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01 luglio 2010

Lettera aperta ad Antonio Di Pietro per evitare l’imminente scissione


Ricevo e pubblico questa interessante ed illuminante lettera, proveniente da Ravanusa (Agrigento), relativa allo stato in cui versa il partito dell’Italia dei Valori. L’autore è Lillo Massimiliano Musso, componente del direttivo provinciale IDV di Agrigento. Un vero atto di accusa nei confronti della dirigenza nazionale e regionale del partito.

Caro Antonio Di Pietro,
ecco cosa succede in un partito, in qualunque partito, compreso il tuo.

Si incontrano due persone e lo fondano. Coinvolgono altre persone e lo consolidano. Quando il partito inizia ad avere peso, lo blindano, lo controllano, lo posseggono. Le persone che si propongono di farne parte giungono in una struttura cristallizzata in cui ogni nuovo ingresso è percepito come pericolo per chi vi è già. Scattano norme non scritte di conservazione del ruolo e meccanismi di difesa della poltrona calda.


In un partito già strutturato sono ben accette solo due figure di nuove adesioni: quella dei semplici simpatizzanti, che non coltivano alcuna ambizione di rappresentanza politica, e quella dei capi cordata in appoggio alla sussistente gerarchia. Ciò è avvenuto anche in Italia dei Valori sin dalla sua prima connotazione di movimento e si è oggi, i congressi ne sono prova schiacciante, conclamato nel nuovo profilo politico di partito.

Dalla singola sezione cittadina alla struttura nazionale,
il tuo partito è vuoto di democrazia e, a causa di tale lacuna, ha smarrito l’essenza stessa della sua esistenza. Il privilegio del notabile siciliano, la cui abolizione è motivo assorbente di ogni impulso alla vita politica, vale un coordinamento regionale a vita. Se poi questo coordinamento non è stato, regole di statuto alla mano, eletto, lo si chiama commissariamento. Di fatto, Italia dei Valori ha solo commissari o coordinatori designati in congressi con una singola candidatura, e al più con una seconda di facciata. Una fideiussione in favore del partito, sino ad ora, è valsa un dipartimento nazionale e incarichi di ufficio di presidenza, oltre ad un posto in Parlamento. Io come tuo elettore questo non lo voglio!

Perché un partito che non ha democrazia al suo interno non può portare democrazia dentro le Istituzioni. Ecco perché oggi rischi la scissione. Nel partito convivono, per le ragioni nobili della resistenza unitaria nel quadro attuale di forte pericolo per la democrazia, varie anime: alcune vitali, provenienti dall’attivismo civile e dei movimenti e altre mortifere, provenienti dai partiti della prima Repubblica. Le anime del secondo gruppo alimentano nel partito esclusivamente la propria corrente personale ed introducono nei ruoli strategici del partito i propri fedelissimi adottando la raccomandazione e la cooptazione come criteri esclusivi per la selezione della classe dirigente da spendere nel partito, sui territori e nelle Istituzioni.

L’anima movimentista e quella politica in senso stretto, avanguardia d’eccellenza e di nuova generazione, rimangono totalmente estromesse dalla gestione del partito. L’assenza di aree di dibattito politico ostacola il confronto vero su contenuti e forme ed impedisce, ancor più, la formazione di una volontà condivisa. I processi decisionali, quindi, nascono e si consumano nelle segrete stanze delle segreterie di partito. L’elettorato di Italia dei Valori questo non lo vuole!

Un modo siffatto di condurre la politica assimila, infatti, Italia dei Valori a tutti gli altri partiti. Il serpente del potere chiude il cerchio ingoiando la propria coda, è la metafora di un sistema politico dominato da una legge elettorale antidemocratica che preserva i ruoli dei magnifici del partito, a propria volta cooptati dall’alto e non scelti dalla base dei tesserati. L’elettorato di Italia dei Valori questo non lo vuole!

