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18 dicembre 2009

Le agende rosse siano apartitiche - Rompere l'abbraccio con Idv

Il popolo delle agende rosse è un grande movimento nato dal basso al fine di chiedere verità e giustizia riguardo alla strage di via D'Amelio. Una strage di stampo politico-mafioso sulla quale si fonda la seconda Repubblica. Un movimento nato dal coraggio e dalla stete di giustizia di Salvatore Borsellino. Un movimento di persone oneste che pretendono la verità.


L'altro giorno ho ascoltato una dichiarazione di Antonio Di Pietro che mi ha fatto riflettere:

Intervistatore: "Riuscirà a fare pulizia interna all'interno dell'Idv come chiede Salvatore Borsellino?" - Risposta di A. Di Pietro: "Chieda a Salvatore Borsellino e vedrà che le dirà che non solo noi non abbiamo granchè da pulire ma quel poco che avevamo l'abbiamo già fatto abbondantemente...".

Salvatore Borsellino non può diventare il garante di una presunta pulizia interna dell'IDV. Salvatore non ha le informazioni per garantire che in Idv tutto sia eticamente sostenibile.

Le agende rosse devono diventare apartitiche se vogliono continuare a svolgere il proprio ruolo con efficacia. Nessuna bandiera politica deve offuscare la potenza del messaggio lanciato dal movimento. Salvatore Borsellino è e deve rimanere il vero punto di riferimento della nostra lotta. Il suo urlo non deve essere strumentalizzato da nessuno.

Bisogna rompere l'abbraccio con l'IDV.

Antonio Di Pietro non risponde alle questioni sollevate dall'articolo di Micromega. I militanti storici sono in rivolta a causa dello scarsissimo livello di democrazia interna e dall'autoritarismo con il quale viene gestito il partito. I politici transfughi di altri partiti vengono subito premiati con importanti incarichi e candidature. Indipendentemente dal partito di provenienza. E poi la gestione economica del partito: è moralmente accettabile che i soldi dei rimborsi elettorali (somme ingenti) vengano gestiti da una associazione parallela ma separata dal movimento politico Italia dei Valori? e che questa associazione sia formata soltanto da tre persone? e che queste tre persone siano Di Pietro, Mura e Mazzoleni?

Io penso di no.

Le agende rosse camminino da sole. Non diventino il bacino elettorale di nessuno. L'urlo sarà più forte e travolgerà il silenzio.

26 novembre 2009

Intimidazioni di stampo politico. L'On.le Totò Cascio ad un giornalista della redazione di Rmk: "Non ti permettere più di fare domande del genere"

Calogero Parlapiano, giornalista della redazione saccense RMK, rivolge all'On.le Totò Cascio (deputato regionale siciliano UDC) una semplice domanda. Il politico si rifiuta (legittimamente) di rispondere e poi tenta di intimidire il cronista con queste incredibili parole:"Non ti permettere più di fare domande del genere". Tutto nasce dalle rivelazioni del neo-pentito di mafia Calogero Rizzuto, ex reggente del mandamento mafioso di Sambuca di Sicilia (in prov. di Agrigento). Secondo i verbali, pubblicati in esclusiva dal settimanale "Grandangolo", il collaboratore di giustizia avrebbe affermato che, alle scorse elezioni regionali, il presunto capo-mandamento di Ribera e Lucca Sicula gli avrebbe chiesto di votare per Cascio. Da buon giornalista, Calogero Parlapiano, chiede un commento sulla vicenda. La reazione è la peggiore immaginabile. Forse conviene rammentare all'On.le Totò Cascio che esistono ancora giornalisti liberi che decidono in piena autonomia le domande da porre al politico di turno e non si piegano a diventare semplici esecutori della volontà dei potenti. La reazione scomposta dell'On.le Cascio, nei confronti del giornalista, ricorda la reazione che, il suo mentore politico On.le Totò Cuffaro, ebbe alcuni anni fa nei confronti della platea di giornalisti e magistrati del programma Samarcanda. Che sia un vizio di cordata?

Questo blog esprime la più totale solidarietà a Calogero Parlapiano ed a tutta la redazione giornalistica di RMK.

GUARDA IL VIDEO





11 novembre 2009

Gennaio 2009: Il Pd salva Cosentino. Ecco i nomi dei parlamentari.

Nel gennaio 2009 la Camera respinse una mozione che chiedeva le dimissioni del sottosegretario accusato di fiancheggiare il clan camorristico dei "Casalesi". La bocciatura fu dovuta al comportamento di una nutrita pattuglia di parlamentari del Pd: astensioni, uscite dall'aula, assenze e voto contrario. Se il Pd avesse votato in modo compatto la mozione sarebbe passata a causa delle assenze nel Pdl.

Ecco i nomi dei parlamentari del Pd che hanno salvato Cosentino:

Hanno votato contro: Capano e Sposetti.

Si sono astenuti: Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti, Zunino

Non hanno partecipato al voto, nonostante in giornata fossero presenti in aula: Tenaglia, Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzillotta, Letta Enrico, Morassut, Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini, Cuomo, D'Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico.

Erano assenti: Veltroni, Bersani, Colaninno, D'Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari.

Risultavano "in missione": Fassino, Migliavacca, Bindi, Albonetti, Barbi, Farina, Rigoni.

Di queste ore la notizia della richiesta di arresto da parte del gip. Si attende la decisione della giunta per le autorizzazioni della Camera.

Ma chi volete prendere in giro?

02 novembre 2009

Le cinque domande di Salvatore Borsellino all'Italia dei Valori

1) Di Pietro ha detto in una intervista che nelle liste di IDV non c'è un solo caso di incandidabilità, di immoralità e che tutti gli eletti e i candidati hanno il certificato penale al seguito, precisando che si intende per "immoralità" l'essere condannato con sentenza definitiva. Si rende conto l’Idv che, secondo questa lettura, un personaggio come Marcello Dell'Utri, non ancora condannato in via definitiva, sarebbe da ritenersi candidabile?

2) Nella stessa intervista Di Pietro ha affermato che Orazio Schiavone non è "neanche più condannato" perché il suo reato, secondo la "normativa successiva non è più neanche reato". Lei ritiene che l’Idv possa candidare persone che hanno commesso reati che tuttavia, grazie alle depenalizzazioni del governo Berlusconi – ad esempio il falso in bilancio – "non sono più neanche reati"? Per quanto riguarda Porfidia, Di Pietro dice che non è vero che è indagato per il 426 bis, ma per un "banalissimo abuso d'ufficio" di quando era sindaco. Non pensa che la base di IDV, soprattutto i giovani, vogliano essere rappresentati da persone che non abbiano commesso neanche dei "banalissimi abusi"?

3) Di Pietro ha affermato che su 2500 eletti nell'IDV ci sono appena 32 persone che provengono da esperienze politiche precedenti. La cifra sembra molto bassa, ma se anche fosse, non pensa che sia un problema che queste persone abbiano in parecchi casi una storia caratterizzata da disinvolti salti da uno schieramento all'altro che dimostrano, se non altro, una spiccata tendenza all'opportunismo e al trasformismo?

4) Nel raduno di Vasto sono intervenuto dicendo che per la prima volta avevo accettato di partecipare ad un raduno nazionale di un partito perché in quel partito mi sentivo a casa mia e con me si sentivano “a casa” i tanti giovani che si riconoscono nel movimento delle "Agende Rosse". Dissi anche che mi sarei sentito a casa mia fino a quando anche quei giovani si fossero sentiti a casa loro. Possiamo sperare, sia io che questi giovani, che il processo in atto per fare veramente diventare IDV il partito della Giustizia, della Legalità, della Società Civile prosegua ed arrivi a compimento in maniera da farci sentire "definitivamente" a casa nostra?

