguardante la tutela della salute pubblica nella zona in cui vivo (tra parentesi, la trasformazione del cementificio locale in un inceneritore).

No Presidente, mi sa proprio che non ci siamo capiti.
Il fatto è che voi lo sapete, lo sapete bene, che le forze, il tempo e i mezzi a disposizione di semplici militanti che pretendono coerenza tra il dire e il fare e che, a un certo punto, esigono delle risposte dal partito - perché di questo poi si tratta - sono insignificanti rispetto ai vostri.
Lo sapete scientificamente e dal principio che la battaglia è impari.
Tanto ci pensa il sistema a schiacciare in silenzio chiunque provi sul serio a scalfirlo dall'interno, non è vero?
Presidente Di Pietro, la totale indifferenza mantenuta da Lei e dalla Sua dirigenza, compresa Sonia Alfano (peraltro messa a conoscenza del mio specifico caso!), il vostro silenzio di fronte alle più che legittime domande sollevate da molti tesserati, nonché dal gruppo “S.O.S Italia dei Valori” spontaneamente sorto in rete e da voi completamente ignorato - anche se attentamente osservato, questo lo sappiamo - è ormai inaccettabile ed ingiustificabile.

E che ci dice, Presidente, dei diritti di informazione di tutti i tesserati riguardo ai fondi elettorali del partito, che sono piovuti a milioni di euro e della cui gestione mi risulta non si sappia nulla, ad eccezione di poste di rendiconto ingenti quanto generiche e indecifrabili?

E' vero che i rendiconti sono stati approvati soltanto da Lei, senza nessun controllo?

E' vero che Lei ha costituito, assieme ad un familiare e ad un fiduciario, un soggetto giuridico diverso rispetto al partito e che però ne porta lo stesso nome?

Chi pretende trasparenza nei bilanci, chi riveste ruoli di direzione e di responsabilità all'interno di qualunque partito, ma soprattutto un ex magistrato che si è fatto conoscere per l'assoluta intransigenza applicata nei confronti altrui, deve dare risposte esaustive ed inequivocabili a domande come queste, giustificando anche l'ultimo centesimo di euro.

Concludendo, oggettivamente, io a questa tessera non so più che valore dare. Però VOGLIO che qualcuno abbia il coraggio di buttarmi fuori dal partito quando, a breve, ne chiederò il rinnovo. A quel punto sarò davvero curiosa, Presidente Di Pietro, di vedere quale trattamento mi verrà riservato.

Sia chiaro però, con o senza questa tessera, la mia battaglia andrà avanti comunque, perché non si tratta di una battaglia contro l'IdV. Si tratta della MIA di battaglia, di quella per i principi nei quali - da sempre - e veramente, io credo.
Come tutti quei giovani che, ugualmente a me, hanno diritto di sperare in un futuro migliore.
Se poi il miracolo dovesse mai avvenire e questo partito resuscitasse nel vero senso del termine, beh allora persone come Elisabetta Di Carlo, Anna Rivelli, Massimo Barberio, Fabrizio Chitti, Manuela Cappello (tanto per citare solo alcuni tra dissidenti o ex dissidenti), anziché bistrattarle, le andrete a cercare col lanternino. Ammesso che siano ancora disponibili o interessate.
In ogni caso, su un tale miracolo, ho personalmente fortissime e motivate perplessità.
Di sicuro io - che a questa Italia dei Valori ho soltanto dato, mettendoci anche la faccia, io che come tantissimi altri sono andata con il ghiaccio sulla strada a raccogliere firme contro il Lodo Alfano - il trattamento denigratorio che alla fine ho dovuto subire e che mi è stato riservato da un coordinatore provinciale ex Udeur, oltre a non meritarlo, non lo accetto davvero.

(Pezzo musicale di sottofondo in chiusura)

