Ribera Online Tv

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27 febbraio 2009

Genchi attacca i potenti. A testa alta.

Ritengo che l'intervista rilasciata da Gioacchino Genchi al blog beppegrillo.it sia sconvolgente. Spero sia solo l'inizio di una resa dei conti nei confronti dei traditori dello Stato. Genchi rappresenta un pericolo per i potenti e una speranza di verità per i cittadini onesti. Gli attacchi incrociati di questi giorni lo dimostrano. Penso che, in questo momento, la sua vita sia in serio pericolo .



"tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando".

"
Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere!".

"Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona. No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo".

"E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!".

"io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."

Ribera Online sostiene Gioacchino Genchi

22 febbraio 2009

A Mafiopoli: niente di nuovo!

A Mafiopoli succede che la Giustizia italiana sigilli il mistero della sparizione dell’agenda rossa di Paolo Borsellino. La Cassazione ha, infatti, deciso di respingere, per inammissibilità, il ricorso della Procura di Caltanissetta contro il proscioglimento del colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, unico accusato per il furto della preziosa agenda. L’Arcangioli veniva ripreso in un video mentre si allontanava con la borsa di Paolo Borsellino subito dopo l’esplosione. Borsa che misteriosamente riapparirà sul sedile della stessa auto, qualche ora dopo, priva dell’agenda rossa. Tutto questo non è bastato per celebrare un processo. Lo Stato italiano ha preferito calare il sipario su una vicenda così oscura e sconvolgente. Sembra quasi che le borse di cuoio dei giudici fatti saltare in aria dai traditori dello Stato godano di vita autonoma e le agende abbiano la capacità di smaterializzarsi.

Può capitare a Mafiopoli che un onesto cittadino venga sottoposto a ogni tipo di vessazione e taglieggiamento fino al fallimento della propria attività. A Gela, infatti, per dodici anni, dal 1994 al 2006, gli uomini del disonore costringevano il gestore di un ristorante ad una serie di prepotenze, mangiando a sbafo in ogni occasione, con parenti e amici, e pretendendo tangenti mensili di 300 euro che diventavano 700 in occasione delle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto, perchè dovevano “aiutare” le famiglie dei detenuti. Il “pizzo” comprese anche la cena di “addio al celibato” gratuita consumata da un mafiosetto locale e dai suoi sodali. Le imposizioni costrinsero lo sventurato a chiudere ed emigrare in Germania come cameriere.

A Mafiopoli, però, alcuni boss sono molto rispettosi dell’ambiente. Solo per questa ragione avrebbero messo le mani sulla realizzazione dei parchi eolici in Sicilia. L’operazione antimafia, denominata “Eolo”, condotta dalla Polizia di Trapani, ha svelato un intreccio di rapporti, affaristici e illegali, tra politici, imprenditori locali e del nord e mafiosi per lo sviluppo, il controllo e la spartizione del nuovo business energetico. Niente di nuovo sotto il vento.

Si scopre che a Mafiopoli chi ha qualcosa da nascondere può comunicare tramite l’operatore Skype. Non è possibile acquisirne i tabulati né intercettarne le comunicazioni. Chi non è molto pratico con le nuove tecnologie può aspettare l’approvazione della nuova legge sulle intercettazioni per continuare a parlare tranquillamente con il telefono tradizionale.

18 febbraio 2009

La borsa di Paolo Borsellino va a prendere il caffè

La Cassazione ha respinto, per inammissibilità, il ricorso della procura di Caltanissetta contro il proscioglimento del Colonnello Arcangioli, accusato per la sparizione dell'agenda rossa di Paolo Borsellino.