5) Non pensa che sarebbe necessario dare una ulteriore spinta alla "democratizzazione" interna arrivando a pensare ad un segretario eletto dalla base attraverso delle "primarie"? Negli incontri che faccio in tutte le regioni d'Italia, per la maggior parte organizzati da giovani, raccolgo un diffuso senso di disagio: molti sono entrati con entusiasmo in IDV ma oggi si sentono scoraggiati perchè non hanno la possibilità, a causa degli ostacoli posti dai dirigenti locali del partito, di tradurre in attività concreta la loro adesione. Non crede che questa situazione possa portare questi giovani ad un passo indietro rispetto alla loro militanza in IDV, e a frenare l’ingresso di tanti altri giovani che potrebbero essere una iniezione di forze nuove, attive e spesso entusiaste?

ATTENDIAMO RISPOSTA





23 settembre 2009

La marcia delle agende rosse

di Salvatore Borsellino

"A Paolo Palermo non piaceva, ma imparò ad amarla per poterla cambiare e per la sua città e per l'Italia tutta ha sacrificato la sua vita.
A noi questa Italia che a 17 anni dal suo sacrificio non ha ancora ne' saputo ne' voluto trovare i veri responsabili di quella strage, non piace, ma la amiamo profondamente e vogliamo che il sogno di Paolo si realizzi, vogliamo sentire quel fresco profumo di libertà per cui Paolo e suoi ragazzi sono andati coscientemente incontro alla morte e non quel puzzo di compromesso morale, di indifferenza, di contiguità e di complicità che oggi ammorba il nostro paese.
Vogliamo poter chiamare eroi Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo e Walter e non che qualcuno ardisca chiamare con questo nome un assassino come Vittorio Mangano, anche se di eroi vorremmo che il nostro paese non avesse mai più bisogno.
Vogliamo vivere in un paese in cui la legge sia eguale per tutti e non in un paese in cui c'è una legge per i potenti e una legge per i deboli, vogliamo vivere in un paese che rispetti i sacri principi della nosta Costituzione, non che li stravolga e che stravolga i principi morali, di solidarietà, di accoglienza che da sempre hanno contraddistinto il nostropopolo.
Vogliamo vivere in un paese in cui sia rispettato il principio stabilito dai Padri Costituenti della separazione dei poteri dello Stato e non in un paese in cui i Magistrati vengano quotidinamente accusati dal Presidente del Consiglio di essere dei deviati mentali. E vogliamo che questo sia "questo paese" e non "un altro paese".
Se oggi tanti dei nostri giovani hanno ricominciato a incitare alla RESISTENZA vuol dire che sentono che il nostro paese sta sempre più scivolando verso il baratro di un regime e che sono pronti a lottare perchè il loro futuro sia un futuro di LIBERTA', di VERITA' e di GIUSTIZIA".

Salvatore Borsellino e i giovani delle "Agende Rosse"
Vi aspettiamo sabato 26 Settembre a Roma, raduno ore 14:00 Piazza Bocca della Verità

10 settembre 2009

Berlusconi denunci i cospiratori

La cospirazione (anche complotto o congiura) è l'azione condotta da più persone per stabilire un accordo segreto al fine di modificare, sovvertire, cambiare radicalmente, a volte con uso di mezzi violenti e coercitivi, un regime, uno stato, una situazione politica o di altro tipo. Cospirare contro il Premier è quindi una gravissima attività di eversione politica severamente punita dal codice penale.

Se il Premier ha notizia di cospirazione deve denunciare la cosa immediatamente all'autorità giudiziaria competente. Non è in alcun modo tollerabile che faccia ricorso a indistinte e generiche denunce mediatiche. La sovversione si batte con le indagini e gli arresti e non con improbabili proclami.

Berlusconi denunci i cospiratori. Il Premier ha lanciato le sue accuse contro le procure di Palermo e di Milano. Se pensa che Ingroia o Messineo o la Boccassini o altri siano dei pericolosi cospiratori corra a denunciarli alla procura competente e consegni le prove in suo possesso. In caso contrario, lasci lavorare in pace i magistrati che sono in prima linea nella lotta alla mafia e cercano di far emergere la verità su quelle stragi indegne nelle quali pezzi di Stato "cospirarono" con Cosa Nostra.

Delegittimare chi sta in trincea a combattere una battaglia che dovrebbe essere di tutti è gravissimo. I cittadini italiani hanno il dovere di sapere chi furono i traditori "istituzionali" che favorirono le stragi del 92 e 93. La Seconda Repubblica non può continuare a reggersi sul sangue innocente.


27 luglio 2009

Omertà di Stato

I progressi investigativi sulla trattativa fra lo Stato e la mafia stanno creando paura negli ambienti politici interessati. Si tratta di fatti gravissimi che meriterebbero attenzione e collaborazione da parte delle Istituzioni. Onorare i caduti per mano mafiosa significa fare piena luce sulle collaborazioni esterne alle stragi. Il 19 luglio scorso le Istituzioni hanno disertato via D'Amelio. Hanno avuto paura dello sventolìo delle agende rosse. Un errore imperdonabile. Viviamo in un paese dove le Istituzioni sono spesso reticenti. Nicola Mancino, vice-presidente del Csm, sta cambiando più volte versione relativamente al suo presunto incontro con il giudice Paolo Borsellino e all'ipotesi di trattativa Stato-mafia. Luciano Violante, dopo 17 anni, ritrova la memoria su una importantissima richiesta di incontro da parte di Don Vito Ciancimino. Intermediario il colonnello Mori. E poi ci sono le dichiarazioni di Claudio Martelli (ministro della giustizia durante le stragi del 92'): "Io e Scotti eravamo impegnati in uno scontro frontale con la mafia. Ma altre parti di Stato pensavano che le cose si potevano aggiustare se la mafia rinunciava al terrorismo e lo Stato evitava di dargli il colpo decisivo. In quel clima qualcuno sposta Scotti dall'Interno alla Farnesina e pensa pure di levare dalla Giustizia Martelli che però dice no". Quali altre parti di Stato? Chi sposta il ministro dell'Interno? Fuori i nomi signor Martelli. Siamo stanchi dei vostri silenzi. Basta con l'omertà di Stato!

15 luglio 2009

Iniziamo malissimo: Schifani commemora Borsellino

scritto da freesud

Il 19 luglio si avvicina. Dopo 17 anni i morti di via D'Amelio attendono ancora che sia fatta vera giustizia. Le carte processuali, i pentiti, i depistaggi, le omissioni e i buchi neri parlano chiaro. Ci fu una collaborazione tra Cosa Nostra ed entità esterne. Fu una strage di Stato. I mandanti veri rimangono a volto coperto. L'agenda rossa è l'arma di ricatto che governa il paese. Loro, i politici, sorvolano. Commemorano e volteggiano intorno alle bare. Si riempono la bocca di brani scelti dalle parole di Paolo cercando di calare il sipario sulle tombe dei martiri. Provano a sigillare quelle casse vuote. Il signor Renato Schifani ricorda solo alcune parole di Paolo. Con una scelta, a mio avviso, strumentale sostiene che secondo Borsellino "il giudice deve non solo apparire ma soprattutto essere imparziale, senza mostrare mai all'esterno le proprie ideologie". Parole sante. Sarebbe interessante, però, che il signor Schifani, eminente gerarca del PDL, ricordasse al popolo italiano l'insegnamento di Paolo maggiormente disatteso dalla classe politica italiana. Ignorato dal partito di Schifani, dai suoi alleati e da se stesso:

Insegnamento di Paolo Borsellino ignorato dai politici

"L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perchè ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati."