Questa lettera potrebbe apparire maliziosa ed essere interpretata come un attacco personale ad Antonio Di Pietro e come un indebolimento della validità del suo progetto di governo. In verità, è solo una testimonianza di verità. Una testimonianza che rende giustizia, per un attimo, a quanti ogni giorno si trovano a rappresentare dentro ad un partito un’idea di valore. Costoro troppo spesso subiscono lo stesso trattamento che subì Giovanni Falcone, quando gli fu preferito Antonino Meli. Ricordi? In una seduta notturna del Consiglio Superiore della Magistratura Meli fu preferito a Falcone e Paolo Borsellino successivamente tuonò: « Quando Giovanni Falcone solo per continuare il suo lavoro, propose la sua aspirazione a succedere ad Antonino Caponnetto, il CSM, con motivazioni risibili gli preferì il consigliere Antonino Meli. Falcone concorse, qualche Giuda si impegnò subito a prenderlo in giro, e il giorno del mio compleanno il CSM ci fece questo regalo. Gli preferì Antonino Meli». Quanta simmetria tra le segreterie di Idv e il Csm! L’elettorato di Italia dei Valori questo non lo vuole!

Caro Antonio, non so se questa lettera riuscirà a farti capire che le tante lamentele di assenza di democrazia in determinati contesti territoriali non equivalgono ad una mera ricerca di visibilità o al tradimento del partito in cui si è iscritti. Anzi, al contrario, un tale atto di verità è un atto di amore verso un’idea di partito pulito e a partecipazione condivisa. Non è sentimentalismo stupido o idealismo insensato, bensì è l’essenza dell’impegno politico di chi non vuole fare parte di una struttura organizzata per doversi prostrare al senatore di turno. Tu cosa faresti?


Se non ti desti, Antonio, a settembre ci saranno una scissione dal tuo partito e la formazione di un nuovo soggetto politico. E in ogni caso, il sottoscritto uscirà da Idv senza alcun rimorso, se non quello di avere sprecato anni della propria gioventù e della propria esperienza politica nella fedeltà di un progetto poi tradito dal partito. E come me, chissà quanti? Questa lettera rimanga agli atti per la mia biografia ufficiale “ove mai domo, non ho tradito un istante quegli ideali che ancora oggi conservo e preservo, per trasmetterli intatti ai miei figli e alle nuove generazioni e a tutti coloro che vorranno ascoltarli”.

Rimane alla storia l’incapacità oggettiva e la sottigliezza del profilo politico dell’On. Ignazio Messina, capace di annichilire l’entusiasmo di migliaia di iscritti in tutta Italia. Resta immobile nella memoria la presenza dominante e defatigatoria dell’On. Leoluca Orlando Cascio, volto storico di una Sicilia per bene catturata nella Rete e poi bruciata. E quant’altri ciarlatani e tronisti in Idv hanno offeso il sentire comune della maggioranza di tesserati, elettori e uomini di cultura.

La questione morale della politica, intesa questa come problematica attinente alle dinamiche di occupazione delle Istituzioni e asservimento di queste alle logiche personali e di consorterie, deve trovare soluzione, anzitutto, nelle logiche dei partiti politici, mediatori privilegiati della sovranità popolare. In special modo ciò deve avvenire nel partito Italia dei Valori, ove persino il presidente Di Pietro può, e deve, essere continuamente messo in discussione. Per il tuo bene stesso, per essere confermato leader da un popolo che ti segue e ti indirizza, mai supino e pronto a sostenerti nella coerenza ed ammonirti nelle confusioni. L’elettorato di Italia dei Valori vuole questo!


Non esistono super uomini, non esistono dittatori meglio di altri. Se tu, Di Pietro, vuoi essere all’altezza della situazione di un partito con dinamiche veramente democratiche, se vuoi il mio voto, ancor prima del mio impegno politico, e quello di altri milioni di persone dotate di intelligenza sufficiente per capire che qualcosa di notevole nel tuo partito non va, destati ed intervieni con decisione, altrimenti rischierai di lasciare l’opera incompiuta.

In Alto i cuori!

Roma, 29 giugno 2010 Avv. Lillo Massimiliano Musso

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