Vi ripropongo un post del 4 aprile 2008:

"Come vedete nella foto la borsa di cuoio del giudice Borsellino va in giro da sola tra le macerie di Via D'Amelio.
Probabilmente andava a bere un caffè per riprendersi dallo spavento. Sappiamo che successivamente è ritornata, sempre da sola, al proprio posto sull'auto esplosa per i rilievi ufficiali. Secondo la giustizia italiana, infatti, le borse di cuoio dei giudici fatti saltare in aria dai traditori dello Stato godono di vita autonoma. La borsa di Borsellino, in particolare, riusciva ad aprirsi da sola ed i singoli oggetti presenti all'interno avevano la capacità di uscire fuori. Secondo alcune testimonianze attendibili, il giorno della strage una Agenda Rossa, nella quale Paolo Borsellino annotava particolari riservatissimi delle indagini, saltò fuori e preso un aereo si dileguò per il mondo. In Italia esiste gente strana che non crede
ndo a questa verità assoluta voleva processare un tizio che si trovava accanto alla borsa. Sostenevano che fosse stato lui a prenderla e quindi a far sparire l'importantissima agenda. Come si vede chiaramente dalla foto questa è una bugia: la borsa cammina da sola. Il tizio è stato (giustamente) assolto. La sentenza sarà pubblicata dalle migliori riviste scientifiche".

13 febbraio 2009

Benvenuti al Maurizio Gasparri Show

Il teatrino della poltica italiana non delude mai. In ogni periodo concede squallidi spettacoli e gags tragiche. Le maschere umane di governanti guidati solo dal vigore ideologico e dalla tattica politica affollano le sedi della democrazia. Occupano la scena. Se non fossimo dinanzi a problemi economico-sociali drammatici e al rischio dell'instaurazione di un vero e proprio regime. Se non ci trovassimo davanti ad una tragedia umana enorme. Se non fosse che l'unica reazione doveva essere il silenzio e la compassione. Allora ci sarebbe stato da divertirsi. In questo contesto anche l' ultima ga..sparrata assume una dimensione meno farsesca e si connota di tragico: "Santoro e il presunto comico Vauro sono due volgari sciacalli che vomitano insulti con le tasche piene di soldi dei cittadini. Gente così offende la verità, alimenta odio e merita solo disprezzo totale della gente perbene. L’insulto è la loro regola. Colpa di gestori della Rai che per fortuna stanno per essere cacciati come meritano". Traduzione: sono pronte le liste di proscrizione per i vertici e i giornalisti Rai.

09 febbraio 2009

Precisazioni sulla morte di Giuseppe Gatì

"Giuseppe Gatì aveva 22 anni, lavorava nell’azienda del padre che produce formaggi di capra, non studiava all’Università. E' stato vittima di un incidente sul lavoro, nell’ovile di uno dei suoi fornitori nelle campagne di Naro (Ag) e non nell’azienda del padre com’è stato scritto più volte. La causa della morte è stata una scarica elettrica proveniente dalla vasca refrigerante del latte: aprendo il rubinetto per versare il latte negli appositi contenitori è rimasto folgorato. Sembra che fosse completamente solo. Solitamente quando Giuseppe andava presso quel fornitore, lo stesso si trovava al pascolo. E’ stato ritrovato da un uomo che porta il fieno in quell’ovile, il quale ha chiamato i soccorsi e il proprietario dell’ovile. All’arrivo dell’ambulanza i medici hanno provato a rianimarlo, ma ormai non c’era niente da fare. L’inchiesta è ancora in corso, ma non ci sono elementi che smentiscono l’ipotesi dell’incidente. E’ stato formulato il capo di accusa di omicidio colposo nei confronti del proprietario dell’ovile.

Avendo chiarito tutto questo chiediamo di correggere tutte le inesattezze riportate. Preghiamo anche, per l’ennesima volta, di porre fine a illazioni di qualsiasi genere poiché non fanno bene né a noi amici che ogni giorno le leggiamo, né alla famiglia e non sono di aiuto a nessuno.