11 giugno 2009

Il problema non è la mafia ma la privacy dei maiali

Mafia e corruzione sono soltanto il frutto della fantasia di magistrati e giornalisti che hanno voglia di protagonismo. Il vero problema di Palermo è il traffico. Il peggiore male italiano è la violazione della privacy delle classi dirigenti. Non è giusto far sapere agli italiani e cercare di punire gli intrecci tra affari, politica e mafia. Così si ferma lo sviluppo. Lasciamo ingrassare i maiali. Lo fanno per il nostro bene. Per lo sviluppo morale ed economico della Nazione. Massimo Ciancimino ha detto che Vizzini, Cuffaro, Cintola e Romano hanno preso soldi per favorire gli affari di quel mafioso di suo padre? sarà stato traviato da giudici militanti comunisti. Secondo le intercettazioni Antinoro avrebbe comprato voti dalle cosche? non è possibile, avranno sentito male e poi questi mafiosetti giocano sempre al telefono a dire le bugie. E comunque la famiglia viene prima di tutto. Da oggi basta. Il DDL del grande Angelino Yes Alfano eliminerà alla radice il vero cancro che attanaglia l'Italia : stretta su intercettazioni e diffusione di notizie di indagine. La Privacy dei maiali è salva. Forza mafia.

05 giugno 2009

Un voto contro mafiosi, corrotti e mangiatori di mortadella

scritto da freesud

La politica italiana attuale annaspa in un grave declinio morale e criminale. Mafiosi e politici in allegra simbiosi si spartiscono fondi pubblici e posti di lavoro. Il padre di famiglia disperato per l'avvilente futuro dei propri figli vota sempre il peggiore e cioè colui che gli promette una occupazione. Professionisti e imprenditori votano chi garantisce loro appalti e incarichi. Il ricatto clientelare e l'affarismo mafioso decidono le sorti del paese. E non la qualità delle proposte governative. E' una vergogna. Prima di scrivere sulla scheda elettorale il nome di un indagato per mafia o di un presunto corrotto, prima di mettere una croce su un partito pieno di mafiosi e affaristi, prima di scrivere il nome del mangiatore di mortadella... passatevi una mano sulla coscienza. Il futuro dei vostri figli lo possono garantire soltanto gli onesti attraverso politiche di sviluppo e di legalità. Tutto il resto è meschino opportunismo. Indegnità. ALZATE LA TESTA ED ESPRIMETE UN VOTO LIBERO. Vi assicuro che vi sentirete meglio.

23 maggio 2009

A Capaci nasceva la seconda Repubblica

scritto da freesud

I mille chili di tritolo di Capaci servirono per archiviare la prima Repubblica e dare inizio alla seconda. Via D'Amelio e le bombe al nord per consolidarne la nascita e deciderne gli ultimi dettagli. Il cemento della seconda Repubblica è impastato con il sangue innocente dei martiri. Non è tempo di commemorazioni. Provoca disgusto la vista del politico di turno che sfrutta la passerella mediatica fingendo di onorare la memoria dei nostri morti. Dovrebbe onorarli attraverso il proprio comportamento politico. Ogni giorno. Ripulendo i partiti dai collusi con la mafia. Invece no. Ad ogni nuova indagine su rapporti tra mafiosi e politici scatta la solidarietà piena al collega. Non l'esclusione. Il risultato è una classe dirigente indegna. Marcia. Che puzza di infamia. Non sai più chi è lo Stato e chi la mafia. Diventano la stessa cosa. E allora niente commemorazioni. Ma Resistenza.

09 maggio 2009

Peppino uno che piace al padre eterno, ed anche a noi

scritto da Rosario Crocetta

"Sono stato per la prima volta a cinisi il 9 maggio 2004 l’anno dopo la mia elezione a sindaco di gela strappata come battaglia di legalità, una grande manifestazione, c’erano Giovanni Impastato, Umberto Santino, Salvo Vitale, Gli Amici di Peppino, Beppe Lumia e tanti ragazzi e ragazze venuti da tutta Italia e da tutta la Sicilia. C’erano i rappresentanti dell’ampi di Marzabotto, amministratori sindaci e amministratori del nord ed io come unico sindaco siciliano presente, -cosa sicuramente non edificante!
La voglia di un caffè mi spinse a lasciare per qualche minuto il corteo per entrare in un bar. Entrando esclamai : “Bello questo corteo”, il barista mi chiese “quale corteo?” . Fu una sorpresa terribile, pensai tra me e me, ci sono migliaia di persone e questo tizio sfacciatamente fa finta di nulla.
Pagai il caffè è uscii, il barista mi chiese “ non beve il caffè?” ed io risposi “quale caffè?”, sono dell’avviso, infatti, che il caffè vada bevuto solo in buona compagnia.Uscendo cominciai a guardare i balconi e le finestre, tutti chiusi e serrati, non c’era infatti l’atmosfera che vi è normalmente attorno alle manifestazioni. Gente che saluta si affaccia sorride.
Incominciai a prendere coscienza che la città non partecipava al corteo. Allora mi precipitai da Giovanni, per chiedergli quanti abitanti di Cinisi fossero presenti alla manifestazione. Giovanni mi rispose, probabilmente io e mia moglie. Fu una doccia fredda e pensai MA COME, questa città ha un martire della sua libertà ed i suoi cittadini non sentono il bisogno di ricordarlo, onorarlo?
Poi Giovanni e Umberto mi chiesero di dire qualcosa in ricordo di Peppino ed io salii sul palco. Cominciai così il mio intervento, certo che adesso che è morto, per Peppino è facile essere eroe. Ma figuratevi com’era difficile quando da vivo attraversava le strade di Cinisi, magari incontrando faccia a faccia i propri aguzzini coloro che progettavano la sua morte.
La solitudine, il problema vero di coloro che combattono realmente la mafia. E dissi Peppino si meritava in piazza per l’anniversario della sua morte, lo stesso numero di persone che vi è per la festa del patrono, perché tutti i suoi concittadini dovrebbero ricordarlo e comunicare al mondo intero la gratitudine e l’amore verso questo giovane ragazzo che ha dato la propria vita per la libertà degli altri.
Sono ritornato anche lo scorso anno, a Cinisi, questa volta anche con la fascia tricolore ed il gonfalone del comune, ho visto con piacere, che c’erano alcuni abitanti di Cinisi presenti al corteo ed altri che salutavano dai balconi.
Beh, è un po’ meglio perché di strada da fare ce n’è ancora tanta e quei cento passi vorrei che diventassero centomila passi. Percorsi da tanta tanta gente di Cinisi, che non dicono magari Tano Seduto come faceva coraggiosamente Peppino, ma che almeno dicano grazie Peppino per averci resi più liberi. Piano piano magari e poi sempre più veloci. Per battere cento passi in un baleno.
ANTIMAFIA VERA, COSCIENZA CRITICA E CIVILE, GIUSTIZIA, DIRITTI, centomila passi di libertà ma anche semplicemente di buona volontà.
E poi diciamo pure Peppino per me è un “Santo Laico”, uno di quelli che magari potrebbero non piacere a qualche cattolico conservatore che non ne vuole sentire di queste cose, ma che piace sicuramente a Don Puglisi, Don Ciotti ed anche al parroco della mia parrocchia, Luigi Petralia, che fa parte dell’associazione antiracket di Gela e piacerà sicuramente anche a Dio. Averlo vicino e chissà magari il padre eterno quando dai megafoni del paradiso sentirà gridare dalla voce di Peppino l’espressione TANO SEDUTO, magari si metterà a ridere ma poi magari speriamo che anche lui si arrabbi un po’ e tragga finalmente le dovute precauzioni, mai più mafie in cielo in terra ed in ogni luogo. W Peppino.
Voglio essere chiaro, in ogni caso la si pensi come si vuole, uno che da la vita per gli altri per me è un santo. Peppino sicuramente è uno che piace al padre eterno, ed anche a noi, che in questa terra continuiamo a subirne tante".