Sono entrata in un partito perché, oltre a identificarmi in determinati principi, ero convinta che da sola – cioè senza una struttura alle spalle – sarebbe stato tutto molto più difficile, diciamo pure impossibile. Come in effetti è.
Poi ho scoperto che per far morire qualcuno in politica non serve molto: basta l’isolamento.
Tanto che, ad un certo punto, a uno restano solo due possibilità: ADEGUARSI oppure ANDARSENE.
Nel mio piccolo, in Consiglio, ho resistito finché ho potuto ed anche di più.
Ma francamente, non si può accettare di venire sfruttati, ostacolati e lasciati soli nel proprio impegno, mentre le istanze che raccogli non vengono né ascoltate né discusse nelle dovute sedi istituzionali e di partito, alla faccia tua, del programma sottoscritto e dei cittadini che rappresenti.
Credo che i partiti siano dei contenitori indispensabili.
Ma i partiti - tutti - oltre a selezionare i migliori elementi, usando come criteri primari quelli dell’onestà intellettuale, delle capacità, delle competenze e del coraggio, inteso come vera forma di indipendenza, dovrebbero incominciare ad essere organicamente utili per servire seriamente a qualcosa, venendo peraltro gestiti in modo davvero trasparente e democratico.
I partiti si devono occupare di sostenere, nel senso più ampio del termine, l’azione politica di chi, all’interno delle istituzioni, soprattutto a livello comunale, è tenuto a rappresentare il cittadino.
Sottolineo la dimensione comunale in quanto, a fronte dell’esperienza vissuta, so bene quanto il lavoro, lì, sia oltre modo impegnativo e di grande responsabilità.
Tutto questo, affinché l’attività di ascolto e di rappresentanza possa esplicarsi in modo onesto, oltre che qualitativamente valido. E non già mediante una semplice alzata di mano a favore o contro questioni di cui, spesso, si ignora la portata e persino la gravità".

DESIDERO ESPRESSAMENTE ESSERE ANNOVERATA
TRA I DISSIDENTI IDV CHE IL PRESIDENTE DI PIETRO,
SENZA NEMMENO IL CORAGGIO DI CHIAMARLI PER NOME E COGNOME,
HA RECENTEMENTE E PUBBLICAMENTE DEFINITO:
“PICCOLE PERSONE”.

IO SONO UNA DI QUELLE.


Dedicato
esclusivamente
a chi non ha padroni.
www.francecatomasini.info

23 gennaio 2010

Raccolta firme: "Europa sicura per Rosario Crocetta"

Dopo la scoperta dell'ennesimo vile tentativo, da parte della mafia, di assassinare Rosario Crocetta e consapevoli del rifiuto delle autorità belghe di assicurare un servizio di protezione all'europarlamentare. Considerato che la Commissione Europea, il Consiglio dell'Unione Europea ed una delle sedi del Parlamento Europeo si trovano a Bruxelles, in pieno territorio belga, e che Rosario Crocetta è uno dei parlamentari maggiormente presenti alle sedute dell'europarlamento, la triste conclusione è che: l'On.le Rosario Crocetta si trova in gravissimo pericolo di vita proprio quando decide di esercitare le sue legittime prerogative politiche. Si delinea, quindi, una lesione del diritto al libero esercizio delle proprie funzioni politiche di eurodeputato italiano. Carica attribuita elettivamente dal popolo. Le autorità italiane ed europee hanno il dovere di intervenire immediatamente, pena l'illegittimità della stessa attività dell'Europarlamento. In favore del politico siciliano è nato il comitato "Europa sicura per Rosario Crocetta" ed una raccolta di firme:


18 dicembre 2009

Le agende rosse siano apartitiche - Rompere l'abbraccio con Idv

Il popolo delle agende rosse è un grande movimento nato dal basso al fine di chiedere verità e giustizia riguardo alla strage di via D'Amelio. Una strage di stampo politico-mafioso sulla quale si fonda la seconda Repubblica. Un movimento nato dal coraggio e dalla stete di giustizia di Salvatore Borsellino. Un movimento di persone oneste che pretendono la verità.


L'altro giorno ho ascoltato una dichiarazione di Antonio Di Pietro che mi ha fatto riflettere:

Intervistatore: "Riuscirà a fare pulizia interna all'interno dell'Idv come chiede Salvatore Borsellino?" - Risposta di A. Di Pietro: "Chieda a Salvatore Borsellino e vedrà che le dirà che non solo noi non abbiamo granchè da pulire ma quel poco che avevamo l'abbiamo già fatto abbondantemente...".

Salvatore Borsellino non può diventare il garante di una presunta pulizia interna dell'IDV. Salvatore non ha le informazioni per garantire che in Idv tutto sia eticamente sostenibile.

Le agende rosse devono diventare apartitiche se vogliono continuare a svolgere il proprio ruolo con efficacia. Nessuna bandiera politica deve offuscare la potenza del messaggio lanciato dal movimento. Salvatore Borsellino è e deve rimanere il vero punto di riferimento della nostra lotta. Il suo urlo non deve essere strumentalizzato da nessuno.

Bisogna rompere l'abbraccio con l'IDV.