Il blog di Giuseppe lamiaterraladifendo
è direttamente gestito dalle persone più vicine a lui, sotto il controllo della famiglia. Tutte le notizie riguardanti l’accaduto che saranno pubblicate nel blog saranno le uniche ad essere attendibili. Presto pubblicheremo tutti gli articoli di Giuseppe non presenti nel blog.
I progetti di Giuseppe, le sue idee, i suoi valori e il suo impegno saranno portati avanti nel miglior modo possibile. Anche se adesso il dolore per la sua perdita ha offuscato le nostre menti, cercheremo di riacquistare la lucidità per continuare ciò che Giuseppe aveva appena cominciato.

Ringraziamo tutti per il sostegno e ci auguriamo che le promesse di impegno e di lotta che leggiamo ogni giorno sulle varie pagine dedicate a Giuseppe non rimangano solo parole.

Questa è la nostra terra e noi la difendiamo. E voi?"

Gli amici di Giuseppe
(Alessia Schembri e Alice Rizio)

01 febbraio 2009

Grazie Giuseppe. E' morto un uomo libero in una terra schiava.

"Con alcuni amici l’altro giorno mi sono recato presso la biblioteca comunale di Agrigento per contestare con volantini e videocamera Vittorio Sgarbi. Ci siamo soffermati su due punti in particolare: la condanna in via definitiva per truffa aggravata ai danni dello stato, e quella in primo e secondo grado, poi andata prescritta, per diffamazione del giudice Caselli. Dopo quasi due ore di ritardo ecco che arriva, in sala la gente rumoreggia e fischia. Subito dopo aver preso la parola, naturalmente con qualche volgarità annessa, inizia la nostra contestazione. Nel video non si vedono o sentono certe cose. Sono stato subito preso e spintonato da un vigile, mentre qualcuno tra la folla mi rifilava calci e insulti. Sgarbi, prima chiedeva che venisse sottratta la videcamera alla mia amica, e dopo cercava lui stesso di impossessarsene. Ma è importante sapere cosa succede dopo. I miei amici vanno via perchè impauriti, mentre io vengo trattenuto dai vigili. Si avvicina un uomo in borghese, che dice di appartenere alle forze dell’ordine e cerca di perquisirmi perchè vuole la videocamera (che ha portato via la mia amica). Io dico che non puo’ farlo e lui mi minaccia e mi mette le mani addosso. Arriva un altro personaggio, e minaccia di farmela pagare, ma i vigili lotengono lontano. Dopo vengo preso e portato in una sala appartata della biblioteca, dove la polizia prende i miei documenti e il telefonino. Chiedo di vedere un avvocato (ce n’era addirittura uno in sala che voleva difendermi), per conoscere i miei diritti, ma mi rispondono di no. Mi identificano piu volte e mi perquisiscono. Poi mi intimano di chiamare i miei amici, per farsi consegnare la videocamera, ma io mi rifiuto. Arriva di nuovo il presunto appartenente alle forze dell’ordine in borghese e mi dice sottovoce che lui dirà di esser stato aggredito e minacciato da me. Non mi fanno parlare, non mi posso difendere. Dopo oltre un’ora e mezza mi dicono che non ci sono elementi per essere trattenuto ulteriormente, mi fanno fermare il verbale di perquisizione e mi congedano con una frase che non posso dimenticare: “Devi capire che ti sei messo contro Sgarbi, che è stato onorevole e ministro…”. Giuseppe Gatì
Onore a Gatì, viva Caselli e il pool antimafia, ffanculo gli stronzi di merda

E' morto il giovanissimo Gatì. Gridava "viva caselli e il pool antimafia" e veniva trattato come un delinquente. La società civile dell'agrigentino sta con il sistema. Gatì era un uomo libero. Lui urlava e difendeva la nostra terra dall'arroganza del potere. Politico e mafioso. Nell'agrigentino vige la legge del disonore. Giuseppe Gatì stava smuovendo gli acquitrini fangosi della politica isolana. Da solo urlava. Da solo è morto. Indagate. Viva Gatì. Viva Caselli. Viva il pool antimafia.