Rosario Crocetta, sindaco antimafia di Gela

28 aprile 2009

Vergogne siciliane: l'Ordine dei giornalisti contro Pino Maniaci

In Sicilia capita anche questo. E' la sconfortante normalità di un'isola oppressa dalla mafia. Sintomo di una costante decadenza morale. Di una società civile che arretra e cerca cavilli giuridici per non dispiacere il potere. Pino Maniaci è il Giornalista. Racconta il territorio. Descrive i fatti e fa nomi e cognomi. Siccome lavora in una zona ad altissima densità mafiosa ed a bassa qualità amministrativa si scontra inesorabilmente con i gruppi di potere politico-economico e con le organizzazioni criminali. Minacce, pestaggi, danneggiamenti, piani di attentato, centinaia di querele. Lui va avanti, a testa alta. Anche quando la paura e il realismo dovrebbero imporgli di fermarsi. Ti aspetti che lo Stato lo consideri un avamposto. Una risorsa da preservare e incoraggiare. Non è così. Qualche mese fa arrivò il rinvio a giudizio per esercizio abusivo della professione. Oggi la sezione siciliana dell'Ordine dei giornalisti rifuta la sua iscrizione e decide di costituirsi parte civile contro Pino. Mi vergogno per loro. E' lo stesso ordine che non ha battuto ciglio quando dalle colonne del giornale "La Sicilia" veniva pubblicata la lettera di un mafioso detenuto al 41bis. E' lo stesso ordine fondato da Mussolini. E' lo stesso inutile ordine.

24 aprile 2009

Stavano per uccidere Rosario Crocetta e gli imprenditori antiracket di gela

La mafia ha definitivamente varcato i propri confini. In Lombardia, ad esempio, ci sono basi, uomini e disponibilità di armi. Dal profondo nord si pianificano attentati. Si impone il pizzo. I boss erano pronti ad alzare il tiro e assassinare il sidaco Crocetta e gli imprenditori di Gela che avevano osato denunciare il racket. Il piano era operativo e di imminente attuazione. Le forze dell'ordine hanno interrotto il progetto effettuando alcuni arresti nei confronti di appartenenti al clan Emmanuello. Non è la prima volta che Rosario Crocetta finisce nel mirino delle cosche. E' la riprova che il suo metodo antimafioso funziona. Che la sua concreta azione amministrativa danneggia le cosche. Il laboratorio gelese ha dimostrato che quando magistratura e forze dell'ordine, imprenditori e amministratori politici operano in sinergia la mafia può essere messa all'angolo. Rosario Crocetta ha reso evidente come sia possibile disinfettare i territori dalla feccia mafiosa e ridare dignità alle popolazioni. Che ribellarsi è possibile. Il metodo Crocetta, però, non viene imitato dagli altri amministratori del sud. Questo isola la sua azione e lo fa diventare un obiettivo. Lo espone alle vendette dei boss. E poi come non stigmatizzare i recenti attacchi portati avanti da vergognose campagne di disinformazione tendenti a insinuare accuse di professionismo dell'antimafia. Il solito rifugio di chi vuole delegittimare l'avversario per trarne immeritati frutti politici. Bisogna stringersi attorno a Rosario. La Sicilia può ripartire solo valorizzando le sue risorse migliori e marginalizzando i soliti politici del compromesso e di sistema.
Caro Salvatore, proteggeremo via D'amelio

Il 19 luglio non ci saranno passerelle in Via D'Amelio. Proteggeremo quel luogo con i nostri corpi. Impediremo che si consumi il solito rituale di profanazione. Questa volta non permetteremo che lupi incravattati con una finta lacrima si prendano gioco dei nostri morti. Troppe amnesie. Indagini troncate. Dove andava quel carabiniere con la borsa di Paolo? Troppi colletti bianchi sono inzuppati di sangue. A chi è stata consegnata l'agenda rossa? Le corone di fiori comprate per l'eroe Mangano non entreranno in quella via. Chi c'era all'interno del Castello Utveggio? Saremo accanto a Salvatore. Con una agenda rossa in mano. Sovrastati da quel castello. Quel giorno nascerà una nuova Resistenza. Fino alla verità. Fin quando non ci diranno chi sono i veri mandanti della strage di stato.

info sulla manifestazione quì

22 aprile 2009

Una buona notizia: Rosario Crocetta è in corsa per le europee

Alla fine ha prevalso il buon senso. Il Partito Democratico ha deciso di schierare, tra le proprie fila, uno dei propri uomini migliori. Una candidatura proposta dal basso. La forte pressione popolare, l'affetto della gente e la petizione online hanno fatto il miracolo. Il Pd concede l'unica deroga nazionale in favore di un amministratore in carica. Un grande riconoscimento. La candidatura di Rosario Crocetta regala un ruolo di primo piano alla cultura della legalità e all'antimafia vera. Una scelta, quella del Pd, che onora le capacità amministrative, il coraggio, la sensibilità sociale e la grande concretezza nell'azione antimafiosa di un sindaco che non si è mai tirato indietro neanche davanti ai gravi rischi per la propria vita. C'è la possibilità di infiltrare un galantuomo in Europa.

09 aprile 2009

Lettera aperta ad Antonio Di Pietro: Crocetta in Europa

scritto da freesud

Gent.mo Presidente,

pochi giorni fa la direzione nazionale del Partito Democratico ha deciso di non candidare tra le proprie fila chi ricopre la carica di sindaco o di governatore. Una scelta che, di fatto, sbarra la strada, per la prossima competizione elettorale, al sindaco anti-mafia di Gela Rosario Crocetta. Eppure sono passati solo pochi mesi, dal settembre scorso, quando l’allora segretario del Pd Walter Veltroni gli propose la candidatura alle europee e la annunciò ai media. Rosario Crocetta apprezzò e aderì, con entusiasmo, al Pd al fine di determinare una svolta di legalità in quel partito e portare il proprio metodo e la propria esperienza in un contesto europeo.

Oggi il tradimento e il voltafaccia. Una posizione, quella del Pd, che rischia di isolare gravemente e delegittimare un uomo onesto impegnato in una guerra quotidiana contro le cosche. Di sicuro è un messaggio di abbandono.

Rosario Crocetta è stato ed è un sindaco di trincea. La sua è una antimafia concreta ed efficace. E’ riuscito a riportare legalità e libertà in un territorio ad altissima concentrazione mafiosa. Ha portato una città alla ribellione. Il suo nome è nella lista delle persone che Cosa Nostra vuole eliminare.

Di questi tempi è meglio non fidarsi del Partito Democratico. Un partito che non mantiene gli impegni assunti e la parola data.

Un comitato spontaneo di cittadini si è stretto attorno al sindaco Crocetta promuovendo una petizione online (http://www.firmiamo.it/sosteniamocrocetta) a sostegno della sua candidatura. Nonostante il silenzio mediatico, in pochi giorni, sul web sono fioccate le adesioni. Tante le firme autorevoli. Cito solo quelle di Don Luigi Ciotti ed Elisabbetta Caponnetto.

Le chiedo di proporre a Rosario Crocetta una candidatura da indipendente nelle liste dell’Italia dei Valori. La politica deve proteggere e premiare i galantuomini. Crocetta può essere molto utile in Europa.