Antonio Di Pietro non risponde alle questioni sollevate dall'articolo di Micromega. I militanti storici sono in rivolta a causa dello scarsissimo livello di democrazia interna e dall'autoritarismo con il quale viene gestito il partito. I politici transfughi di altri partiti vengono subito premiati con importanti incarichi e candidature. Indipendentemente dal partito di provenienza. E poi la gestione economica del partito: è moralmente accettabile che i soldi dei rimborsi elettorali (somme ingenti) vengano gestiti da una associazione parallela ma separata dal movimento politico Italia dei Valori? e che questa associazione sia formata soltanto da tre persone? e che queste tre persone siano Di Pietro, Mura e Mazzoleni?

Io penso di no.

Le agende rosse camminino da sole. Non diventino il bacino elettorale di nessuno. L'urlo sarà più forte e travolgerà il silenzio.

26 novembre 2009

Intimidazioni di stampo politico. L'On.le Totò Cascio ad un giornalista della redazione di Rmk: "Non ti permettere più di fare domande del genere"

Calogero Parlapiano, giornalista della redazione saccense RMK, rivolge all'On.le Totò Cascio (deputato regionale siciliano UDC) una semplice domanda. Il politico si rifiuta (legittimamente) di rispondere e poi tenta di intimidire il cronista con queste incredibili parole:"Non ti permettere più di fare domande del genere". Tutto nasce dalle rivelazioni del neo-pentito di mafia Calogero Rizzuto, ex reggente del mandamento mafioso di Sambuca di Sicilia (in prov. di Agrigento). Secondo i verbali, pubblicati in esclusiva dal settimanale "Grandangolo", il collaboratore di giustizia avrebbe affermato che, alle scorse elezioni regionali, il presunto capo-mandamento di Ribera e Lucca Sicula gli avrebbe chiesto di votare per Cascio. Da buon giornalista, Calogero Parlapiano, chiede un commento sulla vicenda. La reazione è la peggiore immaginabile. Forse conviene rammentare all'On.le Totò Cascio che esistono ancora giornalisti liberi che decidono in piena autonomia le domande da porre al politico di turno e non si piegano a diventare semplici esecutori della volontà dei potenti. La reazione scomposta dell'On.le Cascio, nei confronti del giornalista, ricorda la reazione che, il suo mentore politico On.le Totò Cuffaro, ebbe alcuni anni fa nei confronti della platea di giornalisti e magistrati del programma Samarcanda. Che sia un vizio di cordata?

Questo blog esprime la più totale solidarietà a Calogero Parlapiano ed a tutta la redazione giornalistica di RMK.

GUARDA IL VIDEO





11 novembre 2009

Gennaio 2009: Il Pd salva Cosentino. Ecco i nomi dei parlamentari.

Nel gennaio 2009 la Camera respinse una mozione che chiedeva le dimissioni del sottosegretario accusato di fiancheggiare il clan camorristico dei "Casalesi". La bocciatura fu dovuta al comportamento di una nutrita pattuglia di parlamentari del Pd: astensioni, uscite dall'aula, assenze e voto contrario. Se il Pd avesse votato in modo compatto la mozione sarebbe passata a causa delle assenze nel Pdl.

Ecco i nomi dei parlamentari del Pd che hanno salvato Cosentino:

Hanno votato contro: Capano e Sposetti.

Si sono astenuti: Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti, Zunino

Non hanno partecipato al voto, nonostante in giornata fossero presenti in aula: Tenaglia, Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzillotta, Letta Enrico, Morassut, Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini, Cuomo, D'Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico.

Erano assenti: Veltroni, Bersani, Colaninno, D'Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari.

Risultavano "in missione": Fassino, Migliavacca, Bindi, Albonetti, Barbi, Farina, Rigoni.

Di queste ore la notizia della richiesta di arresto da parte del gip. Si attende la decisione della giunta per le autorizzazioni della Camera.

Ma chi volete prendere in giro?

02 novembre 2009

Le cinque domande di Salvatore Borsellino all'Italia dei Valori

1) Di Pietro ha detto in una intervista che nelle liste di IDV non c'è un solo caso di incandidabilità, di immoralità e che tutti gli eletti e i candidati hanno il certificato penale al seguito, precisando che si intende per "immoralità" l'essere condannato con sentenza definitiva. Si rende conto l’Idv che, secondo questa lettura, un personaggio come Marcello Dell'Utri, non ancora condannato in via definitiva, sarebbe da ritenersi candidabile?