03 aprile 2009

Su Crocetta alle europee: il Pd tace e i media oscurano. Ma le adesioni fioccano.

scritto da freesud

Strani silenzi accompagnano la richiesta di candidatura di Rosario Crocetta. I media oscurano la notizia. Franceschini e il Pd tacciono. Strane reticenze. Quando un galantuomo si fa avanti la potente nomenclatura interna al Pd si mette di traverso. Qualsiasi movimento politico spalancherebbe le porte ad un candidato di tale qualità. Il Pd no. Resiste. I capetti del partito vogliono tenere saldamente il potere nelle proprie mani e non hanno alcuna remora nell'isolare le proprie energie migliori e perdere gli ultimi consensi della base. Il Pd ha paura di crescere. Al posto delle truppe di elitè proverà a schierare i soliti dinosauri. I media abilmente oscurano. Nonostante il blocco mediatico le adesioni fioccano. Sono circa 600 in pochi giorni. Molte le firme autorevoli: Don Luigi Ciotti (Presidente di Libera), Sandra Amurri (giornalista de L'Espresso), l'On. Beppe Lumia, Pietro Orsatti (giornalista di Left-Avvenimenti), Lorenzo Baldo (giornalista di Antimafia Duemila), Lello Analfino (leader dei Tinturia), Placido Rizzotto (nipote del sindacalista omonimo ucciso dalla mafia), Elisabbetta Caponnetto (vedova di Antonino Caponnetto, padre del pool antimafia), l'ex ministro della giustizia di San Marino e poi varie associazioni e movimenti antiraket. Il fuoco del rinnovamento comincia a montare. Il Pd prenda in mano la miccia o sarà divorato dalle fiamme.

FIRMATE PER ROSARIO CROCETTA ALLE EUROPEE E DIVULGATE L'APPELLO

IO FIRMO

01 aprile 2009

Il metodo Crocetta in Europa

Scritto dal Comitato "Rosario Crocetta al Parlamento Europeo"

La decisione della direzionale nazionale del Pd di vietare la candidatura alle europee a coloro che ricoprono la carica di sindaco ha, di fatto, tagliato fuori dalla competizione elettorale Rosario Crocetta. Si tratta di un risultato gravissimo. Il sindaco di Gela Rosario Crocetta rappresenta un simbolo della lotta alla mafia. Un’antimafia concreta ed efficace. Pur amministrando un comune ad altissima densità mafiosa è riuscito a liberare le imprese e gli appalti pubblici dalle infiltrazioni mafiose e portare una città alla ribellione. Ha modernizzato Gela facendone il centro con il minor numero di emigrati e il più alto tasso di crescita. Perfetto esempio di sintesi tra legalità e sviluppo. E’ la dimostrazione che in una terra massacrata dalla mafia e dall’illegalità ci sono persone che vogliono e sanno fare sul serio. La politica deve ripartire da persone come lui. Vogliamo Crocetta in Europa. A sostegno della sua richiesta di candidatura è nato un comitato spontaneo “Rosario Crocetta al Parlamento europeo” (www.sosteniamocrocetta.bl
ogspot.com) e una raccolta di firme online (www.firmiamo.it/sosteniamocrocetta) che ha visto l’adesione di tantissimi cittadini e di svariate personalità.

Il Blog Ribera Online aderisce e invita tutti a firmare. Infiltriamo un galantuomo in Europa.

25 marzo 2009

Con garbo, senatore Gasparri, le dico che mi vergogno per lei

Di Sandra Amurri - giornalista de L'Espresso

Roma , 24 mar. (Apcom) – Maurizio Gasparri, senatore del Pdl: “Il provvedimento disciplinare del dipartimento della Pubblica sicurezza a carico di Gioacchino Genchi, finalmente sospeso dal servizio, ci auguriamo sia solo una delle prime misure prese nei confronti di una persona pericolosa. La sua azione è stata devastante Ha accumulato, mentre era dirigente della polizia,milioni e milioni di dati illegalmente. Protetto e strapagato con i soldi dello Stato per un'azione scandalosa ai danni dei servizi di sicurezza e delle forze di polizia".
Come mai in questo caso non vale la presunzione di innocenza che sbandierate anche per coloro che sono stati condannati in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, o per avere favorito boss, e continuano a sedere in Parlamento, come Dell’Utri e Cuffaro? Non entro nel merito delle indagini ,che sono in corso, a carico di Genchi, per ben più lievi ipotesi di reato, perché ho rispetto del lavoro della magistratura, nonostante non sia difficile immaginare che trattasi di uno scontro tra poteri dello Stato,un gioco che si gioca (mi scusi il bisticcio di parole) a ben più alti livelli, di cui Genchi è solo un ottimo capro espiatorio. Voglio solo ricordarle, senatore Gasparri che, pericolosi saranno i suoi colleghi parlamentari, ormai del suo stesso, unico partito, che, posseggono , decine e decine di schede telefoniche intestate al Senato che distribuiscono ad amici e parenti, dalle quali partono telefonate, a loro insaputa, anche a killer, ragione per cui, magari, vengono intercettate. Senatori ,amici di Procuratori della Repubblica , che" impediscono" a sostituti procuratori di fare quello per cui sono pagati: perseguire i reati, e applicare la legge. E le ricordo, in ultimo, semmai le fosse sfuggito, che, grazie al lavoro certosino di quella persona, che definisce “pericolosa”, il figlio del boss Lo Piccolo, ha avuto l’ergastolo in Appello ,e come lui, molti altri mafiosi. Dunque, a differenza di lei, che lo infanga con queste bieche parole, lo Stato l’ha servito. La mafia non dimentica. E’ storia vecchia e certa. Ma si vendica, quando le condizioni glielo permette, cioè quando il suo bersaglio è scomodo anche alla politica o/e a pezzi dei poteri dello Stato, esattamente come è accaduto con Falcone e Borsellino. E’ ovvio che trattasi di uno scenario da non immaginare, ma le ricordo, che nello sventurato caso, in cui la storia dovesse ripetersi, si guardi bene dal calcare il portone di qualche Cattedrale, perché questa volta, come è accaduto, nel 92, a Palermo, le persone oneste e perbene, non glielo, non ve lo consentiranno.
Distinti saluti, Senatore Gasparri.

23 marzo 2009

Caro Salvatore, è un sabato strano oggi

scritto da Pietro Orsatti - redattore di left-Avvenimenti


"Caro Salvatore,
è un sabato strano oggi. Una di quelle giornate trascorse a casa a leggere, a fare un punto, a confrontarmi con i miei affetti. Uno strano sabato, Salvatore, di quelli buoni per prendere qualche decisione, per fare mezzi bilanci, per pensare a quello che si è fatto e scritto negli ultimi mesi.
E allora te lo voglio raccontare questo sabato, Salvatore. Eccomi qui, con le mie carte e miei appunti la tranquillità di chi mi sta accanto e condivide ogni passo di quello che ho fatto.
Riascolto vecchi dischi. Rileggo vecchie carte. Prendo appunti e ogni tanto sorrido: di quanta inconsapevolezza sia fatto a volte questo lavoro. Ritrovo una vecchia inchiesta sulle navi dei veleni scritta per Diario nel 1997. Capo Spartivento, Calabria, e poi container al largo di Ustica, e poi Bosaso in Somalia, e una nave, la Rigel, che tutti sanno dove e come e perché è affondata ma nessuno la trova.
Ritrovo il blocco degli appunti di allora, non solo la copia del giornale, e poi un faldone con atti e deposizioni e audizioni. Numeri, dati, nomi. Inconsapevolmente raccolti e poi finiti in cima a uno scaffale a prendere polvere. Buoni oggi come ieri. Peccato che a nessuno frega niente di una nave della ‘ndrangheta carica di rifiuti e scorie delle industrie del nord autoaffondata nello Jonio. Insieme almeno a altre 40. Vabbè, ci siamo abituati.
Metto su Jungleland di Bruce Springsteen e mi faccio un caffè. E riapro il file della sentenza definitiva del processo Borsellino Bis. In questi mesi l’ho aperto e riaperto più volte. Perché c’è una verità storica, non solo giuridica, in quegli atti che fa tremare i polsi. Quanta inconsapevolezza dal 1992 a oggi. Quanto fumo negli occhi, e quante volte abbiamo infilato la testa nella sabbia per non guardare. Scorrono le immagini della piazza di Napoli, una folla di ragazzi. Molti, tanti, appena nati nel 1992. Cosa gli stiamo lasciando? Quale memoria? Quale Paese?
Ripenso all’abbraccio martedì sera con te Salvatore. Ognuno fa il suo. Io forse (almeno prima di conoscerti) per inerzia, solo per mestiere, tu invece con la consapevolezza che ti stai giocando la vita nella battaglia per fare emergere la verità sulla morte di tuo fratello. Io sono niente, solo un cronista, un registratore acceso appoggiato sul tavolo e poi una penna dietro a cui nascondermi. Tu hai solo il tuo piccolo e umanissimo corpo. E il tuo grido. La tua è una gentile determinazione, che esprime una radicalità che ormai ci siamo persi per strada cercando di ragionare sui nostri fallimenti. Tu non hai fallimenti da occultare e tantomeno da farti perdonare. Tu hai solo te stesso e la tua richiesta di verità.
Caro Salvatore, che quando torni a Palermo ti si riempie la bocca di un siciliano di popolo, ti devo fare una confessione. Mi intimorivi, con la tua radicalità. Da quando ho ripreso a occuparmi di cronaca, e di questa cronaca, sentivo di essere inadeguato, forse addirittura prevenuto. Troppo fragile e strutturato per potermi confrontare con la tua determinazione. Poi piano piano, leggendo le carte, sentendo e rileggendo le tue parole, ho capito quale frammento enorme di realtà tu ti sia messo sulle spalle. E allora t’ho cercato, e ho cercato nel mio piccolo in un piccolo giornale di raccontare quel frammento anch’io. Facendo il mio lavoro. A schiena dritta, senza timori, una volta tanto.
Perché a volte siamo così autoreferenziali, distanti, freddi, salottieri. E ci scordiamo il valore della fatica, del lavoro, del consumare scarpe. E perdiamo il coraggio. Quel coraggio che ci ha fatto adulti e poi da adulti ci siamo dimenticati.
Salvatore il 19 luglio ci sarò anche io. Non solo per raccontare i fatti con la mia penna. Ma ci sarò con il mio corpo, insieme a te e ai tanti che raccoglieranno il tuo appello. Ci sarò anch’io a chiudere l’accesso a via D’Amelio a chi, a ogni commemorazione, nel momento stesso in cui depone una corona di fiori, rilascia due battute ai cronisti, posa per i fotografi e per le televisioni, occulta un frammento e poi un altro e un altro ancora della verità sulla morte di tuo fratello. Il giudice Paolo Borsellino, morto con accanto i ragazzi della sua scorta: Emanuela Loi, Walter Li Muli, Claudio Traina, Agostino Catalano e Eddy Walter Cosina.
Una strage che oggi appare sempre più “strage di Stato con interessi di mafia” che “una strage di mafia con qualche interesse di pezzi dello Stato”.
Un abbraccio"

Pietro Orsatti

12 marzo 2009

Le verita' nascoste 1° parte. I magistrati oscurati: Roberto Scarpinato

Il Dott. Roberto Scarpinato, magistrato antimafia della procura di Palermo, da qualche tempo, interviene ai convegni sulla mafia rilasciando dichiarazioni che, in un paese democratico, manderebbero in fibrillazione le redazioni giornalistiche e farebbero tremare i polsi alla politica. Niente di tutto ciò avviene nel nostro paese. Informazione e politica si limitano ad ignorare quel magistrato e le sue affermazioni. In altre parole lo eliminano dalla scena. Stiamo parlando di un magistrato che dal 1989 al 1992 ha fatto parte del pool antimafia con Falcone e Borsellino, diventando poi componente della Direzione distrettuale antimafia e che si è occupato dei più importanti processi di mafia. Di seguito la trascrizione di una parte del discorso tenuto dal Dott. Scarpinato, nel febbraio scorso, presso la Casa della cultura di Milano:

"Le vicende che vengono fuori dalle intercettazioni ci raccontano una trasversalità, purtroppo, nella gestione di affari poco puliti e credo che non sia un caso che le intercettazioni siano diventate un punto di attacco fondamentale del sistema politico. Perchè ormai si è costruito un sistema di omertà blindato, testimoni non se ne trovano più, le poche persone che hanno osato raccontare alla magistratura i misfatti dei potenti hanno dovuto subire una via crucis che non ha risparmiato neanche i loro affetti più personali, faccio un nome per tutti Stefania Ariosto. Collaboratori non ce ne sono più, ci sono solo collaboratori che raccontano episodi di criminalità da strada. Magistrati che hanno osato fare indagini sui potenti sono sottoposti a procedimento disciplinare e trasferiti d'ufficio con procedure sommarie. Oggi l'unico momento di visibilità del modo con cui viene esercitato il potere sono rimaste le intercettazioni: sono le macchine che ci fanno ascoltare in diretta la vera e autentica voce del potere. E quando c'è un potere che opera nell'illegalità questo è diventato l'unico tallone di Achille che consente a noi di vederlo, perchè abbiamo una opposizione inesistente, un giornalismo che purtroppo non ha più spazi nella televisione, una magistratura che viene sempre più addomesticata, l'unico momento di visibilità democratica di come funziona il potere in Italia sono appunto le intercettazioni. Ed ecco perchè la riforma delle intercettazioni deve passare, perchè da quel momento in poi noi non sapremo più quello che succede in questo paese. La magistratura sarà privata degli strumenti fondamentali. Ed il discorso sulle toghe rosse non ci sarà più perchè non ci saranno nè toghe rosse nè toghe nere nè toghe di centro, ci sarà quell'impunità del potere di cui era consapevole il dott. Azzeccagarbugli quando Renzo Tramaglini diceva - dobbiamo agire secondo legge nei confronti di Don Rodrigo - ma che stiamo scherzando? - ecco io credo che questo è una cosa di cui siamo tutti consapevoli. Io e i miei colleghi assistiamo sgomenti a quello che sta succedendo perchè ci siamo battuti in questi anni con tutte le nostre risorse per cercare di arginare l'avanzare della criminalità mafiosa e della criminalità del potere e renderci conto che stanno facendo saltare gli ultimi anticorpi, che ci stanno disarmando, che stanno consegnando il paese alla criminalità è qualcosa che ci lascia sgomenti, interdetti e ci fa interrogare sul senso del sacrificio di quelli che prima di noi si sono sacrificati con la vita per cercare di contrastare... e io vi confesso che da qualche tempo ho difficoltà a partecipare il 23 maggio e il 19 luglio alle cerimonie per l'anniversario della strage di Capaci e e di via D'Amelio perchè quando vedo in prima fila, a rappresentare lo Stato, personaggi sotto processo o condannati per mafia o corruzione, io non mi sento di poter stare in quella stessa chiesa, non mi sento di poter stare in quello stesso palazzo, e mi chiedo ma come potrannno i nostri ragazzi credere in uno Stato che ha queste facce. Allora altro che toghe rosse, io credo che la partita si stia giocando in questi giorni, e credo che se questa partita delle intercettazioni sarà perduta, non avremo soltanto una pessima riforma processuale ma avremo uno squilibrio dei poteri in Italia. E' strano che una riforma processuale abbia uno spessore di carattere costituzionale ma questo avviene perchè siamo in una situazione di patologia. Perchè in una situazione fisiologica ci sono tutta una serie di anticorpi di controbilanciare gli abusi del potere: c'è una opposizione parlamentare, c'è un giornalismo libero e indipendente, c'è una separazione dei poteri. In un paese come questo, in cui tutti questi anticorpi sono stati disinnescati e dove soltanto le macchine, le microspie svolgono la funzione di opposizione, di visibilità democratica, quando anche le macchine saranno messe a tacere io credo che questo paese sarà messo a tacere".