2) Nella stessa intervista Di Pietro ha affermato che Orazio Schiavone non è "neanche più condannato" perché il suo reato, secondo la "normativa successiva non è più neanche reato". Lei ritiene che l’Idv possa candidare persone che hanno commesso reati che tuttavia, grazie alle depenalizzazioni del governo Berlusconi – ad esempio il falso in bilancio – "non sono più neanche reati"? Per quanto riguarda Porfidia, Di Pietro dice che non è vero che è indagato per il 426 bis, ma per un "banalissimo abuso d'ufficio" di quando era sindaco. Non pensa che la base di IDV, soprattutto i giovani, vogliano essere rappresentati da persone che non abbiano commesso neanche dei "banalissimi abusi"?

3) Di Pietro ha affermato che su 2500 eletti nell'IDV ci sono appena 32 persone che provengono da esperienze politiche precedenti. La cifra sembra molto bassa, ma se anche fosse, non pensa che sia un problema che queste persone abbiano in parecchi casi una storia caratterizzata da disinvolti salti da uno schieramento all'altro che dimostrano, se non altro, una spiccata tendenza all'opportunismo e al trasformismo?

4) Nel raduno di Vasto sono intervenuto dicendo che per la prima volta avevo accettato di partecipare ad un raduno nazionale di un partito perché in quel partito mi sentivo a casa mia e con me si sentivano “a casa” i tanti giovani che si riconoscono nel movimento delle "Agende Rosse". Dissi anche che mi sarei sentito a casa mia fino a quando anche quei giovani si fossero sentiti a casa loro. Possiamo sperare, sia io che questi giovani, che il processo in atto per fare veramente diventare IDV il partito della Giustizia, della Legalità, della Società Civile prosegua ed arrivi a compimento in maniera da farci sentire "definitivamente" a casa nostra?

5) Non pensa che sarebbe necessario dare una ulteriore spinta alla "democratizzazione" interna arrivando a pensare ad un segretario eletto dalla base attraverso delle "primarie"? Negli incontri che faccio in tutte le regioni d'Italia, per la maggior parte organizzati da giovani, raccolgo un diffuso senso di disagio: molti sono entrati con entusiasmo in IDV ma oggi si sentono scoraggiati perchè non hanno la possibilità, a causa degli ostacoli posti dai dirigenti locali del partito, di tradurre in attività concreta la loro adesione. Non crede che questa situazione possa portare questi giovani ad un passo indietro rispetto alla loro militanza in IDV, e a frenare l’ingresso di tanti altri giovani che potrebbero essere una iniezione di forze nuove, attive e spesso entusiaste?

ATTENDIAMO RISPOSTA





23 settembre 2009

La marcia delle agende rosse

di Salvatore Borsellino

"A Paolo Palermo non piaceva, ma imparò ad amarla per poterla cambiare e per la sua città e per l'Italia tutta ha sacrificato la sua vita.
A noi questa Italia che a 17 anni dal suo sacrificio non ha ancora ne' saputo ne' voluto trovare i veri responsabili di quella strage, non piace, ma la amiamo profondamente e vogliamo che il sogno di Paolo si realizzi, vogliamo sentire quel fresco profumo di libertà per cui Paolo e suoi ragazzi sono andati coscientemente incontro alla morte e non quel puzzo di compromesso morale, di indifferenza, di contiguità e di complicità che oggi ammorba il nostro paese.
Vogliamo poter chiamare eroi Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo e Walter e non che qualcuno ardisca chiamare con questo nome un assassino come Vittorio Mangano, anche se di eroi vorremmo che il nostro paese non avesse mai più bisogno.
Vogliamo vivere in un paese in cui la legge sia eguale per tutti e non in un paese in cui c'è una legge per i potenti e una legge per i deboli, vogliamo vivere in un paese che rispetti i sacri principi della nosta Costituzione, non che li stravolga e che stravolga i principi morali, di solidarietà, di accoglienza che da sempre hanno contraddistinto il nostropopolo.
Vogliamo vivere in un paese in cui sia rispettato il principio stabilito dai Padri Costituenti della separazione dei poteri dello Stato e non in un paese in cui i Magistrati vengano quotidinamente accusati dal Presidente del Consiglio di essere dei deviati mentali. E vogliamo che questo sia "questo paese" e non "un altro paese".
Se oggi tanti dei nostri giovani hanno ricominciato a incitare alla RESISTENZA vuol dire che sentono che il nostro paese sta sempre più scivolando verso il baratro di un regime e che sono pronti a lottare perchè il loro futuro sia un futuro di LIBERTA', di VERITA' e di GIUSTIZIA".