09 marzo 2009

I magistrati antimafia oscurati dai media nazionali

Le grida di allarme lanciate dai procuratori antimafia sono sistematicamente ignorate dai media e dai politici e sono destinate a rimanere relegate alla platea delle riunioni carbonare nelle quali vengono pronunciate. Solo la Rete e i bloggers veicolano tali notizie. La grande informazione colpevolmente tace. Un silenzio mafioso che spesso si trasforma in servile attacco nei confronti di chi investiga vicende scomode. Scribacchini e pupi di redazioni televisive prestano i propri servigi al padrone in cambio della mercede. Persuasori dell' opinione pubblica che rimpinzano la gente di trippa e frattaglie al fine di uniformare le nozioni popolari e ricreare un mondo di Minimi Comuni Denominatori della cultura nazionale. Le informazioni di uno sono quelle di tutti gli altri. Sulle stragi e le collusioni politico-mafiose l'informazione è reticente fino all'omertà. Nasconde i processi. Protegge i colletti bianchi inzuppati di sangue. Cancella la borghesia mafiosa dalla scena del delitto. Sotto i riflettori rimane soltanto la rozza e violenta manovalanza. Le coppole storte. I mandanti sono già in platea. Per il resto la scena è piena di presunti stupratori rumeni, guidatori ubriachi, lavavetri insolenti e gialli stile Cogne, Garlasco o Perugia. C'è spazio anche per il gigolò ricattatore. La storia chiederà il conto ai servi della disinformazione attuale. Agli intellettuali silenti. Agli artisti distratti. Chi non reagisce è complice. Nei prossimi post trascriverò alcune recenti affermazioni di importanti magistrati antimafia completamente trascurate dal sistema mediatico.

01 marzo 2009

A Padova le "Ronde" scortate dalla Polizia. Scoppiano i primi tafferugli.

L'istituzione delle "Ronde" sono soltanto un tassello della progressiva "fascistizzazione" della società. Una "irregimentazione" che crea una ferita grave nel sistema di sicurezza nazionale e spalanca la strada a disordini e confusione di ruoli. E' evidente che le "Ronde" non saranno altro che "milizie" di partito facilmente "infiltrabili" da estremisti ed elementi provocatori. Non è difficile immaginare uno scenario, di scontri tra fazioni politiche, molto simile a quello vissuto negli anni settanta. Le prime avvisaglie sonomolto chiare. A Padova gruppi organizzati di "guardiani del territorio" si sono dislocati in vari punti della città: i leghisti di "Veneto Sicuro" nella zona della Stazione ferroviaria, gli "Extracomunitari per la Legalità", sostenuti da An, presso il quartiere della "Stanga". A presidiare questa zona anche il "Comitato dei cittadini di via Pescarotto". Il risultato sfiora il ridicolo: per controllare i rondisti sono dovuti intervenire poliziotti e carabinieri. Altro che aumento della sicurezza. Si aumenta il lavoro delle Forze dell' ordine. Alla Stazione la "Ronda" leghista entra in contatto con un gruppo di No-Global che distribuivano coperte di lana e vestiti ai senza-tetto (Operazione Siberia). Volano insulti e schiaffoni. Il pronto intervento dei celerini ha evitato il peggio. E siamo solo all'inizio. Quello che avverrà dopo sarà sufficiente per giustificare nuovi interventi repressivi e vergognosi provvedimenti illiberali. Sono questi i piani del governo?

27 febbraio 2009

Genchi attacca i potenti. A testa alta.

Ritengo che l'intervista rilasciata da Gioacchino Genchi al blog beppegrillo.it sia sconvolgente. Spero sia solo l'inizio di una resa dei conti nei confronti dei traditori dello Stato. Genchi rappresenta un pericolo per i potenti e una speranza di verità per i cittadini onesti. Gli attacchi incrociati di questi giorni lo dimostrano. Penso che, in questo momento, la sua vita sia in serio pericolo .



"tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando".

"
Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere!".

"Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona. No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo".

"E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!".

"io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."

Ribera Online sostiene Gioacchino Genchi

22 febbraio 2009

A Mafiopoli: niente di nuovo!

A Mafiopoli succede che la Giustizia italiana sigilli il mistero della sparizione dell’agenda rossa di Paolo Borsellino. La Cassazione ha, infatti, deciso di respingere, per inammissibilità, il ricorso della Procura di Caltanissetta contro il proscioglimento del colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, unico accusato per il furto della preziosa agenda. L’Arcangioli veniva ripreso in un video mentre si allontanava con la borsa di Paolo Borsellino subito dopo l’esplosione. Borsa che misteriosamente riapparirà sul sedile della stessa auto, qualche ora dopo, priva dell’agenda rossa. Tutto questo non è bastato per celebrare un processo. Lo Stato italiano ha preferito calare il sipario su una vicenda così oscura e sconvolgente. Sembra quasi che le borse di cuoio dei giudici fatti saltare in aria dai traditori dello Stato godano di vita autonoma e le agende abbiano la capacità di smaterializzarsi.

Può capitare a Mafiopoli che un onesto cittadino venga sottoposto a ogni tipo di vessazione e taglieggiamento fino al fallimento della propria attività. A Gela, infatti, per dodici anni, dal 1994 al 2006, gli uomini del disonore costringevano il gestore di un ristorante ad una serie di prepotenze, mangiando a sbafo in ogni occasione, con parenti e amici, e pretendendo tangenti mensili di 300 euro che diventavano 700 in occasione delle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto, perchè dovevano “aiutare” le famiglie dei detenuti. Il “pizzo” comprese anche la cena di “addio al celibato” gratuita consumata da un mafiosetto locale e dai suoi sodali. Le imposizioni costrinsero lo sventurato a chiudere ed emigrare in Germania come cameriere.

A Mafiopoli, però, alcuni boss sono molto rispettosi dell’ambiente. Solo per questa ragione avrebbero messo le mani sulla realizzazione dei parchi eolici in Sicilia. L’operazione antimafia, denominata “Eolo”, condotta dalla Polizia di Trapani, ha svelato un intreccio di rapporti, affaristici e illegali, tra politici, imprenditori locali e del nord e mafiosi per lo sviluppo, il controllo e la spartizione del nuovo business energetico. Niente di nuovo sotto il vento.

Si scopre che a Mafiopoli chi ha qualcosa da nascondere può comunicare tramite l’operatore Skype. Non è possibile acquisirne i tabulati né intercettarne le comunicazioni. Chi non è molto pratico con le nuove tecnologie può aspettare l’approvazione della nuova legge sulle intercettazioni per continuare a parlare tranquillamente con il telefono tradizionale.

18 febbraio 2009

La borsa di Paolo Borsellino va a prendere il caffè

La Cassazione ha respinto, per inammissibilità, il ricorso della procura di Caltanissetta contro il proscioglimento del Colonnello Arcangioli, accusato per la sparizione dell'agenda rossa di Paolo Borsellino.

Vi ripropongo un post del 4 aprile 2008:

"Come vedete nella foto la borsa di cuoio del giudice Borsellino va in giro da sola tra le macerie di Via D'Amelio.
Probabilmente andava a bere un caffè per riprendersi dallo spavento. Sappiamo che successivamente è ritornata, sempre da sola, al proprio posto sull'auto esplosa per i rilievi ufficiali. Secondo la giustizia italiana, infatti, le borse di cuoio dei giudici fatti saltare in aria dai traditori dello Stato godono di vita autonoma. La borsa di Borsellino, in particolare, riusciva ad aprirsi da sola ed i singoli oggetti presenti all'interno avevano la capacità di uscire fuori. Secondo alcune testimonianze attendibili, il giorno della strage una Agenda Rossa, nella quale Paolo Borsellino annotava particolari riservatissimi delle indagini, saltò fuori e preso un aereo si dileguò per il mondo. In Italia esiste gente strana che non crede
ndo a questa verità assoluta voleva processare un tizio che si trovava accanto alla borsa. Sostenevano che fosse stato lui a prenderla e quindi a far sparire l'importantissima agenda. Come si vede chiaramente dalla foto questa è una bugia: la borsa cammina da sola. Il tizio è stato (giustamente) assolto. La sentenza sarà pubblicata dalle migliori riviste scientifiche".

13 febbraio 2009

Benvenuti al Maurizio Gasparri Show

Il teatrino della poltica italiana non delude mai. In ogni periodo concede squallidi spettacoli e gags tragiche. Le maschere umane di governanti guidati solo dal vigore ideologico e dalla tattica politica affollano le sedi della democrazia. Occupano la scena. Se non fossimo dinanzi a problemi economico-sociali drammatici e al rischio dell'instaurazione di un vero e proprio regime. Se non ci trovassimo davanti ad una tragedia umana enorme. Se non fosse che l'unica reazione doveva essere il silenzio e la compassione. Allora ci sarebbe stato da divertirsi. In questo contesto anche l' ultima ga..sparrata assume una dimensione meno farsesca e si connota di tragico: "Santoro e il presunto comico Vauro sono due volgari sciacalli che vomitano insulti con le tasche piene di soldi dei cittadini. Gente così offende la verità, alimenta odio e merita solo disprezzo totale della gente perbene. L’insulto è la loro regola. Colpa di gestori della Rai che per fortuna stanno per essere cacciati come meritano". Traduzione: sono pronte le liste di proscrizione per i vertici e i giornalisti Rai.

09 febbraio 2009

Precisazioni sulla morte di Giuseppe Gatì

"Giuseppe Gatì aveva 22 anni, lavorava nell’azienda del padre che produce formaggi di capra, non studiava all’Università. E' stato vittima di un incidente sul lavoro, nell’ovile di uno dei suoi fornitori nelle campagne di Naro (Ag) e non nell’azienda del padre com’è stato scritto più volte. La causa della morte è stata una scarica elettrica proveniente dalla vasca refrigerante del latte: aprendo il rubinetto per versare il latte negli appositi contenitori è rimasto folgorato. Sembra che fosse completamente solo. Solitamente quando Giuseppe andava presso quel fornitore, lo stesso si trovava al pascolo. E’ stato ritrovato da un uomo che porta il fieno in quell’ovile, il quale ha chiamato i soccorsi e il proprietario dell’ovile. All’arrivo dell’ambulanza i medici hanno provato a rianimarlo, ma ormai non c’era niente da fare. L’inchiesta è ancora in corso, ma non ci sono elementi che smentiscono l’ipotesi dell’incidente. E’ stato formulato il capo di accusa di omicidio colposo nei confronti del proprietario dell’ovile.

Avendo chiarito tutto questo chiediamo di correggere tutte le inesattezze riportate. Preghiamo anche, per l’ennesima volta, di porre fine a illazioni di qualsiasi genere poiché non fanno bene né a noi amici che ogni giorno le leggiamo, né alla famiglia e non sono di aiuto a nessuno.


Il blog di Giuseppe lamiaterraladifendo
è direttamente gestito dalle persone più vicine a lui, sotto il controllo della famiglia. Tutte le notizie riguardanti l’accaduto che saranno pubblicate nel blog saranno le uniche ad essere attendibili. Presto pubblicheremo tutti gli articoli di Giuseppe non presenti nel blog.
I progetti di Giuseppe, le sue idee, i suoi valori e il suo impegno saranno portati avanti nel miglior modo possibile. Anche se adesso il dolore per la sua perdita ha offuscato le nostre menti, cercheremo di riacquistare la lucidità per continuare ciò che Giuseppe aveva appena cominciato.

Ringraziamo tutti per il sostegno e ci auguriamo che le promesse di impegno e di lotta che leggiamo ogni giorno sulle varie pagine dedicate a Giuseppe non rimangano solo parole.

Questa è la nostra terra e noi la difendiamo. E voi?"

Gli amici di Giuseppe
(Alessia Schembri e Alice Rizio)

01 febbraio 2009

Grazie Giuseppe. E' morto un uomo libero in una terra schiava.

"Con alcuni amici l’altro giorno mi sono recato presso la biblioteca comunale di Agrigento per contestare con volantini e videocamera Vittorio Sgarbi. Ci siamo soffermati su due punti in particolare: la condanna in via definitiva per truffa aggravata ai danni dello stato, e quella in primo e secondo grado, poi andata prescritta, per diffamazione del giudice Caselli. Dopo quasi due ore di ritardo ecco che arriva, in sala la gente rumoreggia e fischia. Subito dopo aver preso la parola, naturalmente con qualche volgarità annessa, inizia la nostra contestazione. Nel video non si vedono o sentono certe cose. Sono stato subito preso e spintonato da un vigile, mentre qualcuno tra la folla mi rifilava calci e insulti. Sgarbi, prima chiedeva che venisse sottratta la videcamera alla mia amica, e dopo cercava lui stesso di impossessarsene. Ma è importante sapere cosa succede dopo. I miei amici vanno via perchè impauriti, mentre io vengo trattenuto dai vigili. Si avvicina un uomo in borghese, che dice di appartenere alle forze dell’ordine e cerca di perquisirmi perchè vuole la videocamera (che ha portato via la mia amica). Io dico che non puo’ farlo e lui mi minaccia e mi mette le mani addosso. Arriva un altro personaggio, e minaccia di farmela pagare, ma i vigili lotengono lontano. Dopo vengo preso e portato in una sala appartata della biblioteca, dove la polizia prende i miei documenti e il telefonino. Chiedo di vedere un avvocato (ce n’era addirittura uno in sala che voleva difendermi), per conoscere i miei diritti, ma mi rispondono di no. Mi identificano piu volte e mi perquisiscono. Poi mi intimano di chiamare i miei amici, per farsi consegnare la videocamera, ma io mi rifiuto. Arriva di nuovo il presunto appartenente alle forze dell’ordine in borghese e mi dice sottovoce che lui dirà di esser stato aggredito e minacciato da me. Non mi fanno parlare, non mi posso difendere. Dopo oltre un’ora e mezza mi dicono che non ci sono elementi per essere trattenuto ulteriormente, mi fanno fermare il verbale di perquisizione e mi congedano con una frase che non posso dimenticare: “Devi capire che ti sei messo contro Sgarbi, che è stato onorevole e ministro…”. Giuseppe Gatì
Onore a Gatì, viva Caselli e il pool antimafia, ffanculo gli stronzi di merda

E' morto il giovanissimo Gatì. Gridava "viva caselli e il pool antimafia" e veniva trattato come un delinquente. La società civile dell'agrigentino sta con il sistema. Gatì era un uomo libero. Lui urlava e difendeva la nostra terra dall'arroganza del potere. Politico e mafioso. Nell'agrigentino vige la legge del disonore. Giuseppe Gatì stava smuovendo gli acquitrini fangosi della politica isolana. Da solo urlava. Da solo è morto. Indagate. Viva Gatì. Viva Caselli. Viva il pool antimafia.

28 gennaio 2009

Non turbate il sonno presidenziale

Un Presidente della Repubblica improcessabile non ha la forza morale di rappresentare la Nazione. L'aver collaborato alla propria auto-immunizzazione è una macchia indelebile che ne ridimensiona la propria autorevolezza. I silenzi sulle vergognose aggressioni istituzionali perpetrate nei confronti dei giudici De Magistris e Apicella indignano le coscienze. Il suo rimanere inerte dinanzi allo smantellamento dell'indipendenza dei magistrati e al drastico ridimensionamento dei mezzi investigativi avvilisce. Non vede i condannati seduti sui banchi parlamentari? e i politici non eletti ma nominati dagli oligarchi? e le vili aggressioni dei potenti contro i giornalisti liberi? non sente il dovere di alzarsi e cercare di arrestare la deriva autoritaria del potere? Niente lo smuove dal sonno solo le critiche lo infastidiscono. Nuovi faraoni crescono: improcessabili, incriticabili...