Salvatore Borsellino e i giovani delle "Agende Rosse"
Vi aspettiamo sabato 26 Settembre a Roma, raduno ore 14:00 Piazza Bocca della Verità

10 settembre 2009

Berlusconi denunci i cospiratori

La cospirazione (anche complotto o congiura) è l'azione condotta da più persone per stabilire un accordo segreto al fine di modificare, sovvertire, cambiare radicalmente, a volte con uso di mezzi violenti e coercitivi, un regime, uno stato, una situazione politica o di altro tipo. Cospirare contro il Premier è quindi una gravissima attività di eversione politica severamente punita dal codice penale.

Se il Premier ha notizia di cospirazione deve denunciare la cosa immediatamente all'autorità giudiziaria competente. Non è in alcun modo tollerabile che faccia ricorso a indistinte e generiche denunce mediatiche. La sovversione si batte con le indagini e gli arresti e non con improbabili proclami.

Berlusconi denunci i cospiratori. Il Premier ha lanciato le sue accuse contro le procure di Palermo e di Milano. Se pensa che Ingroia o Messineo o la Boccassini o altri siano dei pericolosi cospiratori corra a denunciarli alla procura competente e consegni le prove in suo possesso. In caso contrario, lasci lavorare in pace i magistrati che sono in prima linea nella lotta alla mafia e cercano di far emergere la verità su quelle stragi indegne nelle quali pezzi di Stato "cospirarono" con Cosa Nostra.

Delegittimare chi sta in trincea a combattere una battaglia che dovrebbe essere di tutti è gravissimo. I cittadini italiani hanno il dovere di sapere chi furono i traditori "istituzionali" che favorirono le stragi del 92 e 93. La Seconda Repubblica non può continuare a reggersi sul sangue innocente.


27 luglio 2009

Omertà di Stato

I progressi investigativi sulla trattativa fra lo Stato e la mafia stanno creando paura negli ambienti politici interessati. Si tratta di fatti gravissimi che meriterebbero attenzione e collaborazione da parte delle Istituzioni. Onorare i caduti per mano mafiosa significa fare piena luce sulle collaborazioni esterne alle stragi. Il 19 luglio scorso le Istituzioni hanno disertato via D'Amelio. Hanno avuto paura dello sventolìo delle agende rosse. Un errore imperdonabile. Viviamo in un paese dove le Istituzioni sono spesso reticenti. Nicola Mancino, vice-presidente del Csm, sta cambiando più volte versione relativamente al suo presunto incontro con il giudice Paolo Borsellino e all'ipotesi di trattativa Stato-mafia. Luciano Violante, dopo 17 anni, ritrova la memoria su una importantissima richiesta di incontro da parte di Don Vito Ciancimino. Intermediario il colonnello Mori. E poi ci sono le dichiarazioni di Claudio Martelli (ministro della giustizia durante le stragi del 92'): "Io e Scotti eravamo impegnati in uno scontro frontale con la mafia. Ma altre parti di Stato pensavano che le cose si potevano aggiustare se la mafia rinunciava al terrorismo e lo Stato evitava di dargli il colpo decisivo. In quel clima qualcuno sposta Scotti dall'Interno alla Farnesina e pensa pure di levare dalla Giustizia Martelli che però dice no". Quali altre parti di Stato? Chi sposta il ministro dell'Interno? Fuori i nomi signor Martelli. Siamo stanchi dei vostri silenzi. Basta con l'omertà di Stato!

15 luglio 2009

Iniziamo malissimo: Schifani commemora Borsellino

scritto da freesud

Il 19 luglio si avvicina. Dopo 17 anni i morti di via D'Amelio attendono ancora che sia fatta vera giustizia. Le carte processuali, i pentiti, i depistaggi, le omissioni e i buchi neri parlano chiaro. Ci fu una collaborazione tra Cosa Nostra ed entità esterne. Fu una strage di Stato. I mandanti veri rimangono a volto coperto. L'agenda rossa è l'arma di ricatto che governa il paese. Loro, i politici, sorvolano. Commemorano e volteggiano intorno alle bare. Si riempono la bocca di brani scelti dalle parole di Paolo cercando di calare il sipario sulle tombe dei martiri. Provano a sigillare quelle casse vuote. Il signor Renato Schifani ricorda solo alcune parole di Paolo. Con una scelta, a mio avviso, strumentale sostiene che secondo Borsellino "il giudice deve non solo apparire ma soprattutto essere imparziale, senza mostrare mai all'esterno le proprie ideologie". Parole sante. Sarebbe interessante, però, che il signor Schifani, eminente gerarca del PDL, ricordasse al popolo italiano l'insegnamento di Paolo maggiormente disatteso dalla classe politica italiana. Ignorato dal partito di Schifani, dai suoi alleati e da se stesso:

Insegnamento di Paolo Borsellino ignorato dai politici

"L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perchè ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati."